Pubblicato da: miclischi | 23 ottobre 2011

La Pisa del Malvaldi: peccato…

Nuove sfide malvaldiane

Quando un bravo scrittore, apprezzatissimo per la sua intelligenza, il suo stile, l’uso misurato delle inflessioni dilettatali, dopo qualche romanzo amatissimo da pubblico e critica, si dedica a un nuovo lavoro e soprattutto a un nuovo genere, i suoi fedeli lettori ci si gettano con voracità. Pregustano nuove invenzioni e arguzie, si aspettano colpi di scena inusitati, auspicano – soprattutto – di scoprire un nuovo modo di vedere Pisa, ma soprattutto un modo nuovo di raccontarla.

Il libriccino Scacco alla Torre di Marco Malvaldi – per una volta pubblicato dal pisanissimo editore Felici invece che dal siciliano Sellerio (fatto, questo, sottolineato da una gran presenza del rosso in copertina, in costola, e in quarta , quasi a prendere chiaramente le distanze dal blu profondo dei precedenti libri selleriani) – prende vita da un intento nobilissimo: cercare di far passare il messaggio che Pisa non è solo la Torre Pendente; che ci sono altri luoghi d’interesse storico che sono sistematicamente ignorati dai turisti; che la propria personale esperienza della città può suggerire luoghi, case vicole e palazzi di cui possano godere sia i turisti di passagggio che i pisani distratti.

Intento riuscito solo in parte. In piccola parte.

Sarà che questo libro, come egli stesso ha raccontato in occasione della presentazione al Pisa Book Festival 2011, lo ha scritto d’estate, mentre era occupato anche con altri impegni? Sarà che nel parlare di Pisa l’autore si è lasciato prendere da mille rivoli di pensiero che lo hanno fatto deviare dall’idea originale? Padronissimo l’autore di spaziare e saltare di palo in frasca senza un disegno organico, ma l’impressione che prevale alla fine della lettura è che le tante idee, informazioni, riflessioni e spunti si sarebbero forse meglio prestati alla pubblicazione di una serie di articoli sul Tirreno che non di un libro.

Un po’ come fece anni fa Giampaolo Testi: dopo aver pubblicato nella cronaca cittadina articoli di varia curiosità sulla città, alla fine se li fece pubblicare in volume da Nistri-Lischi. Ne venne fuori un libretto godibile (Scuriosando per Pisa), dichiaratamente nato come raccolta di idee e spunti, senza pretesa di presentarsi come un lavoro organico e rispondente a un’idea programmatica.

Marco Malvaldi presenta il suo libro al Pisa Book Festival

Insomma il libro del Malvaldi: va bene, anzi benissimo, quando rispetta l’idea originaria: suggerire e raccontare l’altra Pisa, i suoi luoghi, i suoi itinerari, le sue rispettabilissime preferenze. Ma che c’azzecca il pippone in cui per svariate pagine l’autore ci illustra in dettaglio le inottemperanze amministrative dell’Università (l’annunciata ma mai realizzata costruzione di un nuovo dipartimento?).  O che c’azzecca illustrare il laboratorio Virgo (senza dire neanche dove si trova – davvero!), un aspetto della pisanità che probabilmente a un turista distratto che cerca alternative alla Torre non farebbe forse far venire l’acquolina in bocca? O le sue personalissime (per quanto condivisibili) opinioni sul gioco del ponte?

Insomma un coacervo di idee, opinioni, spunti, riflessioni su Pisa (e sulla propria pisanità) dal quale si fa fatica ad estrarre quel che in primis l’autore si era ripromesso di segnalarci: itinerari alternativi alla monomaniaca visita frettolosa alla Torre di Pisa.

Poi, sorprendentemente, qualche imprecisione, inesattezza ed omissione. Si sa, e comunemente si dice, che ogni fiume ha la sua riva destra e la sua riva sinistra, e che i riferimenti relativi all’andamento del fiume e delle sue adiacenze si definiscono come “a monte” e “a valle”. Il Malvaldi, padronissimo, preferisce riferimenti cardinali, per cui nel suo libro si ragiona più che altro di nord, sud, est e ovest (come comunemente si legge nei romanzi e si vede nei telefilm americani). Padronissimo, senz’altro, ma che vuol dire (pagina 19) Camminando sul lungofiume, noterete che alcuni dei palazzi sulla riva destra del lungarno sono dipinti con colori sgargianti? Riva destra del lungarno? I lungarni hanno rive destre e sinistre? Se poi il lungarno in questione si trova sulla riva sinistra del fiume, il ragionamento si fa alquanto contorto, e il povero turista in cerca di spunti alternativi alla torre potrebbe trovarsi per lo meno confuso.

