Pubblicato da: miclischi | 11 settembre 2012

Le macchine fotografiche di Luciano Lischi (5/8)

La Rolleiflex 3.5

La Rolleiflex, confidenzialmente, la Rollei. La biottica 6×6 che per decenni è stata la macchina dei fotoreporter, dei giornalisti, di Foto Frassi, di chi intendeva pubblicare le proprie fotografie. Esistono innumerevoli versioni di questa storica biottica, ma la bibbia di John Phillips (The Classic Rollei – a Definitive Guide,) contiene chiavi di riconoscimento inequivocabili per navigare fra le tantissime varianti di otturatore, ottica, ripartizione di tempi e diaframmi, eccetera. Grazie al manuale del Phillips, si risale alla serie esatta della Rollei di Luciano Lischi: era una Rollei 3.5 Automat MX-EVS, che fu prodotta dal 1954 al 1956 in circa 94.000 esemplari. Le caratteristiche essenziali: otturatore Compur con tempi da 1 a 1/500, obiettivo Zeiss Tessar 75 mm f. 3.5 (fino a 22); 12 scatti 6×6 su pellicola 120, con possibilità di inserire l’adattatore per pellicola 135.

Chissà se in casa Lischi c’era stata già fin dagli anni ’50, o se Luciano se la procurò ipotizzando di pubblicare alcune delle sue pionieristiche fotografie subacquee, o se gliela regalò il suocero Leopoldo Nardi. Fatto sta che dagli anni ’60 cominciano ad apparire, negli archivi familiari, negativi 6×6 scattati durante le feste familiari o durante le vacanze in campeggio. Poi, dopo aver esplorato le potenzialità della Ferrania Condor scafandrata, comparve la custodia  Bicchiarelli per la Rolleiflex, ed iniziò l’avventura della fotosub in medio formato.

Luciano Lischi sott’acqua con la Bicchiarelli

La custodia Bicchiarelli obbligava ad usare la Rollei come nella fotografia terrestre, e cioè inquadrando dall’alto nel pozzetto. Manovra estremamente scomoda sott’acqua, con la maschera, e con la riduzione di angolo visuale. Per questo qualche anno dopo arrivò la magnifica Rolleimarin, la custodia prodotta dalla stessa Rollei, che è un vero e proprio gioiello di meccanica. Fra l’altro aveva la particolarità di poter mirare non dall’alto ma “quasi” dal dorso dello scafandro, grazie a un ingegnoso sistema che consisteva nell’estrarre solo parte del pozzetto dalla macchina “terrestre”.

Luciano Lischi sott’acqua con la Rolleimarin (ma senza flash, doveva essere in avaria)

Pensare oggi a un marchingegno così imponente che permette nel migliore dei casi di scattare 12 fotogrammi, con un’ottica “normale” di 75 mm – che sott’acqua aumenta di un fattore 1.3 -, richiede davvero un grande sforzo di immaginazione per ipotizzare che cosa significasse la fotografia subacquea a quei tempi di veri pionieri. Tra l’altro si usava allora il flash a lampadine, il che imponeva di portarsi dietro un sacchettino di lampadine (preferibilmente quelle bianche, non quelle azzurrate), e di cambiare lampadina dopo ogni scatto. In quegli anni di scarsa consapevolezza ambientale pareva normale che un fotografo subacqueo seminasse al suo passaggio una scia di lampadine, come i bricioli di Pollicino.

Una delle solite sedute di manutenzione fra un’immersione e l’altra. Qui Luciano è con Francesco Rappazzo (che usava una Nikonos II) a Castellabate, nel 1981

Le custodie fotografiche di quei tempi avevano bisogno di attenzioni, cure e riparazioni molto più frequenti di quanto succeda oggi. Spesso succedeva che qualcosa andasse storto in immersione (e c’era sempre lo spauracchio degli allagamenti) per cui il dopo-immersione era spesso caratterizzato da lunghe sessioni si asciugatura, riparazione, ingrassaggio e lubrificazione (ma non c’era un o-ring per la chiusura della custodia, piuttosto una guarnizione piatta tipo quelle dei vecchi baratoli della marmellata). Il fatto che il flash funzionasse era quasi un miracolo, con quei cavettoni grossi e rigidi che si infilavano direttamente nella testa dello scafandro come elettrodi di Frankenstein (negli anni ’80 Luciano fece mettere dal Di Lupo un contatto Nikonos sulla Rolleimarin, e da allora utilizzò un bel flash elettronico potente Philips NG 36 in custodia di plexiglass).

Alcune delle diapositive 6×6 scattate da Luciano Lischi sott’acqua con la Rolleiflex scafandrata

La Rollei e la Rolleimarin dettero molte soddisfazioni a Luciano Lischi, specialmente quando un considerevole numero di suoi scatti furono pubblicati sulla rivista Mondo Sommerso e sull’Enciclopedia del Subacqueo edita in due volumoni da Sansoni nel 1968.

La Rolleiflex è una delle macchine più solide e longeve che siano mai state prodotte (Phillips spiega molto bene che fu questo miscuglio di qualità ottica, accuratezza meccanica, solidità e riparabilità che ne fece una macchina di larghissimo successo sia fra i professionisti che fra i fotoamatori). Resta il limite (se limite si può considerare) del formato quadrato, ma certo usare ancora oggi questo straordinario apparecchio dà molta gioia e ottimi risultati.

Alcune foto di famiglia scattate da Luciano Lischi con la Rolleiflex negli anni ’60 e ’70

Nella pratica ci vuole un po’ a familiarizzarsi con il vetro smerigliato (senza pentaprisma, quindi l’immagine che appare è semplicemente riflessa nello specchio), al peso, alla maneggevolezza (bisogna disporre di una custodia originale in cuoio, altrimenti è un po’ complicato applicare un laccio per mettersi la macchina al collo)… eccetera eccetera: tutte apparenti difficoltà che svaniscono nel piacere di maneggiare un pezzo di storia della fotografia, un pezzo di storia che, oltretutto, ha passato un bel po’ di tempo sott’acqua e… funziona sempre!

Per la cronaca 1: La pagina di Camerapedia dedicata alla Rolleiflex si trova qui. La pagina sulla storia di questo apparecchio sul sito della Rollei si trova invece qui.

Per la cronaca 2: Il libro di John Phillips si può ordinare qui.

Per la cronaca 3: Il manuale della Rolleiflex si trova qui.

Per la cronaca 4: Un album di foto scattate nel 2012 con la Rolleiflex degli anni ’50 si trova qui.

Per la cronaca 5: I post precedenti sulle machine fotografiche di Luciano Lischi riguardavano la Sida, la Fiamma Box 127, la Ferrania Condor e la Leica con passo a vite.

Luciano Lischi con la Rolleimarin

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Responses

  1. […] Per la cronaca: I post precedenti sulle machine fotografiche di Luciano Lischi riguardavano la Sida, la Fiamma Box 127, la Ferrania Condor, la Leica con passo a vite e la Rolleiflex. […]

  2. […] Leica era stata rubata; la Rollei era ingombrante… alla fine, per la prima volta Luciano Lischi decise di cimentarsi con una […]

  3. […] Rolleiflex,  […]


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