Pubblicato da: miclischi | 6 agosto 2012

Spazio e tempo: la Transiberiana secondo Dominique Fernandez

Da Mosca a Valadivostok

Fascino della Russia, fascino della Siberia, fascino dei fusi orari che si susseguono implacabili, fascino dell’Oriente, ma soprattutto fascino della Transiberiana. Novemiladuecentoottantotto chilometri di ferrovia da Mosca a Vladivostok.

In questo 2012 è uscito il racconto di quel viaggio pazzesco fatto da uno degli scrittori francesi più efficaci: Dominique Fernandez. Infatti nel 2010 fu invitato a partecipare, insieme a un folto gruppo di scrittori, fotografi e giornalisti francesi, a una grande tournée ferroviaria nell’immenso Oriente russo, e Fernandez non poteva certo lasciarsi scappare l’occasione di raccontarci come è andata.

Sorvoliamo sulle note causticamente critiche che Fernandez dedica agli organizzatori del grand tour, e delle innumerevoli visite ufficiali e conferenze ai quali il drappello di intellettuali francesi venne sottoposto a tappe forzate: non si salva praticamente nessuno.  Il vero valore di questo straordinario racconto sta in una riflessione cosmica sui concetti di tempo e di spazio, e del modo in cui l’individuo (e il letterato in particolare) può – o non può – collocarvisi. E allora il viaggio sulla ferrovia più lunga del mondo diviene un pretesto per ripercorrere, lungo quei chilometri che non finiscono mai, fra quegli spazi davvero interminati, le storie delle persone, i racconti di viaggio, gli innumerevoli libri, le pieghe che presero di volta in volta le vicende di quei popoli al cambiare della storia, al confliggere delle politiche, delle religioni, delle economie.

Con le fotografie di Ferrante Ferranti (ma non in copertina!)

Ogni tappa non è una sosta da affrontare con mera curiosità turistica: anzi, è proprio quell’anelito degli organizzatori che il Nostro contrasta e combatte con le sue riflessioni e con i suoi ricchissimi riferimenti bibliografici (già per questo, per la sapiente collezione ragionata di libri sulla Russia e sulla Siberia, il libro di Fernandez è una miniera d’oro). E anche durante le soste nelle città transiberiane, fra un caffè letterario e una visita d’ufficio, Fernandez (con il suo storico compagno di viaggi, il fotografo Ferrante Ferranti) cerca di scapparsene alla ricerca soprattutto delle persone, dei visi, delle poche parole scambiabili nonostante le barriere linguistiche.

Ne vien fuori un ritratto poliedrico della Russia d’oriente, ma anche di quella Europea, giacché i destini della Siberia sono sempre stati decisi a Mosca in tutte le epoche. Terra di confino, di deportazione, di sofferenza e di morte; ma anche terra culturalmente vivacissima, dove lontano dal Palazzo vigevano schemi di convivenza sociale anche quando il regime Zarista prima e Sovietico poi avrebbe imposto altre regole. Ma non solo: terra dalle città straordinarie, dai fiumi mostruosamente enormi, e della foresta sterminata. E poi: musica, tradizioni, letteratura, poesia, colori… un patrimonio culturale altrettanto vasto della Taiga infinita.

Nel terzo capitolo (Le regole del viaggiar bene) l’autore ci fa capire fin da subito il suo approccio: 1) non confrontare quel che si vede e si respira a quel che si vede e si respira a casa propria; 2) criticare quel che c’è da criticare, ma senza mostrarsene superiori; 3) sentirsi bene in tutte le situazioni, a prescindere dalle difficoltà, così come ci si sente sempre bene con la persona amata nonostante – o a causa – dei suoi difetti.

E tiene fede ai suoi principi, l’autore, guidandoci attraverso una specie di enciclopedia siberiana fatta di innumerevoli fatti, personaggi storici, letterati… Insomma, di sicuro un libro preziosissimo per chi si accingesse a partire da Mosca a Vladivostok, ma anche per chi il viaggio ambirebbe farselo anche solo fra le pagine dei libri, comodamente seduto in poltrona del salotto di casa sua.

Per questo i disagi del viaggio diventano solo dettagli narrativi, mentre la concentrazione del viaggiatore consapevole sembra essere sempre pronta ad assorbire, ad imparare, a riconoscere nella realtà gli indizi suggeriti da romanzi, racconti, resoconti di viaggi… Si percepisce chiaramente dalla lettura che lo scrittore non sembra saziarsi mai delle belle sorprese del viaggio. E questa epopea transiberiana, lungo questo paesaggio sterminato che – con fine parafrasi gattopardesca – perché rimanga uguale, bisogna che cambi impercettibilmente, è anche, soprattutto, un inno potente alla gioia del viaggiare.

Alla fine del lungo viaggio il treno arriva a Vladivostok, non lontano dai confini della Cina e della Korea del Nord, alle 6:30 del mattino. L’orologio della stazione segna implacabilmente le 23:30. Lungo tutte le stazioni della Transiberiana gli orologi della stazione indicano invariabilmente l’ora di Mosca. Durante il viaggio verso oriente si attraversano sette fusi orari, ma lungo la linea si suppone che il tempo che scorre sia solo quello della capitale lontana, al di là degli Urali. Quale parabola più efficace si potrebbe architettare per illustrare la potentissima esperienza spazio-temporale di un viaggio in transiberiana?

Transiberiana, 1977 – dalle gallerie Facebook di Cippi Pitschen

Per la cronaca 1: L’autore presenta il suo libro in questo video.

Per la cronaca 2: Il libro contiene una trentina di fotografie a colori di Ferrante Ferranti. Contesti urbani, primi piani, opere d’arte, case e palazzi, paesaggi dal treno… Ma la foto di copertina, curiosamente non è sua; è di Andrew Barnes. Difficile fare l’abitudine alle foto a colori, dopo le straordinarie foto-testimonianze in bianco e nero di Ferranti nel libro di Fernandez La zattera della Gorgone – passeggiate in Sicilia, in pregevolissima edizione Sellerio (oggi declassato fra i Remainders); ma anche dopo le foto scelte e commentate da Ferranti stesso – anche in questo caso quasi tutte in bianco e nero – nel suo Lire la photographie. In questo libro che invita a riflettere sui moventi e sull’efficacia comunicativa della fotografia, a proposito del colore il fotografo pone alcune domande (come anche per tutte le altre fotografie “categorizzate”): Il fotografo concepisce allo stesso modo un’immagine a colori e un’immagine in bianco e nero? Verrebbe da rispondere: certamente no, come si può ben vedere da questo reportage transiberiano… C’è però una piccola perla, una auto-citazione di Ferranti che vale la pena segnalare: nelle strade del villaggio di Tabargatai, in mezzo alla strada deserta fiancheggiata da casette multicolori con i tetti di onduline, un cavallo bianco si ferma a guardare verso l’obiettivo. Un’immagine in negativo dello scatto di Ferranti che coglie un cavallo nero sorpreso per la strada fra le rovine del paesello di Santa Margherita di Belice, stravolto dal Terremoto del 1968, immagine importante nel citato Lire la photographie.

Per la cronaca 3: Dominique Fernandez: Transsibérien, fotografie di Ferrante Ferranti. Edizione Grasset,2012. 304 pagine, 21,50 Euro.

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