Pubblicato da: miclischi | 12 giugno 2012

Una lettera di Sandra Lischi a Cippi Pitschen

Cippi “agli inizi” – dalle sue gallerie di Facebook.

Pisa, 10 giugno 2012

Caro Cippi, mi piacerebbe pensare che sei ancora su qualche nave, per qualche oceano; e che non si sa quando la lettera ti arriverà, perché il suo percorso è misterioso e incerto, a partire da quei fermoposta di porti lontani da te comunicati di tanto in tanto. E anche la tua risposta non è dato sapere quando arriverà.

Vorrei dirti che stamani ho fatto un giro al mercato, il mercato della seconda domenica del mese, che si snoda da piazza cavallotti a piazza dei cavalieri a borgo, fra anelli indiani e abat-jour di modernariato, vecchi vestiti e pizzi delle bisnonne, madie ridipinte o sverniciate, tazzine, statue del buddha, insegne, cavatappi, sciarpe colorate, sedie da bistrot e cappelli.

Una delle consuete bancarelle di libri aveva, stamani, titoli diversi dai soliti, e così mi sono messa a sfogliare e cercare, come del resto faccio spesso. In alcuni volumetti di letteratura (in lingua originale) vedo, nella prima pagina, una calligrafia nota. La cerco e la trovo in altri. Sì, Claudio Pitschen, o Claudio L. Pitschen. Data, luogo. Manila. Chicago. Valparaìso. Baton Rouge. Montréal, Edinburgh, Norfolk. E tanti altri nomi di città d’oriente. Sempre la firma lunga, bella, che attraversa la pagina.

Quanto tempo ho passato con te questa mattina? C’eri proprio tu, acciambellato lì, in questa giornata di vento che veniva dal mare e che apriva qua e là le copertine e faceva sbatacchiare la tenda tesa sopra il banco, un po’ oscillante, come una barca.

C’erano i libri, tanti, sui graffiti, da tutto il mondo.

Cippi con Bob Dylan e Joan Baez (“Big Sur 1965” – dalle sue gallerie di Facebook)

Due intere scatole sullo zen, I Ching, gli haiku. Dizionari di cinese e giapponese. Edizioni del kamasutra. Perfino piccole carte di riso colorate, raccolte in mucchietti ordinati. Testi di poesia e filosofia orientale. Mi dice il venditore che fanno la gioia degli studenti e dei professori universitari di orientalistica, che sono venuti e ne hanno comprati non pochi.

E poi libri di fotografia. E poi tutta la parte locale, quella che coltivavi con divertimento e piacere: dai librini in vernacolo a quelli sul ponce, dalle canzoni livornesi ai libri degli scrittori pisani. E i libri sul vino. Gli album di satira politica; i volumi di Crepax e Manara. La grafica, i disegnatori francesi. Una bellissima edizione di Noa Noa di Gauguin.

E poi i volumi di Pound, lo scrittore che amavi e sempre difendevi dalle accuse politiche; e poi…e poi Beckett, Joyce, Miller, Steinbeck, e poi Spoon River e poi alice non abita più qui e poi tanto Sartre, e Prévert e Neruda, libri su Shakespeare e su Dante…

E poi i tuoi amici, Lindsay Kemp, Bob Dylan, Joan Baez…..libri scritti da loro, o su di loro, con quelle date lontane, anni Sessanta…..libri sulla musica, sul rock, e su Kerouac….

e tutti in lingua originale,  comprati in un porto lontano; o magari autori inglesi letti in francese, o viceversa, perché quello trovavi, qua e là, quando facevi provvista per i lunghi mesi sulle navi….

Cippi – autorittratto del 1975 –  dalle sue gallerie di Facebook

Mi metto a chiacchierare col venditore, che mi dice che non sapeva chi eri ma che ha imparato a conoscerti attraverso i racconti di chi viene al banco e ti trova e allora racconta di te. Mentre parliamo, dall’altro banco arriva l’amico Fabio Gismondi, un altro venditore,  che ti conosceva,  e anche lui si mette a parlare di te, e della tua casa sul lungomare.

