Pubblicato da: miclischi | 29 aprile 2012

Mazzucco: Amore e guerra nel doloroso Limbo dell’umana esistenza

Storie di vita e di guerra

Dov’è la guerra? Nel deserto afghano o fra le desolate strade invernali di Ladispoli, sulla sua spiaggia fredda, fra i balconi dei dirimpettai che si studiano da lontano? Dov’è la violenza, dove sono i conflitti più crudeli, dov’è la tragedia, dov’è la paura? Fra le montagne ventose dell’Afghanistan, nei blindati roventi, sotto il fuoco dei mortai, a portata di autobomba e di attentatori suicidi, oppure nelle famiglie sfasciate, nello stupro di gruppo dopo una festa di capodanno, nelle incomprensioni, nei gesti, nei pensieri, dentro i corpi e dentro le menti?

Questo libro crudele di Melania MazzuccoLimbo, tiene altissima la tensione narrativa, la paura, l’attesa del disastro, sia nei suoi capitoli “da questa parte” che nei capitolì “dall’altra parte”, di Cortazariana memoria. La storia infatti scorre parallela su due fronti. Ci sono le storie narrate live a Ladispoli, d’inverno, intorno alle vicende di Manuela, la soldatessa rientrata a casa della madre per Natale dopo il rimpatrio dall’Afghanistan e il lungo ricovero in ospedale, unica sopravvissuta del gruppo che comandava, lei, una donna, a capo dell’equipaggio maschile di un blindato Lince; e le storie narrate da Manuela in prima persona, in quelle pagine di diario – quasi un compito per casa, homework –  che gli psicologi le hanno suggerito di scrivere, per rivivere la sua esperienza in Afghanistan e cercare di superarne l’orrore.

Si sovrappongono e si confondono, queste due esperienze; Manuela vive la sua quotidianità a Ladispoli come vedendola in trasparenza attraverso la sua vita precedente, la sua esistenza di militare orgogliosa di essere tale, ma anche la tragedia di sopravvivere ai suoi compagni-sottoposti-amiciepigoni. E non solo perché porta sulla pelle e nelle ossa i segni della bomba; non solo per gli incubi ricorrenti, le urla notturne, il vomito che sempre l’assale, l’orrore per i rumori forti e per il sangue. L’esperienza umana della guerra lontano da casa la ha trasformata per sempre, e tutto quello che sente, tutte le sensazioni (bello o brutte) che prova sono come filtrate dalla lente della sua vita passata, del deserto, dell’avamposto sperso nel nulla, dei compagni d’armi, della guerra.

Melania Mazzucco

La scuote dal suo torpore un mistero. Sotto forma di uomo misterioso. Anche lui con un passato che lo ha segnato per sempre. Solo che, a differenza di Manuela, resa famosa dalla sua tragedia e dai telegiornali, l’uomo misterioso è proprio misterioso, e del suo passato non si sa nulla. Si studiano, si sfiorano, si esplorano, si innamorano, si fuggono, si riacchiappano, si rifugiano l’uno nell’altra, si attraggono e si respingono. In modo straziante ma appassionato, come appassionata e straziante è stata per Manuela la vita afghana. Per quello si sono trovati: per salvarsi dal passato di guerra in una nuova guerra di passione violentisima, difficile da governare.

Un libro che attanaglia e che sconquassa; una storia narrata con perizia ma anche con pietà, un altalenare di colpi e contraccolpi. Ci si domanda dove andranno a parare.

L’epilogo segna un cambio di registro –  e un calo netto della tensione – quando, verso la fine, il mistero dell’uomo misterioso viene svelato. E’ un po’ come se si fosse sciolto l’incantesimo che fino ad allora aveva inchiodato il lettore con le tante inspiegabili assurdità nelle vite dei personaggi. Ma si riprende alla fine-fine, la tensione narrativa, con il re-instaurarsi di un clima di attesa, di irrisolto, di possibilità di epilogo che l’autrice sventaglia per incantare di nuovo il lettore. Fino all’ultimo, delicato incantesimo: un inno all’imponderabile, imprevedibile senso della vita.

Un altro capolavoro della Mazzucco; una scrittura di altissima qualità dedicata a un’eroina eminentemente mazzucchiana: la donna-soldato con i capelli tagliati cortissimi, impacciata dalle stampelle eppure forte, fortissima, determinata e determinante. Una lettura estremamente appagante, coinvolgente, convincente nel suo realismo irreale.

Melania G. Mazzucco: Limbo. Einaudi, 2012 (Supercoralli). 488 pagine, 20 euro.

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Responses

  1. Sono contenta di aver trovato questo commento. Non ho ancora finito il libro, ma l’impressione che ne ho è già forte e trovo cprrispondenza con questa recensione. La Mazzucco si dimostra ancora una volta una vera scrittrice (bellissimi anche “Vita” e “La lunga attesa dell’angelo”), una scrittrice seria, impegnata nel voler trasmettre ancora altro oltre alla narrazione in sè. E non come dice D’orrico sul Corriere della sera, che le dà un bruttissimo 4, segno che il libro non ha nemmeno finito di leggerlo http://lettura.corriere.it/books/limbo/
    Dafne

  2. […] parlava tempo addietro di libri sulla violenza (come Limbo di Melania Mazzucco) o sulla crudeltà (come  Au revoir là-haut di Pierre Lemaitre). Adesso, dopo […]


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