Pubblicato da: miclischi | 21 ottobre 2011

Due solitudini in Toscana

L'edizione Bompiani del 1965

Gli ci vollero dieci anni, a  Richard Yates, per mettere insieme le storie pubblicate sotto il titolo Undici solitudini (Eleven Kinds of Loneliness) del 1962. Questi undici racconti vennero pubblicati solo un anno dopo il moderato successo di Revolutionary Road; ma questo secondo sforzo letterario produsse un quasi inequivocabile fiasco (come racconta Blake Bailey nella biografia di Yates – A Tragic Honesty -, a fronte di 543 copie distribuite dall’editore a recensori, autori, critici, giornalisti e librai, solo duemila copie furono vendute).

Il mancato successo di Yates (apprezzato forse più in Europa che in patria – in Francia il suo libro venne definito come l’equivalente newyorkese dei Dubliners di Joyce) rimane un mistero. Eppure quella sua prosa matter-of-fact pare proprio un’anticipazione di quella – ebbe grandissimo successo pochi anni dopo – di Raymond Carver.  Con una differenza non da poco: nella prosa di Yates, diversamente da quella carveriana, non c’è traccia di ammiccamenti al lettore o di autocompiacimento. E questo suo scrivere asciuttissimo, quasi schivo, di certo non deve averlo aiutato a catturare le simpatie dei lettori e dei critici.

La biografia di Yates

Non compare quasi mai, nei racconti di Yates, la parola solitudine. Nelle esistenze dei personaggi (che siano bambini,  studenti, malati di tisi – o parenti di malati – reduci di guerra, giornalisti, scrittori, o tassisti…) la solitudine è intrinseca ma non apertamente dichiarata.  Traspaiono, dalle pagine di queste undici storie, le gore di umido che trasudavano dal seminterrato malsano in cui si ritrovò a vivere Yates dopo lo sfasciamento della propria famiglia, le sbronze solitarie, la solitudine, appunto; ma emergono con potenza anche i momenti di gioia e di consolazione che per l’autore, in quel periodo, erano legati soprattutto alle discussioni sulla letteratura, sugli scrittori, sui libri – che fossero con i suoi studenti, con i suoi amici, con una qualche squinzia che magari gli fosse riuscito di agganciare.

Due libri in uno

Passons. C’è un libriccino uscito in questo 2011 che contiene due libriccini. Non una storia a quattro mani, ma due storie che convivono nello stesso volume. Bruna Cordati scrive Barga: il ricordo e il racconto; suo figlio Giordano Martinelli le fa compagnia con Casa grande. Sulla copertina giallina, a separare le righe che indicano autori e titoli dei due racconti, una   piccola  riproduzione in bianco e nero di un quadro di Bruno Cordati, babbo dell’una e nonno dell’altro. Leggendo queste pagine che provengono da due generazioni, da due mondi diversi, eppure strettamente legati, viene da pensare a un possibile titolo comune: Due solitudini.

Macché intrinseche, sottaciute, sottintese: queste due solitudini toscane sono di molto esplicite. Ma, naturalmente, gli autori vivono – e raccontano – le proprie solitudini in modo alquanto diverso.

Per Bruna Cordati – novantenne – la solitudine è ricercata, condizione essenziale per esercitare il pensiero, per scavare la memoria. Solo in solitudine – forse – possono riaffacciarsi  volti, oggetti, voci, case, piante, vite… Da sola – non altrimenti – l’autrice può vedere chiaro in sé il concetto stesso di tempo: … com’è bello, penso, com’è bello: la superficie del tempo, con moto ilare e spontaneo, si incurva in forme accoglienti. E dal ricordo, dal tempo, ecco, indispensabile, la scrittura. Ora vorrei capire perché, ogni volta che la voglia mi spinge a scrivere, questa voglia nasce dalla zona dell’infanzia, e ci rimane. E questa scrittura, lieve alla lettura ma raffinatissima, piega al proprio volere i verbi, gioca con la loro transitività, trasforma e plasma gli aggettivi, costruisce un linguaggio che è al tempo stesso arcaico e modernissimo, rivoluzionario. Dopo tutto, la Cordati è stata per tutta la vita una straordinaria insegnante di italiano.