Questo mi toglie un po’, ma solo un po’, della tristezza e dello sconcerto che mi hanno assalito a vederti sparpagliato così, pronto alla dispersione…Avrei voluto che questi tesori  restassero insieme; che fossero magari donati alla biblioteca della tua amata Marina di Pisa: “Fondo Cippi Pitschen”. Ci pensi che bello sarebbe?

Ma forse diresti che va bene così. Che è come disperdere le ceneri al vento, o in mare. Che i tuoi libri venuti dai quattromila angoli del mondo è bene che ritornino al mondo, un po’ qua e un po’ là, su ignote scrivanie, in scaffali sconosciuti, in zaini, valigie, tasche, borse, barche, spiagge, treni, aerei. Eppure….

Ho accarezzato tutti i tuoi libri, proprio tutti. Ho letto lunghe dediche, spesso in forma di poesia o di racconto, da parte di tuoi amici lontani che non conoscerò mai. Ho trascorso ore su quella zattera ventosa.

Avrei ricomprato tutto, avrei voluto comprare io intera la tua biblioteca che, mi dice il venditore, giace ancora in gran parte nel suo magazzino e su su verrà esposta nei vari mercati estivi: Lucca, Bientina…settimana dopo settimana. E poi vedo un sasso su cui hai disegnato degli ideogrammi e allora capisco che anche gli oggetti qui in vendita accanto ai libri sono in gran parte tuoi…

Compro una tua tazza azzurra con dei gabbiani in volo.  Una coppia di giovani americani raggianti si porta via statuette del Buddha e due sacchetti di tesori editoriali USA di cinquant’anni fa.

Compro Beckett,  Waiting for Godot, che hai preso a Edinburgo il 2 giugno 64.

Compro per Michele Allen Ginsberg in America, che hai comprato a Norfolk il 19 marzo 1970.

Compro il romanzo Daybreak di una giovanissima Joan Baez, che sorride in copertina: comprato a Chicago il 30 settembre 1968. Non potevo lasciarlo lì.

Infine compro, e lo regalerò alla nostra comune amica Adriana, Tercera residencia, di Neruda,  edito a Buenos Aires e da te comprato in Cile, insieme a Canto General, il 29 settembre 65 a Valparaìso.

Cippi: “io con pesce volante 1973” (dalle gallerie di Facebook)

E infine, sfogliando un libro di un illustratore francese, ecco che c’è una foto fra le pagine, una foto grande, in bianco e nero, e nella foto c’è Yvette contenta, con un gatto in braccio. Yvette! Da quanto tempo non la vedevo…non ricordavo più il suo viso ed eccola qui, già anziana, seduta su un’enorme poltrona di vimini, avviluppata in una vestaglia scura, elegante, coi piedi nudi nelle infradito di stoffa….Yvette, eccentrica, sottile, la modella nella Parigi gloriosa, Yvette che mi ha insegnato il francese….si stringe al gatto e ha al polso tutti quei cerchietti d’argento un po’ ammaccati e irregolari che sempre tintinnavano sulla sua pelle abbronzata… e mi pare di sentire ancora il suo buon profumo, che impregnava perfino le pagine della mia grammatica di francese….

Questa l’ho trovata in un libro, dico al venditore. L’hai trovata tu, è tua, mi risponde.

E così, caro Cippi, mi sono portata a casa, insieme alla tua tazza coi gabbiani e a qualcuno dei tuoi amatissimi volumi, anche la tua mamma. Regalatami da uno dei tuoi libri.

E’ già qui, in cornice, e sorride.

