Pubblicato da: miclischi | 27 febbraio 2012

Burocrazia: fascino e perversione

Marche da bollo

Scena: una qualsiasi cittadina di provincia.

Personaggi: il cittadino, l’idraulico, l’impiegato dell’ufficio comunale riscossione tributi

Prologo: burrasca di vento. Un pezzo di grondaia viene divelto dal tetto e quindi si rende necessario sostituirlo.

Atto Primo: il cittadino chiama l’idraulico. L’idraulico fa un sopralluogo e decreta che sarà necessario intervenire con un autocestello per sostituire la grondaia. L’idraulico sentenzia anche che, per fare le cose secondo le regole, è necessario pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Ma guarda che brava persona questo idraulico, pensa il cittadino; finalmente la coscienza civile si fa strada. Facciamo finalmente le cose secondo le regole!

Il passato

Atto secondo: dopo aver chiesto lumi al locale ufficio di Polizia Municipale, il cittadino si arma di coraggio e invia un fax all’ dell’ufficio comunale riscossione tributi. Malauguratamente, aveva capito male, e un solerte impiegato di detto ufficio sollecitamente telefona per spiegare che è necessario recarsi di persona personalmente all’ufficio per presentare brevi manu una serie di documenti: relazione tecnica, mappa di localizzazione, schema di dettaglio e poi, immancabilmente, la dichiarazione sostitutiva e la marca da bollo. Il cittadino si è preso nota per bene di che cosa esattamente significasse ognuno degli oggetti della lista ed è sereno.

Atto terzo: all’ufficio comunale riscossione tributi. Due problemi: il primo è che la data indicata per l’intervento al tetto è troppo vicina, non ci sarà tempo per esperire tutte le pratiche necessarie; secondo problema: l’incauto cittadino si era scordato di portare uno dei documenti (la mappa di localizzazione: in pratica una stampata da Google Earth che indica con una freccia dove si trova la casa). L’ingenuo cittadino propone di inviare il pezzo mancante per email ma… Orrore! No! Per email! Cioè NON brevi manu? Prima che l’impiegato fosse colto da malore all’idea di un documento che non fosse fornito di persona al suo ufficio in quadruplice copia, il cittadino si è affrettato a rassicurarlo: si sarebbe presentato come un sol’uomo il giorno dopo.

Il passato remoto

Atto quarto: il giorno dopo, all’ufficio comunale riscossione tributi, con la coda fra le gambe, il cittadino si presenta con il documento mancante (in 4 copie) e con la nuova data concordata con l’idraulico (il quale ha dovuto riconcordare a sua volta il noleggio dell’autocestello). Ma… ma… manca la seconda pagina della domanda! No, guardi, rassicura il cittadino: siccome la seconda pagina conteneva solo casistiche non previste dal presente caso, apposi data e firma in fondo alla prima pagina. Impossibile! – sentenzia l’impiegato – e provvede immediatamente a stampare 4 copie della seconda pagina che, miseramente vuota, vene debitamente firmata e datata. Poi, guardi, qui ci scriva che l’area da occupare è di 3 x 6 metri. Ma c’è scritto 18 metri quadri su una lunghezza di 6 metri… Lei scriva, che poi la pratica va ai vigili urbani,  casomai loro avessero da ridire. Il cittadino, diligentemente, scrive.

Finalmente: approvazione

Atto quinto, dopo due settimane. Il cittadino chiama l’ufficio comunale riscossione tributi. Mi scusi, non ho ancora ricevuto i dati per la concessione del suolo pubblico, e dopodomani arriva l’idraulico… Come non ha ricevuto i dati!?!? Vabbè, guardi, glieli do io, vada dal tabaccaio, paghi e si faccia stampare la concessione. Il cittadino va dal tabaccaio, paga la concessione (oltre a un’altra sacrosanta marca da bollo) e si sente in pace con il mondo.

Atto sesto: Arriva l’idraulico, in poco più di tre ore fa il lavoro (per sicurezza la concessione era stata richiesta per otto ore) e se ne va.

Epilogo: Il cittadino guarda ammirato il lavoro ben fatto e si interroga sull’irresistibile fascino della burocrazia e sui suoi destini. Passi per il tempo perso a rincorrere formulari e dichiarazioni, per preparare relazioni tecniche e mappe, passi per esser dovuto andare due volte nel centro della zona a traffico limitato della città per portare a mano documenti che avrebbero potuto essere inviati per email (o magari per fax: questo apparecchio è tuttora molto popolare negli uffici ad alto tasso di burocratizzazione); passi per le marche da bollo, passi per l’anomalia che vuole che un piccolo intervento di manutenzione che si risolve in qualche ora di lavoro lungo una strada invernalmente deserta abbia la stessa rilevanza burocratica e normativa della costruzione di un autosilo a  sei piani nella via più frequentata del mondo; dopo tutto, far le cose come si deve, impegnarsi a fondo per rispettare le regole e pagare i tributi, ha un suo perché.

Il problema è un altro. Il cittadino, alla fine di questa storia, si sente un po’ in colpa. Ha come la sensazione che a sforzarsi di far l’onesto, abbia in realtà danneggiato la cosa pubblica. Quante ore di lavoro impiegatizio? Quante trasmissioni via fax, telefonate, aperture di pratiche, passaggi di dossier da una scrivania all’altra; e poi: il coinvolgimento della Polizia Municipale, le spese di gestione della struttura, il toner della stampante… e tutto questo per far incassare alla cosa pubblica ben  Quattordici euro e 58 centesimi (cioè meno di quanto cosa una marca da bollo) di concessione temporanea per occupazione di suolo pubblico… Il cittadino alla fine pensa che forse se avesse trovato un idraulico meno moderno e avesse sorvolato sulle norme cittadine, alla fine avrebbe risparmiato all’apparato burocratico un carico di lavoro decisamente sproporzionato all’entità della tassazione. Ma tant’è. La macchina burocratica funziona in base a una specie di meccanismo perverso la cui finalità, fra le altre, è quella di perpetuarne il funzionamento, costi quel che costi. In attesa della famosa semplificazione.

Come diceva il saggio Cippi Pitschen, i Teutoni sono stati sconfitti, ma con i Timbri non c'è stato nulla da fare

Annunci

Responses

  1. ahimè io, purtroppo, obtorto collo, sono parte di questo mondo irreale e gattopardesco.
    che dire: resisto resisto resisto.
    ma è durissimo.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: