Pubblicato da: miclischi | 30 gennaio 2012

Sorprendente Ferrania Rondine

La Rondine con distorsione analogicissima

La Rondine, oltre ad una longevissima serie di pinne subacqueee della Cressi, è anche la denominazione di una miniserie di macchine fotografiche formato 127  prodotte dalla Ferrania alla fine degli anni ’40 del ‘900. Miniserie perché, stando a quanto affermato dalla Bibbia del Malavolti, ne vennero prodotte solo tre versioni: A, B e BF, oltre che in leatherette in vari colori.

Il primo modello (qui presentato) è quello senza regolazione della messa a fuoco tramite impostazione della distanza. In altre parole: fuoco fisso. Diaframma: fisso (si trovano diverse indicazioni in letteratura: f:8.8 oppure f:11). Tempo di otturazione: fisso (1/75). L’obiettivo è un Linear 75 mm.

C’è un mirino ottico waist-level utilizzabile solo in modalità portrait, ma anche un efficace mirino sportivo pieghevole, comodo anche per riprese in modalità landscape. L’avanzamento della pellicola, come la solito, si verifica dalla finestrella rossa sul dorso della macchina.

Aperto

Chiuso

Un monoblocco di alluminio pesante dal quale si estrae (con apertura trasversale anziché la longitudinale, nettamente dominante fra le box camera) il corpo-macchina sul quale caricare la pellicola: già suggerisce solidità al solo maneggiarla, questo apparecchio. Una volta estratto l’interno, si trova un pressa-pellicola montato su cerniere. Mancano invece in questo modello i meccanismi per serrare efficacemente i rullini nei due alloggiamenti (carico e scarico). Quindi – per evitare che la pellicola prenda luce – bisogna fare attenzione nel caricamento, mentre è assolutamente consigliabile scaricare la macchina al buio. Infatti il rullo di carta di protezione non viene mantenuto stretto e tende ad allentarsi, con conseguenti rischi di ingresso di luce. Lo sblocco per aprire la macchina si manovra spingendo il bottone laterale dalla posizoine “C” (chiuso) a quella “A” (aperto).

Il dentro e il fuori

Ci si approccia alla prova pratica con un qualche scetticismo, anche se la straordinaria eleganza di questo apparecchio induce a considerarlo come qualcosa di più “serio” delle box cameras comunemente in circolazione alla fine degli anni ’40. E infatti, oltre all’estremo piacere nel maneggiare la Rondine, l’esperienza del fotografo è gratificata da una resa in pellicola più che accettabile. Anzi: si tratta proprio di buona qualità. Non è solo una questione di formato “pieno” (4,5 x 6 cm), ma anche di qualità ottica. E’ vero che a prima vista l’apparecchio si presenta come praticamente “nuovo”. Resta il fatto che ha sulle spalle già almeno sessant’anni. Si vede che è stato conservato molto accuratamente dai precedenti proprietari.

Notevole il pressa-pellicola

Considerando il diaframma fisso e il tempo di otturazione fisso, una giornata invernale non troppo luminosa era praticamente perfetta per il test, e le foto qui sotto presentate lo dimostrano. La pellicola è una Efke 100 e lo sviluppo un Fomadon R09 in soluzione 1:25. Scansioni con Epson Perfection V600 Photo.

Cassonetti al Paduletto

Via Maiorca, Marina di Pisa

Pittore a Boccadarno

Pittore a Boccadarno

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