Sandra

Yvette

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Responses

  1. lacrime lacrime lacrime…

  2. Che commozione, Sandra….E’ una lettera bellissima!

  3. Sandra….con questa tua bellissima lettera mi hai fatto veramente commuovere…..da lassu’,al nostro amico sicuramente piacera’ tantissimo

  4. mi piace pensare che lui leggendo la lettera, comprenda che qualcuno che lo pensa e gli vuole sempre bene c’é ancora

  5. bene,bellissima lettera,e pensare che ci sono voluti due anni e mezzo ed è bastato trovare casualmente dei libri da Cippi comprati ovunque e in qualunque lingua su una bancarella x ripensare all’amico andato..Cippi ne sarebbe contento,parlare di lui (nella sua modestia era cosa lui gradita) e farlo attraverso libri e oggetti raccolti x il mondo e dal mondo ritrovati così come il pensiero di lui.Si proprio un bel pensiero,grazie.
    Eleonora

  6. Io ho conosciuto la famiglia Pitshen nel 1963 quando vennero ad abitare a Marina di Pisa.
    Abitavo a circa trenta metri da loro in via Tullio Crosio al n. 13 La signora Yvette e il sig.Niccolo
    Mi presero in simpatia, stavo imparando il mestiere di tappezziere , pertanto cominciai a fare dei lavori per loro , come ricoprire delle poltrone e montare le tende . Con Claudio. ( Cippi ) ho trascorso un po’ di piu’ tempo dato che era circa della mia eta’ gli altri fratelli ( Luca, Goga,Checca.Il quinto fratello non mi ricordo come si chiamava ,loro erano maggiori. Poi Cippi comincio’ a navigare e quando tornava a casa portava sempre delle belle cose, le sue stanze nel seminterrato erano stracolme .Io di loro tutti o un buon ricordo . Leggendo questa lettera mi sono sentito di dovere raccontare il mio rapporto con questa brava famiglia . Sandra un saluto Roberto

  7. Lettera bellissima.
    Nodo alla gola che non se ne va.

    La casa dei miei genitori aveva una biblioteca e degli oggetti che saranno stati un cinquantesimo rispetto a quelli del cippi. I miei genitori avevano viaggiato anche un cinquantesimo rispetto al cippi. Quando a un certo punto si dovette svuotare la casa, si fece una specie di festa con gli amici, e chi voleva poteva portarsi via qualcosa. Ora mi succede che quando vado a trovare gli amici, tra gli scaffali in bagno anche, reincontro qualche libro col quale sono cresciuta. E’ molto bello. Fa piacere.

    A luglio andrò a cercare la bancarella del cippi.

  8. sono mesi che non mi imbatto in una lettura che mi emoziona sì tanto. Grazie a Sandra, alla scrittura, a fb, a Cippi….

  9. parlare di cippi crea sempre una grossa emozione custodire le sue cose è ancora più emozionante, qualche cosa di suo io la custodisco

  10. Ho ancora negli occhi la tua casa, i tuoi oggetti, i libri, le foto, i quadri, tutto adesso in viaggio come lo sei stato tante volte tu….. spero che questi tesori si fermino nelle mani di chi ti ha amato…io li cercherò o forse loro mi troveranno.

  11. cara Sandra ,con quanto amore guardi

  12. Vera e profonda commozione. Grazie Sandra. Ma mi rimane la tristezza. Già in occasione di quella mostra alla Leopolda, era un annetto fa? Del mondo di Cippy c’era qualcosa ma non so perche’ non si percepiva la sua anima. E ora sapere che un’altra importante parte del suo mondo arriva sulle bancarelle dei mercatini e che inevitabilmente quelle parti di mondo tramandate a tanti fra in bicchiere di rosso e una sigaretta, si disperdera

  13. Scrivo a me stesso ormai, ché il problema è fuori di controllo

    Uno dei miei / nostri vecchi compagni di Goliardia ha comprato ( e mi ha regalato ) una vecchia stampa che a suo tempo conoscevo,
    una rosa dei venti con le descrizioni dei venti e delle altre cose di mare in tutte le lingue conosciute compreso il Genovese; sapeva
    che la avrei riconosciuta, e con una certa affabilità mi ha detto che ”cercava di salvare il salvabile” insieme ad altri.

    Non sorrideva però, aspettava che dicessi qualcosa; ma più che inghiottire non ho saputo fare .

