Pubblicato da: miclischi | 15 agosto 2012

Cinque fotografie senza macchina fotografica

FSMF

E’ possibile partire per una breve vacanza senza portarsi dietro neanche una macchina fotografica? Certo che è possibile. E comunque, questa curiosa circostanza non impedisce di catturare immagini, per di più senza portarsi dietro il bagaglio di macchine, obiettivi, pellicole, borse e borsette, cavalletti o gorillapod, e tutto il consueto ambaradan di cianfrusaglie fotografiche. Si possono, e come, catturare immagini. Si chiamano, quasi banalmente,  Fotografie Senza Macchina Fotografica (FSMF).

FSMF # 1. Nel salone del traghetto la varia umanità si sistema come può sulle poltrone. Si intuisce che qualcuno ha passato la notte in viaggio per imbarcarsi la mattina presto. Di fronte, sul lato opposto del corridoio, saranno 3 o 4 metri di fronte, un bambinetto biondissimo di qualche nordica provenienza si accomòda benebene sulla poltrona. Apre con disinvoltura la custodia dell’Ipad e comincia a destreggiarsi con perizia sul touch screen per dedicarsi a chissà quale gioco. E’ una foto in bianco e nero, scattata con obiettivo normale. Non un medio-tele: il bambino (avrà 4 o 5 anni) non è isolato dal contesto. Al contrario: è uno dei tanti. Chi dorme o cerca di dormire, qualcuno passa nel corridoio, altri fanno conversazione come se non fossero solo le 7 del mattino. Ma lui, al centro dell’immagine, nella luce fioca e pur diffusa che viene dai finestroni, armeggia con l’Ipad da esperto. L’immagine lo coglie con le dita sospese sullo schermo, con un’espressione del viso fra il serio/concentrato e il gioioso/indifferente. Tempi moderni.

FSMF # 2. Interno montuoso della Corsica. Lungo una strada in salita c’è un convoglio militare fatto di camion e jeep. Non è un’esercitazione militare: l’esercito partecipa allo sforzo corale per combattere il nemico pubblico n° 1 d’estate sull’isola: gli incendi boschivi. Uno dei camion militari trasporta, ammucchiate alla rinfusa, delle pompe a spalla. In una jeep con il tetto di tela e aperta dietro, due militari giovani, un ragazzo e una ragazza con la tuta mimetica. Entrambi con i capelli neri. Lui sembra perso nei suoi pensieri. Lei guarda indietro verso le macchine e le motociclette che invariabilmente raggiungono e sorpassano il convoglio. Uno sguardo stanco, ma attento. Sarà a tre metri davanti, vicinissimo, e scruta tutto e tutti. C’è, in quel volto, una grande intensità. Forse fatta di spossatezza per il lavoro, per fuochi già spenti e quelli ancora da spengere; forse è solo noia. Forse è curiosità per questo flusso di macchine e moto che si fanno sotto e poi scompaiono. Forse è disprezzo per chi viene sull’isola solo in vacanza, un breve soggiorno e poi via. Quello sguardo, incorniciato dai capelli neri, è incorniciato dall’apertura di dietro della jeep. Tutto intorno alla strada, alberi altissimi. Ci vuole un 35 mm perché si veda la cornice, nella cornice, nella cornice. In bianco e nero. Antincendio.

FSMF

FSMF # 3. Uno dei luoghi più squallidi che si possano immaginare: il blocco-cessi di un campeggio al mare. C’è un ampio locale centrale intorno al quale si sviluppano le docce, i lavandini, i cessi propriamente detti. In quel locale centrale, il più luminoso, un piccolo tavolinetto con sedia funge da ufficio del guardiano dei cessi. Egli, un bel giovine biondo e capellone a torso nudo, sorveglia che i bagni siano utilizzati solo dagli ospiti del campeggio e non dai bagnanti della spiaggia libera prospiciente. Alle sue spalle, due pareti ad angolo, totalmente ricoperte di disegni multicolori fatti dai bambini dei campeggiatori. Dai tratti illeggibili dei più piccini ai grandi pesci colorati, i camper , le tende e le scritte dei più grandi. Un angolo allegro e coloratissimo nel grigio squallore cessuale. La foto – a colori – è fatta con un grandangolo spinto. Prende in primo piano il custode con il suo sfondo di disegni colorati e, tutto intorno, il resto dell’ampio locale un po’ in ombra. Cessi gioiosi.

FSMF # 4. A poche bracciate dalla riva, si mostra un’ombra che viene da destra. E’ un cormorano che zampetta guardingo a poco più di un metro di distanza. Si guarda intorno con quel suo fare un po’ sospettoso, eppure incurante di una presenza umana così vicina. L’occhio azzurro chiaro, quasi umano, scruta intorno. La foto pone il cormorano, il suo occhio azzurro, a circa 1/3 dal basso. Sotto, l’azzurro scuro del mare con le sue chiazze più chiare di sabbia. Intorno all’uccello, il colore si fa più chiaro verso la spiaggia. Più in alto, al di sopra della striscia indefinita della costa, infinite sfumature di azzurro nel cielo. Colore, 35 mm.  Il cormorano di Chagall.

FSMF # 5. In mezzo alla campagna, sullo sfondo di colline basse, emerge dalla macchia lo scheletro di un pino morto. Come ce ne sono tanti in giro. Ma questo ha la particolarità di sembrare un cavallo che scalpita verso il cielo. Non uno scalpitio di cavallo rampante o imbizzarrito, ma lo scalpitare frenetico nell’ultimo spasimo di una bestia agonizzante. I rami secchi, numerosi, sembrano quasi un effetto moltiplicatore che accentua la frenesia delle zampe che scalciano in aria. Sullo sfondo, nel cielo, nuvole chiaroscure a fiocchi. Bianco e nero, obiettivo normale, filtro giallo. The last twist of the knife.

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Responses

  1. Io avrei utilizzato il filtro rosso

  2. Ci ho pensato un bel po’, se scegliere il filtro rosso o quello giallo. Poi, alla fine, ho optato per quello giallo, temevo che con il rosso si esaltasse troppo il cielo a discapito del dettaglio dei rami dell’albero.

  3. la foto del convoglio militare…ce l’ho in testa vivida…ricordo di anni di vacanze in corsica…e c’è sempre un volto, tra i tanti militari, che finisce per catturare l’attenzione…


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