Pubblicato da: miclischi | 15 maggio 2012

Le foto di Lucio Rossi in mostra a Reggio Emilia

Verso la mostra

Un’ottantina di fotografie quasi tutte in bianco e nero; grande potenza delle luci e delle ombre dal sapore argentico; ambienti di lavoro che evocano fucine titaniche e fuochi prometeici; oggetti, angoli di stanze, armadi, marchingegni e macchinari; ambienti spaziosissimi oppure scorci angusti; persone (giovani e anziani) che lavorano, intenti a maneggiare materiali, macchine, manovellismi; primi piani di intensità pazzesca. Un’ambientazione decisamente arcaica, ancestrale.

Nelle antiche scaffalature del museo

E’ il progetto fotografico dal titolo Camera oscura esposto dal fotografo di Parma Lucio Rossi dentro i Musei Civici di Reggio Emilia, quelli delle collezioni di Lazzaro Spallanzani. O meglio, nelle sale del Museo Chierici di Paletnologia.  Ma non proprio nelle sale del Museo: precisamente nelle teche nelle quali sono esposti i reperti archeologici; pezzi di selce foggiati in utensili, piccoli e grandi oggetti in terracotta e in metallo, e via dicendo. Un allestimento di grande suggestione, montato in modo eccellente.

L’intero progetto è dedicato alla puntuale documentazione del lavoro svolto nella Fonderia dell’Ing. Enrico Capanni a Castelnuovo ne’ Monti, sul versante emiliano dell’Appennino, non lontano dalla Pietra di Bismantova. Si tratta di una fonderia per la produzione di campane, che porta avanti ancora oggi una tradizione del paese appenninico che risale al ‘500. La fusione viene fatta tuttora in forni a legna, come si legge sul sito della fonderia, perché il legno non inquina la purezza del bronzo.

Foto e reperti; foto di reperti

Si percepisce, dagli scatti di Lucio Rossi, la familiarità che il fotografo è riuscito a conquistarsi in quell’ambiente di lavoro difficile; emerge infatti soprattutto da quelle immagini, fatte di luci e ombre nettissime e pure dolci, di ambienti dove sembra che regnino insieme il caos e il precisissimo ordine richiesto dalla cura artigianale, l’umanità delle persone. Si trovano, nella coinvolgente emotività di queste immagini di uomini al lavoro, quei tratti di passione espressiva che forse erano rimasti nascosti per anni  nelle fotografie pubblicitarie e industriali – di impeccabile qualità tecnica – realizzate da Rossi nel suo Studio di Parma.

Una mostra nella mostra

Una grandissima e piacevolissima sorpresa, quindi, trovare coniugate in queste immagini la perfezione tecnica e la fortissima tensione emotiva.

Una mostra davvero da non perdere, una serie di scatti che non mancano di scatenare meraviglia e commozione, in un allestimento davvero riuscitissimo. Dove il visitatore continua a girare e rigirare fra quegli antichi corridoi dove fra scheletri, vasi di coccio, punte di freccia e tantissimi piccoli ma ordinatissimi oggetti antichi, emergono con forza queste immagini nette, per niente fuori luogo, con la loro potenza evocatrice e la loro ambientazione arcaica.

Lucio Rossi

Per la cronaca 1: la mostra di Lucio Rossi è una delle tante (tantissime) mostre allestite in occasione della rassegna Fotografia Europea, organizzata (come succede sempre più spesso in tanti altri luoghi sia in Italia che all’estero) in varie sedi della città dal Comune di Reggio Emilia. E’ possibile fare un biglietto unico per vale per tutte le mostre, che si possono visitare fino al 24 giugno 2012.  La pagina del sito dedicata alla mostra di Lucio Rossi è quicomprende anche un testo che chiarisce il titolo della mostra, e anche una ricca nota biografica . Una panoramica su tutte le mostre della rassegna reggiana, invece, si trova qui. Oltre alle esposizioni della rassegna, ve ne sono numerose altre “collegate”, che sono descritte in un’altra pagina del sito ufficiale della rassegna.

Per la cronaca 2: Non è certo una novità, anzi, sarebbe stata davvero un’eccezione. Ma anche in questo caso, nel materiale illustrativo disponibile sul web, alla mostra stessa, e sul fascicolo della rassegna reggiana, non c’è alcuna indicazione del materiale utilizzato dal fotografo per realizzare le sue immagini. Peccato. Rimane questa curiosità.

Una mostra da non perdere

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