    Giorni dopo qualcun altro ( femmina, giovane, bellina e sempre pronta a sorridere, bere un vino e cantare una canzone ) mi è venuta
    a regalare le cassette di Patxi Andion; mi ha chiesto se le riconoscevo, domanda scema perché difficilmente si potrebbe immaginare che
    quel cantautore sconosciuto fuori dall’Estrema Dura fosse stato commercializzato da Feltrinelli o da Atlantic star…

    Pare-dico-pare, a quanto mi raccontano, che un rigattiere di Pisa si stia facendo del bene vendendo la roba di Cippi.

    Non sapevo di quale ”roba” si parlasse di preciso prima di leggere la lettera di Sandra, ma parlava dei vecchi dischi ( Cippi ci ha messo 50 anni a raccoglierli … ) delle foto,di stampe come quella che ho adesso io, di ogetti che, visitati de migliaia di persone in quella mansarda, hano riempito la
    fantasia di tutti; ora qualcuno sta comprando i propri ricordi dal rigattiere, a buon prezzo mi si dice.

    Non ho mai insistito sul fatto che esistono due curatori delle cose del Cippi, però vedere una storia comune a tantissimi di noi perché
    vissuta tutti insieme mandata dal robavecchia mi pare improprio.

    Ancor meno mi sembra adeguato raccattare cose del Cippi nei cassonetti di Marina; mi pare una fetenzia, sia nel merito che sul principio.

    Avremmo dovuto parlarne, insieme magari a qualcun altro dei vecchi o dei più vecchi, e ( pagando quel che c’era da pagare ) cercare di salvare il salvabile evitando di sparpagliare cose che per chi ha voluto bene a Cippi hanno il significato del momento vissuto, diverso assai per noi dal
    momento pagato.

    Chi gli stava accanto lo faceva certamente per respirare un po’ della sua follia, ma anche per un sincero affetto ché altrimenti difficilmente
    si sarebbero condivise con lui certe cose, certi momenti, certe intenzioni e certe affinità.

    Quali cose è inutile stere qui a ripeterlo, sembrerebbe di rivangare trent’anni ( per me, ma di più per gli altri ) di momenti uno attaccato all’altro.

    E a qualcuno, come a me, farebbe più male che bene.

    Salvatore

  14. E’ veramente un peccato che i libri del Cippi siano perduti in giro. Era giusto, come affermi tu, Sandra, riunirli in una Biblioteca e che gli amici potessero visionare. Io ne ho un paio regalatimi dal Cippi nel 1963 durante le serate/nottate trascorse nella sua cantina di Marina, ad ascoltare Paoli e leggere poesie di Prevert o Anna Achmatova…con dei buoni bicchieri di vino in mano. Uno di questi libri, in inglese, è “Collision Course”, comprato dal Cippi a New York il 6 luglio del 1962, come ha scritto sulla seconda pagina vergando pure per esteso la firma, Claudio C. Pitschen. Grande Cippi, ovunque tu sia, che il mare ti sia amico… Roberto Guscelli

  15. spett.Sandra Lischi nn si potrebbe unire le forze e raccogliere il piu possibile da questo venditore?…..una raccolta per riprenderci quella parte del Cippy….vanessa

  16. cara sandra,
    che scrivevi bene,,,, me ne ero accorto 48 anni e qualche giorno fa……
    …. la freschezza e la naturalezza e rimasta tale e quale!!!!!
    complimenti davvero
    eppoi grazie perchè con la gentilezza, che ti ha sempre contraddistinto,
    sei riuscita a far capire a mio figlio tommaso cosa vuol dire conservare un libro una foto,un disco di vinile…….io non c’ero mai riuscito!!!!!e le mie spiegazioni avevano sempre un sapore di “possedere la roba ” …..
    forse influenzato dalle mie letture di verga ???
    lui mi prendeva in giro perchè “era inutile conservare tanti acchiappapolvere”,,,,, con un paio di dischetti,una chiavetta e un modem veloce si poteva ritrovare tutto con la massima facilità……
    oggi mi ha detto molto commosso che era tutto chiaro!!!!!
    grazie sandra!!!!!
    guarda se con tutte queste lacrime che ci fai scendere non scateni uno tzunami a marina!!!!