Il Duomo di Barga visto dall'altana di Casa Cordati

Lo dice il titolo stesso, lo dicono le pagine fatte di parole scelte con cura e incasellate nelle frasi con delicati gesti d’affetto, di rispetto, d’amore per la lingua italiana; come diceva anche Cippi Pitschen nella sua ultima intervista: raccontando ricordo, e ricordando racconto. E il racconto di Bruna Cordati è al tempo stesso raccontare il sé e raccontare quel che oggi a buon diritto si può considerare un altro mondo. Un mondo in cui i rapporti umani e i rapporti sociali erano governati dalle necessità quotidiane. Fra i disagi della campagna e fra le montagne della Garfagnana, nelle famiglie chiuse e autoritarie, nei tanti doveri imposti dal vivere. E così l’autrice raccontra lo stupore di una donna di paese che si trasferisce in un altro borgo dove… le pareva che la gente fosse abituata a un eccesso di comodità, l’acqua in casa, il fornello a  carbone invece che il solo caminetto, pane e pasta “comprati”. Davvero, un altro mondo, ormai anche difficile da immaginare. Menomale che qualcuno ce lo racconta per bene.

La sala dei concerti

Con le storie di Giordano Martinelli, cinquantenne, si gira davvero pagina. C’è un salto generazionale, c’è un salto stilistico, c’è – soprattutto – un salto nell’approccio stesso alla solitudine e alla scrittura. Non è nata come una scelta, questa solitudine di Giordano Martinelli; imposta dalle circostanze, dal contorno, dalle persone, dalla scuola, dal lavoro, dalla vita… alla fine è stata metabolizzata, convissuta, accettata ( quasi: tutta questa solitudine non mi fa bene). E nel rito di passaggio che così precisamente documenta l’autore, in questo lasciarsi alle spalle la costa e arrampicarsi sulle colline fino alla casa del nonno, si esplica una svolta di vita costosissima ma necessaria. I frammenti iniziali nel racconto del Martinelli sono proprio appunti di lotta. Lotta quotidiana con le cose, con le circostanze, con le persone. Lotta  con i frigoriferi, le scale, la fatica, il fuoco, la notte, i burocrati, le cassiere e i poliziotti. In uno sforzo quasi primordiale questi piccoli passi, tragici ma anche animati da irresistibili scatti di ilarità, trasformano progressivamente la persona, la sua vita, la sua scrittura. Poi, quasi magicamente, compare a poco a poco la natura, compaiono le piccole e grandi soddisfazioni, se pur dispensate col contagocce da una vita spietatamente definita inutile; compare questo progressivo amore per il paese, la casa, i quadri del nonno, la madre anziana e bisognosa proprio della sua presenza.

Un dipinto barghigiano di Bruno Cordati

E a mano a mano che l’angoscia diminuisce, si fa più fine l’attenzione – velata di malinconia – alle cose d’intorno, alle persone, agli oggetti, agli animali, alle situazioni. E’ curioso, ma la maggior parte della gente che vedo passare mi sembra quella dipinta da mio nonno. … Per me è importante lasciare un segno nella mia vita mentre la sto vivendo. Per questo è così bello ridipingere le finestre del palazzo, vederle bianche e rinnovate, rafforzate.

Chi lo avrebbe mai detto. Così sembra di leggere fra le pagine e le righe di questo racconto che finisce proprio lì, nel rapporto recuperato e necessario con la madre. Dopo tutti gli ostacoli superati nella sua vita, le difficoltà incontrate, le delusioni e e le angosce, alla fine l’autore torna alle origini e lì trova le risposte a tanti perché.

A far da contorno a queste due storie unite e separate, la casa. Casa Cordati. Immensa, misteriosa, eppure apparentemente amichevole, con quella facciata di colore rosino antico con cui anni fa fu rimessa a nuovo. E le scale, tante scale su su fino all’altana, o giù giù fino alle cantine buie, e il giardino che è vicino eppure lontano. E i quadri del nonno, le saponette consumate a forza di strofinarci dentro i pennelli… In questo palazzo abitato anche da fantasmi nel centro di Barga si dipanano le storie, si sciolgono i nodi, si fanno i conti con se stessi. Ognuno alla propria maniera. Ognuno nella propria solitudine. Ma intorno, rassicurante, c’è lei: la Casa grande.

Per la cronaca 1: La traduzione italiana della raccolta di racconti di Richard Yates è stata ripubblicata da Minimum Fax.

Per la cronaca 2: Il libro di Bruna Cordati e Giordano Martinelli si può acquistare a Barga, a Casa Cordati in Via di Mezzo, oppure si può richiedere inviando un messaggio di posta elettronica a  Giordano Martinelli.

A Casa Cordati

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