Pubblicato da: miclischi | 19 marzo 2012

Kenken: logica,concentrazione e matematica

La nuova sfida alla logica

C’è l’enigmistica e c’è la logica. I giochi enigmistici richiedono sempre concentrazione e deduzione logica, con il valore aggiunto di imparare (o ricordare) anche qualcosa. Grazie alle parole incrociate (con le loro numerose varianti cui ci ha abituato nei decenni il periodico che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione), si unisce allo sforzo mentale anche un bel ripasso nozionistico, dai lavori di Pirandello, ai fiumi della Baviera, agli autori noti e meno noti, ai personaggi della mitologia classica  e del melodramma (ne è cinta Turandot…), il che non fa mai male.

Ci sono però coloro che privilegiano l’impegno logico tout-court, ed ecco il grande successo del Sudoku, sviluppato fin dagli anni ’70 e ’80 ma diventato a larghissima diffusione negli anni 2000. Struttura fissa, sempre quella, con diversi livelli di difficoltà.

Una griglia 4x4

Più recente, e secondo alcuni molto più stimolante (tanto che fu ideato da un insegnante di matematica per incrementare il pensiero aritmetico dei propri alunni – e tutt’oggi usato proprio per quello scopo da schiere di maestri e professori) arriva poi nel 2004 il Kenken, rilanciato nel 2008 a scala internazionale dal Times e ancor più diffuso grazie all’inclusione di questo gioco nelle pagine enigmistiche del New York Times 

Chissà se il Prof. Tetsuya Muyamoto si immaginava che il suo espediente per aiutare scolari svogliati e poco inclini all’aritmetica sarebbe diventato un passatempo enigmistico di livello mondiale. Fatto sta che il suo gioco viene semrpe più percepito come il successore del Sudoku.

La differenza fondamentale è che invece di mettere numeri nelle caselle (come nel Sudooku), bisogna metterci i numeri che danno come risultato aritmetico un determinato numero, ottenuto con un preciso operatore. Per questo all’interno della serie di caselle da riempire si troverà per esempio 4x, oppure 2-, 1:, etc. Le possibilità di innerire numeri seguono le regole del Sudoku: non si possono ripetere gli stessi numeri e tutti i numeri devono essere diversi in una stessa riga o in una stessa colonna; ma il gioco si fa interessante se si considera che i numeri da coinvolgere nell’operazione possono essere disposti in una griglia che comprende anche righe o colonne diverse.

Molto più difficile, una griglia 9x9

Esistono  Kenken a partire da griglie 4×4 fino a 9×9 – ovviamente all’aumentare di righe e colonne aumenta anche la difficoltà – e anche a parità di dimensione esistono diversi livelli. Inoltre c’è la possibilità di stampare i modelli dai siti di Kenken o del NYT, per farseli con calma in treno o nella sala d’attesa del medico, oppure si può giocare online, con il vantaggio di poter cancellare “elettronicamente” un errore, e anche la possiilbità di monitorare il tempo che ci vuole per risolvere lo schema.

Naturalmente sul sito ufficiale del gioco c’è anche un video esplicativo, in inglese, di poco meno di 3 minuti, che utilizza a scopo esplicativo un semplice schema 3×3.

C’è anche, sempre nel sito ufficiale, un messaggio dell’inventore del gioco, Tetsuya Miyamotoche spiega: In Japanese “Ken” means wisdom, so my puzzles are named “KENKEN” or wisdom squared. My philosophy for learning is “The Art of Teaching Without Teaching.”

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Responses

  1. mah… io dopo il compito di matematica della maturità faccio del mio meglio per evitare la matematica. Non mi sono mai quindi appassionata al sudoku, figuriamoci ora al kenken


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