  17. Grazie Sandra
    mi hai fatto rivivere tanti momenti passati con Cippi a sfogliare foto a sentire dischi che da noi sarebbero arrivati anni dopo…. ho sentito ancora in bocca il sapore del “Sammontana” un bel rosso toscano che ci accompagnava nelle nostre chiaccherate sui perche’ piu’ o meno profondi che accompagnano la nostra inutile vita di tutti i giorno per poi svelarsi chiari nel loro significato magari guardando un tramonto da una finestra di marina in quell’angolo di mondo fatto di cultura e di romantico viaggiare attraverso mille libri e mille oggetti che ho sempre guardato con riverente stupore e che mi parlavano dai mille angoli del mondo dell’anima di cippi.perso nelle mille sfumature che coglieva con la sua macchina fotografica …..l’ho incontrato una prima volta quando ero appena diciassettenne. era in collegio dai Marinaretti in via Montebello ed io che vivevo allora in via Ebat l’ho incontrato mentre andava a comprare le ” nazionali semplici” ad un tabaccaio in piazza Roma. e’ stato un colpo di fulmine. anche io facevo vita di collegio ma a Roma. e poi a Torino. e tante volte ci siamo scambiati emozioni solitudini e nostalgie di liberta’ mai avute, di affetti mal vissuti di desideri dispersi come i nostri anni giovanili,poi ci siamo ritrovati per caso piu’ grandi mi ha invitato nella sua ” cantina” a Marina dove ho sentito per la prima volta Joan Baez e Bob Dylan..ed e’ cominciato piu’ forte dentro di me l’ urlo che ancora mi porto dentro..la voglia di una rivoluzione che poi ha generato il 68. e che dentro di me non si e’ ancora spento.Quanto amore caro Cippi, quanto amore porto dentro per te e quanto vorrei poter toccare ancora le tue care cose col rispetto e con l’affetto di sempre…. spero che tu Sandra mi possa dare indicazioni magari attraverso Maurizio che sicuramente ha il tuo telefono per poter andare a cercare sulle bancarelle qualche brandello dell’anima del Cippi che ancora sorride dalle sue cose per poterne fare tesoro e per potermici scaldare ancora l’anima visto che non so neanche che fine hanno fatto le Sue ceneri… quando sono andato in camera mortuaria mi hanno detto che erano in attesa di essere prese in carico dalla moglie ma attraverso altri ho saputo che era stato detto che erano gia’ state prese… e’ pur vero che dovunque Cippi sia e’ con me e con tutti voi nella nostra anima ma mi piacerebbe poter guardare il luogo dove ha fatto il suo ultimo viaggio sulle ali del vento come i gabbiani che adorava fotografare.. BUON VENTO CIPPI DOVUNQUE TU SIA LA MIA ANIMA TI E’ VICINA MIO CARO AMICO TI MANDO UN ABBRACCIO E QUALCHE LACRIMA SOLO PERCHE’ TU LA TENGA CARA COME MI E’ CARO IL TUO RICORDO, Grazie ancora Sandra… ❤

  18. grazie , grazie, grazie !
    mi hai fatto rivivere un ricordo al presente !!!
    Cippi rimarra’ sempre con tutti quelli che lo hanno vissuto, mi piace molto che possono viverlo anche giovani matricole, che lo incontrano per la prima volta su una bancarella di un mercatino, che le sue cose raccolte con cura in giro per il mondo ritornino al mondo !

    Leggendo stamani, quello che ha scritto mio padre, mi e’ venuto in mente, che con cippi, ci confrontammo molto su internet, sui siti, e ricordo che realizzo un sito, archiviando con cura, le sue foto, tramite una societa’ di pisa, che gli presentai, quel sito non e’ piu’ ONLINE !!

    Mi duole che a quei ragazzi a cui capita in mano un suo libro, se digitano su goolge “claudio pitschen” non possono trovare la sua storia,le sue foto, o questi meravigliosi messaggi , raccolti in un sito che porti il suo nome e cognome !

