Pubblicato da: miclischi | 4 settembre 2012

Sarah Quigley e Dimitrij Šostakovič: musica e guerra a Leningrado

L’edizione italiana

La fotografa Yolande de Kort si è specializzata nelle immagini da copertina di libro. Infatti il suo sito web ha una sezione dedicata proprio alle copertine realizzate con le sue immagini. L’agenzia Trevillion Images, da cui proviene l’immagine di copertina di questo libro, si definisce Home of Insiprational Photography. Che cosa sia questa speciale branca della fotografia si può a buon diritto dubitare, ma uno sguardo al catalogo chiarisce un po’ le idee.

Comunque, se questa foto di copertina voleva trasmettere le sensazioni suscitate dal libro, questa solitudine, questo freddo e questa desolazione ci riescono benissimo. E questi sono davvero tre degli  ingredienti principali del libro The Conductor  (il direttore d’orchestra) di Sarah Quigley, scrittrice neozelandese classe 1967, pubblicato in Italia da Neri Pozza con il titolo Sinfonia Leningrado nella bella traduzione di Chiara Brovelli. Quei tre ingredienti ci sono eccome, nel libro,  insieme alla guerra, alla fame, alla morte, all’ansia, alla paura, ma anche alla passione, all’amore, alla musica.

E’ la musica di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, è la storia della composizione della sua Settima Sinfonia (poi divenuta celebre in Occidente col nome di “Sinfonia di Leningrado” o “Sinfonia Leningrado”), durante l’assedio e i bombardamenti della città da parte dell’esercito tedesco. Era il 1941 e il compositore aveva 35 anni.

Anche se il titolo dell’edizione italiana è molto efficace e pertinente, il titolo originale poneva giustamente l’accento sul personaggio (realmente esistito)  Karl Eliasberg, direttore dell’Orchestra della Radio di Leningrado, che era rimasto a Leningrado durante l’assedio, mentre il suo più noto e ammirato collega dell’Orchestra Filarmonica della città,  Yevgeny Mravinsky , era stato evacuato in Siberia con tutti i notabili e gli artisti più importanti.

Karl Eliasberg durante le prove della Settima a Leningrado, Agosto 1942

I brevi capitoletti che aprono e chiudono il libro, PrologoEpilogo, presentano in due piccoli quadri di grande poesia il volto più intimo dello sfortunato direttore. E questo personaggio sarà indagato e scavato lungo tutto il libro: un romanzo in cui, per stessa ammissione dell’autrice, i personaggi storici vivono  anche vicende romanzate. Permea tutta la narrazione la tragedia della guerra, con l’inverno gelido, la fame sempre in agguato, le forze che vengono a mancare.

Sotto i bombardamenti, e in condizioni di vita (di sopravvivenza) sempre più difficili, Šostakovič alterna le corvé sul tetto del Conservatorio dove presta servizio come pompiere per il controllo di eventuali bombe incendiarie, con la frenesia della composizione. E la musica sgorga nella mente del musicista direttamente dagli eventi che si svolgono intorno, dalle emozioni, dalle paure; e quei pizzicati, quelle parti di flauto, quell’ingresso della fanfara che gli risuonano in mente non troveranno pace finché non saranno trascritti sul pentagramma. In una smania creativa che non tollera interferenze e che mette a dura prova anche il ménage familiare, il compositore riesce a scrivere i primi tre movimenti. Poi l’istinto di sopravvivenza (per sé medesimo e per la moglie e i figli) prevale, e rinuncia a rimanere a Leningrado per essere evacuato all’Est.

La settima diretta da Yevgeni Svetlanov in edizione sovietica

Nel suo esilio oltre-Urali Šostakovič termina la Settima Sinfonia, che viene eseguita per la prima volta il 4 marzo 1942 a Kujbyšev, sotto la direzione di Samuil Samosud; poi a Mosca, poi anche nel mondo occidentale grazie al fortunoso viaggio aereo della partitura microfilmata; prima da Toscanini negli USA e poi da altri direttori in altri paesi. Ma per il compositore, così come per i cittadini della sua città, è importante che la Settima sia eseguita anche a Leningrado, dove era iniziata la sua composizione.

E’ di straordinaria efficacia le scena (sembra di vederla come in un film) delle prove d’orchestra, con i pochi rimanenti membri dell’orchestra radiofonica cui si aggiungono musicisti raccattaticci da bande militari o altre dubbie provenienze. Durante le prove i musicisti riescono a malapena a impugnare gli strumenti, e ogni tanto a qualcuno cade di mano l’oboe o il violino; altri si accasciano a terra per la fame o per la spossatezza, altri muoiono.

In questa atmosfera tragica e apparentemente senza speranza, l’aspirazione a confrontarsi con la musica del grande compositore cittadino spinge il direttore Karl Eliasberg a trovare le energie anche quando non ci sono, e a trasmettere a tutta l’orchestra quella imprescindibile necessità di far risuonare anche a Leningrado le note ispirate dall’assedio, dalle bombe, dall’angoscia.

E alla storia del compositore e del direttore si mescolano quelle dei loro amici, dei familiari, dei tanti cittadini di Leningrado stravolti dalla guerra, ognuno con la propria vita, le proprie emozioni, le proprie ansie, le proprie gioie.

Un libro di grande delicatezza e di grande intensità. Una tecnica narrativa originale ed efficace, un omaggio universale alla musica, alla sua forza, alla sua necessità.

Con Volkov

C’è, tuttavia, un grande assente, in questa lugubre e passionale storia: il regime sovietico. Non c’è traccia di quella ingombrante presenza nella vita quotidiana di tutti i cittadini di Leningrado di quei tempi (e di Šostakovič in particolare); a differenza da quanto viene descritto da Solomon Volkov nella sua raccolta di testimonianze del musicista (Testimonianza, che pare sia ormai da tempo fuori catalogo), ma anche dai racconti dei personaggi incorreggibilmente ottimisti di Jean-Michel Guenassia). I funzionari del partito compaiono solo quando si tratta di “approvare” la prova generale della Settima, alla vigilia della sua prima esecuzione a Leningrado.

Sarah Quigley: Sinfonia Leningrado. Traduzione di Chiara Brovelli. Neri Pozza Editore, 2012; 384 pagine, 17 euro. 

Per la cronaca 1: La pagina IBS con la versione originale in inglese è qui.

Per la cronaca 2: Scrive Giacomo Manzoni nel suo Guida all’ascolto della musica sinfonica del 1967: L’idea-guida dell’opera è quella della vittoria delle forze dell’umanità e della ragione su quelle dell’orrore e della morte: per questo essa è così densa di contrasti anche violentissimi, di cozzi feroci tra opposte masse sonore, mentre in altri punti si schiudono zone di mestizia e commemorazione delle vittime dell’atroce guerra nazista.

Un militare acquista il biglietto per la Settima eseguita a Leningrado, Agosto 1942 (dal disco Melodija)

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Responses

  1. Sì, parecchio interessante. Anche gli altri romanzi.
    Kiwi power!

  2. e la storia che fu eseguita durante l’assedio di leningrado con l’amplificazione puntata contro le linee nemiche?

  3. […] si era già parlato in passato. Qui su una nuova edizione dei suoi 24 preludi e fuga, e qui nel recensire il romanzo di Sarah Quigley interamente dedicato alla composizione della settima […]


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