Pubblicato da: miclischi | 13 novembre 2011

Il Foglio Letterario fa centro un’altra volta, anzi due volte!

Il logo dell'Editore

Quando un lettore si affeziona a una casa editrice, piccola ma di qualità, ai suoi autori, al suo stile, è sempre bene fidarsi dei buoni consigli di chi la gestisce. E così, dato che al Pisa Book festival non c’erano novità del Guantini (ma si rumoreggia che abbia già un nuovo libro, e stia forse tentando il salto verso un editore più importante), l’editore, che ormai si era accostumato ai gusti del lettore, consigliò due titoli, uno dei quali, addirittura, con l’incoraggiante e definitiva affermazione: Ti piacerà di sicuro.

Si tratta delle Edizioni il Foglio Letterario di Piombino. E l’editore ha di nuovo fatto centro.

Poesia, scrittura, miniera, potere

Dapprima con la storia svelta eppure intensa di David Marsili, biologo livornese, ma anche musicista e, naturalmente, narratore. Il suo Uomo di tungsteno è un libro a più facce, incentrato principalmente sul valore della parola scritta, della poesia, della traccia lasciata con intensità su un taccuino. Ma c’è, con forza, l’elemento di sottolineatura dell’ingiustizia sociale, delle condizioni di lavoro precarie o pericolose. Degli imbrogli del potere, siano essi esercitati dal padrone di una miniera o all’interno di una famiglia. Scorre via veloce, questo romanzo breve di Marsili, ma lasciando nel lettore numerose tracce. Si affievolisce un po’, la verve narrativa del Marsili, verso il finale, dove l’atmosfera di suspence appare un po’ in contrasto con la narrazione piana e ultrarealista che caratterizza tutta la storia.   Ma la riuscitissima ambientazione multi-temporale e multi-spaziale accompagnano il lettore per tutta la storia, e lo avvolgono e stravolgono con forza. Una’opera narrativa molto ben riuscita.

Altri tempi

Ma il libro davvero straordinario, quello che l’editore aveva giustamente indicato come di sicuro piacimento, un volumone pesante e spesso, ma lievissimo nella scioltezza del linguaggio e freschissimo nella narrazione è lui, l’Uliano dell’elbano Sergio Rossi (è il direttore del quotidiano online Elba Report). Il sottotitolo (ma anche il titolo!) già suggeriscono di cosa si parla: zuppe d’ova, bandiere rosse, seicento multiple e tavoli di latta. Insomma, un ritratto vividissimo della vita in un paese immaginario della costa toscana a cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’50 del ‘900. Quando la guerra fredda non era solo fra il l’alleanza  atlantica e il  patto di Varsavia, ma si consumava quotidianamente nei paesi fra le sezioni di partito, il bar dei compagni e quello dei democristiani, i piccoli e grandi poteri locali lottizzati, le feste dell’Unità e le iniziative della Parrocchia. Il tutto, trovandoci in toscana, e sotto la penna di un abilissimo scrittore, condito dal linguaggio, dallo sberleffo, dal ridicolo e dal caricaturale. Ma dosati così bene, ma così bene, che leggere della nascita e dell’infanzia di questo geniale bambino (la mamma aveva capito che si sarebbe chiamato Giuliano) nato in una famiglia di lavoratori comunisti, delle sue vicende familiari (sono in 7 fra fratelli e sorelle), di quelle scolastiche (con la perfida maestra che non accetta che scriva con la sinistra), del suo scoprire il mondo e la vita… è un vero piacere. E si vorrebbe che non finisse mai, questa storia, tanto ci si cala dentro quell’ambientazione così cinematografica, in cui convivono atmosfere alla Fellini e alla Virzì e che racconta un mondo che non c’è più.

Non c’è mai un tono nostalgico nella scrittura di Rossi. Certo fa quasi sorridere, al giorno d’oggi (ex-comunisti ed ex-demoscristiani che convivono nello stesso partito e occhieggiano amichevolmente agli  ex-fascisti in cerca di alleanze…), ripercorrere la storia politica del dopoguerra. Rileggere di quelle rivalità, di quelle chiare e imprescindibili idee che guidavano le scelte individuali e e le scelte dei diversi schieramenti politici. Quando i socialisti erano considerati “compagni di serie B”, i democristiani erano i nemici da battere –  e da sbefffeggiare – ma con i quali si poteva anche confrontarsi democraticamente; e i fascisti erano fascisti e basta, da non considerare neanche come avversari politici.

Ma c’era, parallelamente, anche la vita di paese.  E quindi c’era da conciliare la rivalità politica con le esigenze quotidiane: la sarta, l’autista della corriera, il panaio, la maestra di scuola, la levatrice, l’alimentarista… anche la battona ufficiale del paese. E questi due coacervi di relazioni, quelle fra gli appartenenti agli schieramenti politici, e quelli fra gli abitanti dello stesso paese, si fondono in un grande dipinto appassionante. Abène. Peccato che poi a lungo andare il libro, poi, finisce.

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Responses

  1. […] quasi epico di storie ultra-localistiche ambientate in Toscana; si ricordano l’epopea di Uliano, e in certa misura anche le vicende narrate dal […]


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