Pubblicato da: miclischi | 22 febbraio 2012

Tornare a Enez Vaz ventisette anni dopo

Il biglietto del Ferry

Era l’estate del 1985, eppure non faceva poi tanto caldo. E infatti non si riusciva a fare il bagno. Arrivati a quota-polpaccio, l’acqua era decisamente troppo fredda e si doveva tornare indietro. O almeno, noi europei del sud, abituati alle temperature mediterranee. I bimbetti del luogo, loro, non ci facevano neanche caso, alla temperatura. Dal diario di quel viaggio: C’è vento e fa anche un po’ di pioggia, ma è bello. Non è chiaro se se qui fa sempre così, o se ora fa particolarmente bello o particolarmente brutto. Comunque sia, mi piace.

Febbraio 2012, un ritorno alla Île-de-Batz (in lingua bretone, appunto, Enez Vaz). Vento, pioggia, cielo coperto… sembra tutto come allora. In effetti c’è stata un po’ di urbanizzazione, villette a schiera (di buon gusto, a dire il vero), case da sogno vicino alla costa… Nel ricordo annebbiato dal tempo pareva che il paesino sull’isola fosse fatto di una chiesa,  quattro case e poco più, ma forse non era così. Resta il fatto che queste coste sono appetitissime dagli inglesi che sono disposti a pagare i carissimi prezzi di qui per farsi la casetta per le vacanze in Bretagna.

Il porto dell'isola nel luglio 1985; si nota il "mezzo da sbarco" per il trasporto delle rare auto; sullo sfondo: il porto di Roscoff, sulla terraferma

Eppure, qualcosa rimane; parecchio rimane. Quella stranissima sensazione di essere su un’isola, per esempio, ma anche a un tiro di schioppo dalla terraferma; quella frammistione di prati verdissimi e spiagge, quelle sterminate spiagge piatte lasciate dalla marea che si ritira… In breve, a dispetto del passare degli anni, la magia di Enez Vaz è ancora tutta lì. Forse in inverno ancora di più, perché in giro non c’è proprio nessuno. I passeggeri del ferry spariscono appena sbarcati, risucchiati a casa propria, o in visita a amici e parenti. E sui sentieri e le spiaggge dell’isola rimane solo il vento.

E anche se la costa è vicinissima, e si distinguono benissimo le case e i campanili, si sente moltissimo l’atmosfera dell’isola. O almeno io la sento.

Luglio 1985: festa popolare in costume

Ci sono ancora le mucche, c’è ancora l’erba alta sul mare; ci sono ancora, rare per via della stagione, le barche a vela che navigano fra i pericolosissimi scogli affioranti che circondano l’isola. C’è il gestore del barrino sul porto che accoglie i passanti in cerca di un caffè e di un po’ di tepore; ci sono ancora gli sterminati campi di cavoliformi, ci sono le barche che si siedono sulla sabbia al ritiro della marea; ci sono le strisce scure lasciate dalle alghe man mano che l’acqua scende, quasi a formare dei pentagrammi regolarissimi sulla sabbia bianca; ci sono i bunker e gli edifici della guerra; c’è, soprattutto, meno male, ancora dopo ventisette anni, un’atmosfera unica.

Magari la prossima volta ci si torna d’estate?

Per la cronaca 1: il Sito Web ufficiale dell’Isola (in francese) si trova qui.

Per la cronaca 2: Un album di fotografie scattate nel 1985 si trova qui. Il brusco passaggio dalla colorazione tutto sommato accettabile a una che vira decisamente al bluastro è dovuta a una stramaledetta pellicola Perutz acquistata in offerta a Brest il 16 luglio 1985 al prezzo (esoso per un’offerta, così dice il diario di viaggio) di 32 FF.

Per la cronaca 3: Un album di fotografie scattate in occasione dell’escursione del 2012 si trova qui.

Febbraio 2012

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Responses

  1. Wow. Deve essere stato proprio emozionante.
    E dalle foto sembra proprio bella Enez Vaz.
    E ho scoperto che nella foto del blog quello non è il mare, come ho sempre pensato, ma la spiaggia lasciata dalla marea. Anche se guardando più attentamente si poteva capire dallo scafo e timone fuori dall’acqua.

  2. si andiamoci l’estate prossima


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