    Penso che un artista non muore mai, finche le sue opere continuano a vivere
    tommaso casigliani

    grazie sandra !

  19. Si,un artista non muore mai..mai..tutti gli altri continuano a chiacchierare dell’artista,ma della sua polvere magica non prenderanno neanche un granellino,solo parole,è risaputo..le porta via il vento,quel vento di cui Cippi ne conosceva tutte le direzioni e se costretto dagli eventi lo beffava.

  20. è proprio questa consapevolezza che ce lo rende ancora più affascinante.

  21. spesso siamo circondati da ridicolaggine e meschinità……
    fissiamo lo sguardo sull’eccelso e ieri c’era anche la luna blu……
    che bella serata!!!!

  22. …Forse anche questo è un modo tutto alla Cippi di continuare la sua narrazione.
    Daniela Cappelletto

  23. Ho appena saputo ieri, con due anni di ritardo, che Cippi é morto e cercando di saperne di piú trovo questa bella lettera che anche a me mi riportó nella sua cantina e nella sua mansarda di Marina di Pisa. Lo conobbi nel 1974 perché aveva sposato mia cugina Letizia e grazie a lui cominciai a navigare nel 1980 nella Suisse Atlantique dove lui aveva navigato sempre.
    Vedere quelle foto e sentire dei suoi libri in bancarella mi ha commosso. Io lo chiamavo “Hero of the Sixties” perché sembrava che fosse stato dapertutto al momento giusto con le persone giuste.
    Forse a lui non sarebbe dispiaciuto che i suoi libri finiscano di nuovo a giro per il mondo…
    Grazie a lui scoprí non solo il mare ma anche Ezra Pound, Marianne Faithfull, il Paoli (al quale in quelli anni quando erano a casa seguivamo con Cippi e Letizia) e tante altre cose.
    Un gran tipo, come si dice qui in Argentina.

    Diego Bigongiari

  24. http://cippip.altervista.org/

  25. Conobbi Cippi negli anni ’80, quando ero pressoché una ragazzina. Fui ospitata nella sua singolare mansarda, insieme alla mia cara amica Simona che era sua nipote. Da Genova partimmo per Marina di Pisa, proprio per recarci da lui che in quel periodo non era in navigazione. La mia amica desiderava tanto farmi conoscere quel suo zio un po’ estroso, che camminava scalzo, e fotografava le scritte sui muri. Tutti i miei sedici anni furono catturati da quel gran narratore di storie che era. A pranzo fui ospitata dalla nonna della mia amica e mamma di Cippi. Una signora colta, raffinata, ed io morivo di vergogna. A tavola Cippi mi passo la grattugia elettrica per spargere un po di formaggio sopra la pasta al sugo. Naturalmente il pezzone di grana mi cadde interamente nel ragù. Arrossii violentemente. Cippi mi salvò, prelevando il formaggio dal mio piatto dicendomi ” non preoccuparti, tanto nel sugo ci doveva finire!”
    Non lo dimenticherò mai! Luisa

  26. Grazie Sandra per questa tua testimonianza. Ho avuto, come molti che scrivono qui, la grande fortuna di conoscere questo ragazzo speciale che affascinava per i suoi modi semplici ma aristocratici nello stesso tempo, per la sua cultura, per il suo anticonformismo. La sua cantina era una leggenda e per i fortunati che venivano invitati ad entrare era una scoperta continua di mondi sconosciuti. Ero una bimbetta che trascorreva l’estate al Bagno Gorgona, e non potrò mai dimenticare il fascino che la sua famiglia esercitava su di me. Conservo con nostalgia le cartoline che mi ha scritto dai porti lontani ed ho il rammarico di non averlo potuto salutare prima del suo ultimo viaggio.
    Spero che i suoi oggetti, i suoi libri, le sue foto raggiungano il cuore di chi li ha acquistati e tramite questi, possa scoprire un frammento del vero Cippi ! R.I.P caro amico!


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