Pubblicato da: miclischi | 6 aprile 2012

Le arselle del Corsini: quando la solidarietà era sottintesa

Arselle

Donax trunculus; se si vuole usare il nome scientifico, questo è.  Ma sulla costa toscana di solito si dice arsella. Come il ristorante infondomarina, come quelle del libro di Fabiano Corsini. Però, basta spostarsi un po’ più a sud e si trova subito qualcuno bendisposto a chiamarle telline, mentre le telline, qui in Toscana, sono quelle che altri chiamano patelle… Insomma si sa: con i nomi degli animali, e ancor più con i nomi di ciò che si può anche cucinare e mangiare, ognuno usa il termine che la tradizione gli sugggerisce.

Forse Fabiano Corsini ha scelto quel titolo per il suo libro proprio perché quel nome, quelle conchigliette, quel cibo (bòno il pane agliato che si intride di sugo…) hanno un ché di ultralocalistico, ma anche di universale. E anche di passato e presente che si sovrappongono. Ma le arselle forse sono anche le sorelle minori di altre conchiglie culinarie ritenute più nobili. Insomma come se queste storie, le vite di queste persone umili (quasi myricae di pascoliana memoria) fossero quasi dichiaratamente presentate come storie minori a cospetto della storia con la esse maiuscola. Davvero, un bel gesto di umiltà.

Bone anche con gli spaghetti

Arselle, pubblicato dall’Editore Felici di Pisa all’inizio del 2012, racconta la Marina di Pisa operaia dagli anni ’50 agli anni ’70. Quando c’era la fabbrica di Boccadarno (il Cantiere) che dava lavoro a migliaia di operai. Ma questa storia il Corsini non la racconta con intento romanzesco, né documentaristico, né artistico. La racconta perché era una storia che andava raccontata. E la racconta proprio bene.

Nel panorama degli scrittori contemporanei, il Corsini si distingue per una dote ormai poco comune.  Non c’è traccia, nella sua scrittura, del benché minimo compiacimento: né quella specie di narcisismo letterario che traspare dalle pagine di alcuni scrittori, tanto da farle apparire ricche di immaginari sottotitoli che recitano “boia dé come sono bravo“; né dei ruffianeschi ammiccamenti con i quali qualche autore cerca di fare il simpatico con il lettore (e in questo caso i sottotitoli virtuali recitano “hai visto come sono bravo?“).

La scrittura del Corsini è semplicemente di gran qualità. Fresca, scorrevole, onesta, rinfrescante come una gazzosa Pulizzi, pare sgorgare senza sforzo dal suo desiderio di narrare. E nel raccontare la storia sua, e della sua famiglia, dei sui amici e compagni, degli innumerevoli personaggi che affollano le vicende di quegli anni difficili, non si lascia mai tentare dal nostalgico equivoco del si stava meglio quando si stava peggio.

Sembra di vedere un film, leggendo Arselle; già, perché oltre ai tanti personaggi che sembrano usciti da una sceneggiatura neorealista, ci sono anche le location pasoliniane, gli oggetti e i detti e le parole, le barche e il mare, le biciclette, le vespe e le lambrette;  poi, potentemente, le cucine e il cibo. Le ricette accennate nel corso della narrazione sono poi precisamente descritte in appendice, così chi vuole può anche provarci. Fra l’altro, oltre alle ricette c’è anche una gustosissima appendice fotografica, con immagini d’epoca di Marina di Pisa negli anni ’50 e ’60: persone, luoghi, eventi, anche lo scatto di una libecciata scaricato da questo blog!

Uscito all’inizio del 2012

Ma, nel leggere di questa storia così lontana eppure così vicina, rimane addosso una sensazione precisa che sovrasta tutte le altre: se qualcosa è cambiato davvero, in questi cinquant’anni di storia, non è tanto perché allora c’erano poche macchine in giro, e si veniva a Marina col trammino, e c’era la sirena che scandiva le giornate, mentre la gente faticosamente si stava risollevando dalla tragedia della guerra, e giocando nei campi i bimbetti trovavano bombe e proiettili. Quel che è cambiato davvero è il senso di appartenenza, la sensazione precisa di essere parte di un gruppo preciso (anche senza scomodare la parola movimento), quella stessa sensazione che avvolgeva i personaggi della storia vera del Corsini. E questo cambiamento dei tempi è tutto in una frase chiave del libro, alla fine del capitolo sui licenziamenti del luglio 1957; una frase che lascia la sensazione precisa, potente, fisica, che qualcosa, davvero, è cambiato: La solidarietà era sottintesa. Non era un’ipotesi, era una certezza. La convinzione di avere un pensiero e un’emozione condivisa, era un modo di essere, non occorreva neanche stare tanto a parlarne.

Fabiano Corsini: Arselle – Al Fortino di Boccadarno. Felici Editore, Pisa, 2012. 160 pagine, 12 Euro.

Il fondo del tegame

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Responses

  1. […] Fabiano ha raccolto le storie di Marina di Pisa in un romanzo, Arselle. Al fortino di Boccadarno e in un blog, Salmastro che usa come diario di navigazione verso un progetto più grande, Marina […]

  2. […] saper raccontare di molto bene la Storia attraverso le storie. Come ci aveva insegnato  con le sue Arselle – personaggi sparsi sul litorale pisano – le piccole individuali vicende di una […]


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