Pubblicato da: miclischi | 25 ottobre 2011

Karim Buzer: esperienze amorfe e cultura letteraria

Joachim Seinfeld: cinepresa amorfa (1988)

Che ci sia, che ci possa essere un qualche parallelo fra la Cinepresa amorfa  di Joachim Seinfeld e il Fotogramma atipico di Karim Buzer? La prima opera è un dipinto a olio su tela di 20×20 cm dell’artista tedesco, realizzato nel 1988, quando aveva 26 anni. Il secondo è il romanzo d’esordio di uno scrittore – pisano di origini libico-molisane – di due anni più vecchio, pubblicato quest’anno.

Compare più d’una volta, nel libro di Buzer, l’aggettivo amorfo. Atipico… Amorfo… Senza forma, senza standard, queste due parole si confondono, e queste storie raccontate a tutta velocità dal giovane autore ruotano proprio intorno al tema dell’indeterminatezza. Poi fotogramma e cinepresa sono due parole che parlano dello stesso tema: l’immagine. Ma c’è un altro delicato e poetico motivo per accostare le opere di questi due artisti: una delle struggenti immagini evocate nel libro è quella della giovane artista che appende i propri quadri (quadretti, ci si immagina che siano piccini proprio come questo di Seinfeld) ai rami degli alberi in un parco pubblico, in mezzo alla città.

Un buon esordio

Il libro, agile e piacevole, di Buzer, viaggia su più binari contemporaneamente, ingarbugliando i lembi complicati dell’esistenza del protagonista nella quale però egli rimane solidamente al proprio posto con le sue ferme idee. C’è il binario della narrazione (di gran lunga il più efficace), quello della poesia, il filone filosofico (insomma…) e quello autoanalitico, quello allucinato… insomma c’è un gran mescolone di stili, spunti, idee e sensazioni. Con bruschi cambi di rotta e di suggestione. Ma i lati che colpiscono in questo giovane autore sono principalmente due: la straordinaria capacità visuale (da cui il fotogramma?) nel narrare storie piccole e grandi, momenti, giornate o esistenze che siano; l’altro, sottofondo sommesso ma costante in tutta la storia, è l’amore incondizionato per i libri, per gli scrittori, per la lettura, per i fondamenti solidi della cultura e del sapere. Mi sono sempre nutrito della lettura come una pianta si nutre dell’acqua, con le mie egoistiche radici ho posato gli occhi su capolavori mietendo vittime al mio passaggio. Dalla necessità della lettura alla necessità della scrittura il passo è breve.

Il messaggio di Karim Buzer appare evidente: la cultura salverà Dan (il protagonista delle storie, alter-ego dell’autore) dalle sue innumerevoli sfighe e disavventure, lo salverà dalle scazzottate nelle quali inevitabilmente si ritrova coinvolto, dalle delusioni, dai rifiuti, dagli sfratti e dai lavori persi, dal dolore indelebile per la morte di un’amica.

Un piccolo gioiello cesellato con cura, nel cuore del libro, è proprio il mini-racconto, poco più di due pagine, Sara e la marmellata. Si trova pagina 128 della prima edizione. In bilico fra la vita e la siringa, Sara ha spesso accanto Dan, disilluso ma presente, ferito ma lucido di fronte alla realtà (i tossici mentono e basta); fino al racconto di splendida intensità – solo poche righe – del funerale. Ecco, queste due paginette sono di una tale maturità ed efficacia che da sole valgono tutto il libro.

Karim Buzer, Fotogramma atipico – Romano editore, 2011 – 168 pagine, 14 Euro.

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Responses

  1. Babbino!!!! Bello il commento! Pero’ ora mi devi mandare il libro cosi lo leggo 😀 mwah mwah


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