Pubblicato da: miclischi | 10 settembre 2011

The Blues Boat 2011

da "Arte Navale"

Un’altra estate nautica. Dopo tre anni la Blues Boat ritorna a galleggiare e a navigare. Qualche acciacchetto in più, ma tutto sommato regge bene all’età. Lo dice anche il gruista che è abituato a maneggiare tante barche, lo dicono tutti, lo si sa: i Pivieri usciti dal cantiere CBS di Fiumicino a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 del ‘900 erano proprio solidi.

Peccato però, e questa è stata una novità assoluta rispetto a tutte le crociere precedenti, dal 1990 su su fino agli anni più recenti, che di Pivieri in navigazione , in rada o in banchina, stavolta non se ne sia incontrato neppure uno. Strano. Eppure è proprio qui, nell’arcipelago toscano, che un tempo c’era la più alta concentrazione di quelle barche ideate dal Livornese Aldo Renai e dal maremmano Mauro Mancini…

Sarà il tempo di crisi? I benzinai incontrati durante la crociera (un campione altamente rappresentativo in grado di testimoniare quel che succede in mare, nei porti, durante le stagioni nautiche) affermano senza esitazione che quest’anno c’era parecchia gente in meno rispetto alle estati precedenti. E chi va a fare rifornimento, anche con un superyacht che potrebbe agevolmente andarsene fino a chissà dove, fa quel tanto di gasolio o di benzina che gli basta per andare a fare il bagno nella caletta lì accanto.

da "Arte Navale"

Mah.  All’inizio di agosto a Porto Azzurro c’era una tangibilmente bassa densità di barche all’ancora nel porto naturale; ma nel finesettimana di ferragosto c’era il solito pienone. Carenza di pivieri a parte, invece, quest’anno è parsa aumentare la circolazione di barche a vela piccole e piccolissime. E’ capitato di incontrare un paio di solitari con barche sui sette metri,  un glorioso Bisso Two, famiglie numerosissime (estere, ci mancherebbe!) strizzate in barche poco più grandi di un Piviere, anche una famiglia arrivata dalla Germania con la barca sul carrello dietro al furgone VW che la sera prima del varo, imperturbabilmente, ha cenato al tavolo del pozzetto lassù per aria, nel parcheggio della darsena di Castiglioni. E forse allora è proprio vero che il vento della piccola nautica soffia ancora…

da "Arte Navale"

Ci sono le barche a vela enormi che fanno paura con le loro dimensioni indescrivibili, con quegli alberi che non si riesce neanche a immaginare quanto possano essere alti, con un sacco di hi-tech a bordo… ma anche tante facce annoiate. Ci sono, come sempre, splendide barche a vela grandi e grosse, quasi mai con le vele a riva. Tendalini (tendaloni!) e copri-randa complicatissimi scoraggiano i pigri vacanzieri i quali, anche con un bello scirocchetto (o maestralino) a favore – teso ma non impegnativo – , tutt’al più srotolano mollemente il fiocco; magari neanche tutto, che non si sa mai… Si vede proprio che hanno più voglia di andare in barca che di andare a vela. Forse è per quello che mentre navigavamo mollemente a farfalla da Punta Calamita a Poto Azzurro il timoniere di un  bel veliero di 12 metri francese che ci ha sorpassato – rigorosamente a motore – non ha potuto esimersi dall’apostrofarci con un Bravissimo (per motivi oscuri, i francesi usano la parola bravo come indeclinabile).

da "Arte Navale"

Ma in fondo, in barca ci si va mica per guardare gli altri: ci si va per godersi il mare, la costa, il vento; ma anche, come diceva il solitario Sal, per prenderci cura di noi stessi e della nostra barca. Ecco allora una piccola panoramica di questa crociera 2011.

Stagione bizzarra, questa estate. Il caldo veramente estivo è scoppiato solo dopo ferragosto; dispensando invece piogge lugline e aria fresca anche d’agosto (evento misurabile con i rari usi del tendalino – nuovo! – e con le rarissime aperture notturne degli oblò). Ma anche gran vento e grandi veleggiate. Nel veleggiare con vento teso e mare formato, nel caso si incontri un mercantile lanciato nella sua velocità di crociera, è bene prepararsi a una manovra diversiva. Loro non cambieranno rotta di sicuro, con buona pace delle norme per evitare gli abbordi in mare.