Poi: pare strano che in fondo a Borgo Stretto, se invece che andare a diritto si svolta a sinistra, ci si ritrovi in Via del Mille. Povero Ulisse Dini! Che fine ha fatto la sua via (su cui si affaccia, quella sì, via delle sette volte)? E il monumento nel quale quasi sempre la mano del rètore scenziato contiene una bottiglia di Coca-Cola o di altra bibita? Si sa (lo si scopre alla fine) che il matematico pisano preferito dal Malvaldi è Leonardo Fibonacci. Ma povero Ulisse Dini, e povera toponomastica!

Infine: dicesi (lo dice il Malvaldi accennando in uno dei capitoli finali al suo amato litorale pisano) che la pertinenza del litorale termina a Tirrenia. O bravo. E il Calambrone? La pertinenza del Comune di Pisa si spinge fino all’omonimo fiumiciattolo interrato che lo separa da quello di Livorno. E poi, forse, un turista che aggalli a Pisa fuori stagione avrebbe più piacere a passeggiare sulla spiaggia malinconica del Calambrone fra le colonie in via di restauro, che non passeggiare per le fintissime vie di Tirrenia dalle quali, fra l’altro, non si vede neanche il mare. Questione di gusti e di storie personali, ci mancherebbe, ma di certo la pisanità non si ferma a Tirrenia!

Ci sono qua e là delle piccole reminiscenze narrative che fanno rammentare del miglior Malvaldi, e ci fanno attendere con anzia (con la zeta) il prossimo romanzo con gli omìni del Bar lume. Ecco una perla  da questo libro minore, traccia indelebile del narratore di qualità, gentile, poetica, eppure ferma e incisiva: …io e i miei compagni di classe fumavamo, discutevamo di ragazze che non ci avrebbero mai degnato nemmeno di uno sguardo e, come tutti gli adolescenti, facevamo finta di essere adulti.

Erano gli anni ’80 del ‘900

Per la cronaca: L’idea di Marco Malvaldi – attirare l’attenzione di pisani e forestieri su luoghi e itinerari alternativi a quelli triti e ritriti – non è nuova. Ci pensarono negli anni ’80 del Novecento Giordano Martinelli e Ermanno Maci con quattro libriccini (pubblicati da Nistri-Lischi ma oggi purtroppo introvabili) dedicati ai quattro quartieri di Pisa. L’intento degli autori fu chiarissimo nel presentare il fascicolo sul quartiere di Santa Maria, nel quale spiccava vistosamente  l’assenza ingombrante della Piazza dei Miracoli.  In quarta di copertina dello stesso librino si legge una specie di dichiarazione programmatica di tutta la serie: … è dedicato ad ogni pisano perché ritrovi più ricchi e familiari i suoi luoghi consueti; è rivolto al turista che vuole conoscere ed è curioso di approfondire. Rispetto allo stile  malvaldiano, i libretti di Martinelli e Maci avevano un approccio più storico e storiadell’artistico, certamente più serioso; ma l’intento di fondo era proprio quello di suggerire e segnalare scorci meno noti della città, e di raccontarne la storia e le curiosità. Così, si trovano raccontate con un livello di dettaglio giustamente turistico le vicende storiche e artistiche delle vie, dei monumenti e dei palazzi di Pisa, ma viene citata anche la lapide che ricorda Franco Serantini in Piazza San Silvestro.

Varrebbe la pena, forse, di rispolverare questi itinerari martinelliani, attualizzarli, riproporli in nuova veste e ripresentarli come piccoli ed agili strumenti di conoscenza per i pisani e per i turisti (come recita in quarta un altro volumetto). Magari in salsa malvaldiana?


Responses

  1. per caso quelli della nistri sono amici tuoi? noto che li nomi spesso 🙂
    Insomma, proprio proprio non ti è piaciuto; invece avevo sentito che era bellino quell’altro suo, in cui c’è di mezzo un cuoco.

  2. Ciao,
    sono Marco Malvaldi, e ti volevo ringraziare sinceramente per l’attenzione che dedichi a tutti i miei libri, anche quando (come in questo caso) evidentemente non sono proprio quello che ti aspettavi… Mi dispiace di averti deluso (anche se, in effetti, averti deluso forse significa che avevi aspettative piuttosto alte), e ti prometto che conto di rifarmi a partire da gennaio (il 12 esce il nuovo Massimo+vecchietti, di cui sono piuttosto soddisfatto).
    Comunque, quello che volevo dirti è che il tuo è un ottimo esempio di come si scrive una recensione negativa: in ottimo italiano, ben motivata e soprattutto sincera. E di questa sincerità, e dello sprone che mi dà a migliorarmi come scrittore, ti ringrazio.

    A presto
    Marco


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