Pubblicato da: miclischi | 22 gennaio 2012

Piccola Corazzata Werra

Senza fronzoli

Ci sono macchine fotografiche di cui uno ignora l’esistenza. Poi uno le scopre, ne vede delle foto, ne legge notizie e specifiche. Finché il desiderio di scattarci qualche immagine diventa quasi una smania. E infine, grazie a Ebay si riesce magari anche a concludere un piccolo affare. E’ stato questo il caso della Werra prodotta dalla Carl Zeiss Jena.

Macchina “corazzata”, nel senso solidamente costruita e senza alcuna sporgenza, tranne a malapena lo scatto, e tutti i comandi riportati sul barilotto dell’obiettivo e sull’obiettivo stesso. Un copri-obiettivo che pare davvero una corazza… insomma tante le particolarità che distinguono nettamente questa macchina dalle altre. Ma più di tutte, davvero, affascina la manovra necessaria per il trascinamento e la ricarica dell’otturatore: in pratica invece della solita leva o della rotellina sulla parte superiore del corpo-macchina, qui si deve ruotare la base dell’obiettivo (infatti è opportunamente rivestita di leatherette antisdrucciolo).

Parte superiore: c’è solo lo scatto

La storia della Werra e della scissione deglli stabilimenti Zeiss dopo la seconda guerra mondiale (parte rimasero all’Est, parte all’Ovest) è ben raccontata in questo sito belga (in francese). In pratica si narra che i tenici della Zeiss trapiantati in Russia per dare avvio all’industria fotografica sovietica (da cui per esempio la Kiev e la Moskva), furono poi rimpatriati, e lì misero a punto l’essenziale Werra. A partire dal 1955 e fino al 1968 ne furono realizzati più di mezzo milione di esemplari, in varie versioni e modelli, anche con esposimetro, fra i quali anche uno con ottiche intercambiabili.

Sotto al corpo macchina: l’inserto per il cavalletto, il contapose, il pulsante di sblocco e la rotella per riavvolgere.

Ma la Werra qui presentata è proprio quella primitiva, senza orpelli e soprattutto geniale nel coniugare essenzialità, robustezza e qualità.

Una volta protetto l’obiettivo col suo cappuccio, non rimane quasi niente da vedere. Tranne lo scatto ed alcuni dispositivi sotto al corpo macchina, tutto il resto è ben protetto sotto la corazza. Una volta svitato il tappo, ci si accorge che di tappi ce ne sono in effetti due: occorre svitare il piccolo frontalino circolare per poter riavvitare il cappuccio alla rovescia, trasformandolo in un formidabile paraluce.

Il monoblocco si fa in tre

Poi, sull’obiettivo stesso, ci sono i comandi. La messa a fuoco viene fatta impostando la distanza sull’obiettivo (nel primo modello non c’era il telemetro). E qui si scopre subito quella che è forse l’unica malfunzionalità di questo apparecchio: ruotando la ghiera della messa a fuoco si ruota di conseguenza anche la ghiera dei diaframmi, e quindi allontanandosi dall’infinito (distanza minima: 90 cm) bisogna andare a rincorrerli nella parte inferiore dell’obiettivo. Poco male, è un po’ scomodo ma ci si abitua dopo pochi scatti.

La Werra in ghingheri con il paraluce

Ci sono poi i tempi di otturazione : si tratta di un obiettivo Tessar 50 mm con apertura 2.8 (e fino a 16 soltanto). L’otturatore Compur (anche se questo apparecchio non riporta la canonica scritta) si comanda muovendo due pippolini al lati dell’obiettivo, i quali fanno ruotare tutto il cilindro e conseguentemente l’indice leggibile in posizione centrale. I tempi disponibili: da 1 sec a 1/125 più B. Come si è detto, la peculiarità di questa macchina è la leva di trascinamento. Che infatti non c’è. La base dell’obiettivo, nettamente più larga dell’obiettivo stesso, offre un’ottima presa, e già dopo pochi scatti ci si abitua a questa novità del girare l’obiettivo per ricaricare.

Passeggiata di fineanno

La prova pratica: un vero piacere. Un rullo di Ilford Delta 100 se n’è andato felicemente nel corso di una passeggiatina sul lungomare alla fine dell’anno. La qualità ottica è confermata, ed anche la maneggevolezza d’uso (unica pecca: i diaframmi ruotanti e la limitata chiusura massima, solo fino a f/16).

La foto qui presentate (ed altre visibili su questo album web) sono state scattate con Ilford Delta 100 sviluppato con ID11 Stock; lo scanner è un Epson Perfection V600 Photo.

Calcetto: pausa invernale

Un tombino sul lungomare

Ultimi scatti a casa, per finire il rullino

 

 

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Responses

  1. bella quella del calcetto. Si potrebbe reintitolare ZERO A ZERO?


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