Pubblicato da: miclischi | 26 novembre 2011

Giovani, appassionati, appassionanti, garibaldini

Inizio: tutti vestiti di nero

Una volta si chiamava sala dei concerti, ora sala”Titta Ruffo”, in onore del celebre baritono pisano.  Siamo a Pisa, al primo piano del Teatro Verdi, proprio sopra al foyer. La sala si riempe tosto di spettatori, e il parquet della “scena” (uno spazio vuoto con un tendaggio di sfondo) si popola di giovani e giovanissimi. Tutti uguali, vestiti di nero. E qui inizia l’elencazione, la lista in ordine alfabetico di tutti i mille e rotti i ragazzi (e una ragazza!) che si unirono a Giuseppe Garibaldi per navigare fino alla Sicilia allo scopo di inseguire il sogno assolutamente visionario di unire il Sud d’Italia, governato a modo loro dai Borbone, al Nord dei Savoia. In mezzo c’era il Papa, ma quel problema sarebbe stato affrontato più tardi.

Insomma la lista. L’elenco. Innumerevoli nomi, cognomi, professioni, luoghi. Poi, all’improvviso, cominciano ad emergere personalità: un nome diventa una persona, una persona che rapidissimamente si racconta. Poi un’altra, e un’altra ancora. E questo inizio che è corale e singolare al tempo stesso dà il ritmo e il senso a tutto lo spettacolo che ne seguirà, multiforme e composito. Durerà in tutto un ‘oretta e mezzo; tutto il tempo necessario, spiega Franco Farina nelle note di sala, per leggerlo davvero tutto, l’elenco.

Lo spettacolo si chiama Sognare un’Italia. Alla ricerca dei Mille. E’ stato messo insieme dagli allievi del terzo livello di Fare Teatro, sotto la guida di Franco Farina, Cristina Lazzari e Luca Biagiotti.

C'è anche il teatro dei pupi

E ripercorrendo le tappe che portarono all’organizzazione spontanea della moltitudine che si radunò a Genova, e poi il viaggio in mare (con la truppa dei ragazzi che oscilla e rolla e beccheggia instabilmente sulla scena, fattasi ponte di nave) e lo sbarco (come un sol’uomo) a Marsala, e poi su su, le tappe di avvicinamento a Palermo…  insomma in tutto questo percorso intervallato da storie personali e collettive, da inserti di intensa tragicità – o comicità – di rapidi cambi di registro, di luce, di costume, di intensità… cresce e cresce la passione partecipatoria di questi ragazzi e ragazze in scena. E nel narrare la passione garibaldina che animò quei giovani di centocinquant’anni fa, gli attori sono catturati e affascinati e contagiati da quella stessa passione. La fanno propria e, soprattutto, la trasmettono amplificandola al pubblico che segue questa meravigliosa storia meravigliosamente raccontata con crescente partecipazione e commozione.

Commozione che raggiunge forse il suo apice al momento del monologo di Marta Bettini (fra gli interpreti tutti convincenti e appassionati se ne citi almeno una), voce di Rosalia Montmasson (infelice ganza – a dire il vero era la moglie – di Francesco Crispi). L’unica donna infiltrata fra i Mille, mascolina e pure femminilissima testimone e artefice di quella vicenda militare, patriottica, visionaria, ma soprattutto umana.
E così, nelle tappe di questo viaggio prima per mare e poi per terra (viaggio che una quindicina di attori hanno fatto davvero poche settimane prima dello spettacolo – viaggio documentatissimo sul loro gruppo di facebook), passando per Calatafimi, per le numerose morti, attraverso la scoperta di nuovo mondo, attraverso gli innumerevoli dubbi (ma la Sicilia sarà davvero Italia?), questo manipolo di giovani affascinati e affascinanti arriva a Palermo. Con un ritmo incalzante in crescendo, accompagnato sempre dai nomi, quei numerosissimi nomi, cognomi, professioni e luoghi d’origine, a far da basso continuo di quest’opera che finisce davvero in musica – e in canto – nel finale in cui i personaggi si fanno ancora più vivi e veri, trascinati e trascinanti nel gran fiume in piena della passione.
Abène. Uno spettacolo ben inventato, ben strutturato, ben realizzato. C’è da sperare proprio che non non rimanga un evento localistico; sarebbe davvero ingiusto. Questo piccolo grande dipinto di storia e d’umanità meriterebbe di girare, di raccogliere partecipazione ed emozione in giro per quest’Italia (un’Italia) in cui forse c’è ancora tanto da sognare.

Alcuni degli attori di Fare Teatro con Franco Farina durante la spedizione in Sicila

Un'avventura pazzesca

Per la cronaca: c’è una particolarità in questo evento teatrale: lo spettacolo è stato presentato al pubblico pochi giorni dopo che a Pisa era sbarcato anche, al cinema,  I primi della lista, film di Roan Johnson. Che c’azzecca? Bè, la storia dei giovani pisani che nel 1970 pensarono bene di scappare per andare a chiedere asilo politico in Austria perché ritenevano imminente un colpo di stato militare ha dei punti di contatto con l’avventura garibaldina. In epoca risorgimentale quel personaggio ipercarismatico e parecchio anticonformista (qualcuno ricorda il Garibaldi fricchettone di Mario Marenco?), quello col barbone perennemente puzzolente di tabacco, di vino e di t***,  riuscì a trascinare un bel gruppo di giovani (non due, bensì più di mille!) in un’avventura dettata dalle sue convinzioni politiche e che a buon diritto poteva essere considerata pazzesca.  Nel 1970 il carismatico e di sicuro iper-anti-conformista Pino Masi trascinò i due giovani Lulli e Gismondi (così almeno lascia intendere il film) in un’avventura che di pazzesco aveva quasi tutto. Il film di Johnson punta soprattutto sugli aspetti umoristici della vicenda (e ci riesce benissimo), mentre il lavoro di Farina & C. realizza un ben bilanciato miscuglio di tragicità, cronaca, commedia e passione civile. Certo, però, chissà se sarebbe contento il Masi di essere accostato a Garibaldi come personaggio storico…

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