Pubblicato da: miclischi | 17 aprile 2012

Rach 3 a Matera

Le note della cantilena all'inizio del terzo concerto di Rachmaninov

Piacevole serata materana, nonostante il tempo piovoso e novembrino, con un concerto all’Auditorium Gervasio adiacente al conservatorio in Piazza del Sedile nell’ambito della stagione di Matera in Musica. La bella Orchestra della Magna Grecia sotto la direzione del giovane ricciolone Piero Romano con la pianista campana  Mariangela Vacatello. Grande risalto, sui manifesti affissi in città, all’esecuzione del terzo concerto per pianoforte di Rachmaninov, quello che il film Shine del 1996 ha definitivamente ribattezzato Rach 3. Per contorno al piatto forte, la terza di Brahms.

Mariangela Vacatello

Accingersi a vedere in sala il terzo concerto di Rachmaninov significa prepararsi a un duplice evento: l’esecuzione di un capolavoro del ‘900, ma anche una specie di gara di resistenza fisica. E’ risaputo, infatti, che suonare questo concerto richiede all’esecutore delle doti di endurance psico-fisica fuori dal comune, considerando che per tutti i 45 minuti circa del concerto il pianista è chiamato a una maratona di scorribande lungo tutta l’estensione della tastiera. Se alle doti fisiche richieste (si favoleggia che Rachmaninov avesse ideato questo concerto su misura per le proprie mani extra-large) si aggiunge il fatto che questa musica è anche parecchio tormentata e tormentante, si intuisce che all’esecutore sia richiesto uno sforzo anche mentale davvero supremo.

La Vacatello se la cava benissimo: con una specie di – apparente – distacco emotivo affronta le difficoltà della partitura con grande disinvoltura; l’intesa con l’orchestra si manifesta soprattutto nei dialoghi con i solisti d’elezione (clarinetto, oboe, fagotto, flauto e corno) e alla fine ne viene fuori un bel risultato, nonostante questo concerto avrebbe forse richiesto un pianoforte dalle sonorità più possenti. Il tripudio delle frenetiche galoppate tastieristiche del finale conferma questa riuscita sintonia con l’orchestra. E il pubblico rimane contento.

Clair de lune

Poi… come al paziente cardiopatico che si sottopone alle fatiche del ciclo-ergometro, una volta giunto alla fine del poderoso sforzo, viene richiesto di continuare a pedalare in scioltezza in una sorta di procedura defatigante, così la Vacaturo ha concesso alle proprie dita strapazzate delle forsennate esigenze rachmaninoviane un tranquillo Clair de lune di Debussy. Si immagina quanto quei soffici arpeggi e quelle placide terze siano stati davvero un sollievo per le mani della pianista. E anche gli orchestrali, incantati, si sono goduti questa oasi di pace dopo le fatiche della prima parte del concerto. Come un messaggio della pianista al pubblico per dire: guardate che so anche essere delicata. Un’interpretazione debussiana davvero convincente.

Il Brahms della terza sciropposo è e sciropposo rimane. Specialmente nel terzo movimento che, negli anni ’70,  esisteva anche in versione languidamente ballabile e permetteva a liceali foruncolosi di strusciarsi un po’ in qualche lento nelle penombre pomeridiane di festicciole danzanti fra compagni e compagne di classe. Nonostante le dichiarazioni finali del direttore – a dire il vero di dubbio gusto – su Brahms visto come oggetto inavvicinabile d’amore totale (e per questo paragonato – ?!? – al tatuaggio di Belem Rodriguez…) l’esecuzione dei Magni Greci non è risultata poi così convincente, anche perché se da un lato ha rivelato una splendida amalgama fra le varie sezioni degli archi, dall’altro non altrettanta intesa si è potuta sentire fra i vari settori di legni e ottoni.

Quoi qu’il en soit... una bella serata di musica, in una bella sala, in una bella città. Peccato per quel cencio attacato con un filo e dei pezzi di scotch da imballaggio proprio sullo sfondo del palco… Rovina un po’ il decoro di una sala altrimenti piacevole e dalla buona acustica, con la sua caratteristica forma a campo di baseball.

Per la cronaca 1: Il concerto per pianoforte di Rachmaninov che giuoca un ruolo cruciale nel film Quando la moglie è in vacanza (Seven Year Itch) del 1955 non è il terzo ma il secondo. La citazione chiave è: Good old Rachmaninov. The Second Piano Concerto. Never misses.  La scena è disponibile su Youtube.

Per la cronaca 2: Il terzo concerto è uno dei più eseguiti e per il quale esistono in assoluto più registrazioni e documenti video. Tra le numerosissime interpretazioni si segnalano quella di Martha Argerich con Chailly nel 1982 e quella del settantacinquenne Horowitz coln il giovane Zubin Metha nel 1978. Se la Argerich (youtube) alla lunga sembra non essere immune al tormento rachmanoniviano, l’arzillo vecchietto Horowitz (che a detta di Rachmaninov stesso fu fra i migliori interpreti del suo lavoro) sembra affrontare la maratona con il sereno distacco di chi nella sua lunga vita ne ha viste di tutti i colori (qui su youtube).

Pianista e direttore si godono i meritati applausi dopo il Rach 3. Sullo sfondo: l'orrido cencio.

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Responses

  1. giù le mani da brahms!!!!!!

  2. 1) C’è Brahms e Brahms;
    2) C’è modo e modo di eseguirlo.


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