Pubblicato da: miclischi | 5 gennaio 2012

Edgar senza crema

Di Caprio ci fa la sua figura

Clint Eastwood. Smessi i panni del pistolero laconico ed eclettico dei tempi di Sergio Leone, sono ormai parecchi anni che gira film di qualità, con attori importanti, con messaggi importanti. Come se nella vecchiezza sentisse l’impulso irrefrenabile di fissare sulla pellicola fatti, personaggi, opinioni, prima che vadano persi con l’avvicendamento generazionale. Perché il vecchio Clint, tutto sommato, risulta essere abbastanza anticonformista, nel panorama culturale e cinematografico statunitense. Ben vengano quindi le sue idee, le sue puntualizzazioni, le sue belle immagini.

Ma due ore e un quarto su J. Edgar Hoover, il poliziotto che creò quasi dal nulla l’effe-briài negli anni ’20 del novecento, e ne rimase alla guida per cinquant’anni… bè, forse alla fine risultano in un polpettone che fa sembrare scomoda anche la poltrona di cinema più confortevole che si possa immaginare. Specialmentte se da una poltrona dietro proviene persistentemente l’inconfondibile suono di uomo-che-russa.

J. Edgar Hoover

Bravi Leonardo di Caprio, Armie Hammer e Naomi Watts. Bravi soprattutto i loro parrucchieri (un po’ meno i truccatori, ma intavolare realisticamente un invecchiamento di cinquant’anni forse era oltre le loro possibilità). Bellissima fotografia, molto improntata al chiaroscuro estremo, con i visi drammaticamente tagliati dalle ombre. Grande profusione di luccicanti macchine d’epoca stile Dick Tracy. Un po’ troppe le scene in notturno urbano (vogliono fare i film di notte e non gli riesce). Ma insomma bravo anche il vecchio Clint, che evidentemente, “ci sa andare”. Però, alla fine, non si scappa alle proverbiali due palle come due caciocavalli.

Clint Eastwood, 82 anni

Giovane poliziotto soffocato da madre possessiva e ossessionato dai comunisti bolscevlichi (dopo tutto la rivoluzione russa è solo di un paio d’anni prima) fa il diavolo a quattro finché non convince i suoi superiori a mettere in piedi un’agenzia investigativa federale (quel che poi sarà l’FBI). Riversa le proprie frustrazioni personali (il soffocamento della sua personalità causato dalla madre, l’omosessualità inconfessabile, l’incapacità a relazionarsi con le donne) nella parossistica lotta contro i “nemici della patria”, nell’ossessione di non potersi mai fidare di nessuno.

Quasi ridicolizzato da Clint Eastwood nelle sue perentorie citazioni d’epoca contro comunisti, radicali, negri, e oppositori di ogni genere, recupera un barlume di umanità solo in vecchiaia, nel rapporto con l’amato collaboratore, nel delicato asettico relazionarsi con la propria segretaria di una vita.

E’ vero, l’impostazione data da Hoover all’FBI sarà quella dell’america autoritaria, dei segreti, delle intercettazioni compromettenti. Da quel germe di servizio investigativo federale si svilupperà il verme dell’intolleranza e della prevaricazione del potere. Ha quindi una sua valenza di ricostruzione storica di fatti che hanno contribuito a creare gli Stati Uniti del XXI secolo, il lavoro di Clint Eastwood; e l’angolazione da lui scelta, quella del personaggio pubblico visto attraverso la sua vita familiare e intima, tradisce un tocco di estrema delicatezza (la recensione di David Denby sul New Yorker definisce il film the portrait of a soul). Però…

Forse cinquant’anni di vicende storiche degli Stati Uniti indissolubilmente legate alle vicende di J. Edgar Hoover suscitano più frizzori dall’altra parte dell’Oceano. Da questa parte c’è forse un altro Edgar destinato a rimanere piacevolmente nella memoria collettiva: è quello della celebre crema di crema alla Edgar.

Indimenticabile Edgar

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