XIV edizione, 1957

Luoghi immutabili, luoghi mutati. Gli scogli Gemini sono sempre lì (passata Punta Calamita, costa sud dell’Elba). Il luogo si spopola di sera e si rimane soli in quella micro-darsena naturale a godersi il silenzio (rotto dalle grida dei gabbiani), l’acqua cristallina, il sole che tramonta. A capo Pero, invece, grandi novità: il villone della miniera, quello che sovrasta la spiaggina nera con i brillantini metallici,  è in via di ristrutturazione. Speriamo bene. A Porto Azzurro il traghetto della Toremar non ci va più. E così svanisce l’antica abitudine di attraccare temporaneamente alla sua banchina per andare a fare la spesa. Ora lì ci sono ormeggi per super-yacht, e bisogna arrangiarsi altrimenti. Al Giglio, come sempre, si balla. Con venti occidentali il riparo delle Scole ripara ben poco. Vabbè, questo si sapeva.  Giannutri sempre bella e aspra, ma quest’anno due tristi novità: cartelli dappertutto (come quelli di Dinamite Bla) vietano tutto a tutti, tranne percorrere il sentiero tra Cala Maestra e Cala Spalmatoi. E poi la villa romana non è più visitabile (e così sarà ancora per un bel po’ – se ne ragionerà a breve in altro apposito post). I fari: rimangono edifici di alto fascino e – potendo ancorare e sbarcare – meritano un’escursione. Due fra tutti: quello delle Formiche di Grosseto e quello del Capel Rosso al Giglio.

E sott’acqua? Inesorabilmente, un po’ di vita in meno e un po’ di mucillaggini in più. Ma la palma del porto dove più agevolmente si possono ricaricare le bombole passa di mano: da Porto Azzurro a Giglio porto.

Itinerario 2011

Guardia costiera: onore e rispetto per quei ragazzi che mentre il resto del mondo sta in vacanza, se ne vanno in giro in gommone (e in divisa) a vegliare sulla sicurezza degli altri. Difficile però che la loro solerzia possa alcunché contro i pazzi che vanno in mare come se fossero in autostrada, che fanno il pelo alla boa segnasub, che vanno all’ormeggio come se andassero in un parcheggio, il più delle volte sbraitando e maldicendo, sfoggiando lunghezze fuori tutto, cavalli e baffi di planata più che sapienza e cultura marinare. E allora i militi vengono a sollevare cavillose questioni con le barchette all’ancora di fronte (a debita distanza) a una spiaggina… Pazienza. Dopo tutto fanno il loro lavoro.

Tramonto al Campese, Isola del Giglio

Cultura marinara: se ne ragiona sempre, quando si naviga, quando si riduce la velatura, quando si osserva, quando si arriva in banchina e si passano le cime sotto a quelle della barca accanto, o quando si ripassa il vocabolario (le hit di quest’anno: bugliolo, raccare, galloccia, terzaroli – confidenzialmente… testaroli -, luce di fonda, caviglia). Ogni anni ci si guarda intorno e si è portati a pensare sempre la stessa cosa: che la maggior parte di quanti oggi vanno in mare presumibilmente non reputa necessario dedicare tempo all’apprendimento, all’acquisizione dell’esperienza nautica, al sapere. Come se bastasse affidarsi agli strumenti (ormai quasi solo elettronici), alle manovre idrauliche, alle eliche di prua, ai verricelli elettrici… per sapere come si va in mare.

Davanti alla spiaggia di Punta Bianca ((Isola d'Elba)

S’è visto anche un curioso tentativo di ancoraggio allo Ship della Meloria che vale la pena di essere raccontato: il motoscafo cala l’ancora e la catena e poi si dirige poderosamente a retromarcia in direzione grossomodo al traverso del vento. Spento il motore, l’equipaggio si appresta a fare il bagno ma oh, quale stupore: nonostante la barca sia solidamente ancorata con una cospicua quantità di catena… non se ne sta ferma ma, ahimé, tende bizzarramente a ruotare per orientarsi con la prua al vento. Poco prima di travolgere le barche e barchette alla fonda sottovento il verricello viene azionato e l’ancora ritorna su. La stessa manovra viene ripetuta un paio di volte un po’ più in là (con la stessa tecnica) finché il motoscafo con gli audaci ancoratori decide di andarsene. Qui non si tratta di fare errori che poi servono a fare esperienza (come il celebre incaglio del Godot in Capraia… come dimenticarlo!, o quello della Blues Boat a Malfalco). E proprio una questione di ignoranza. Come si fa ad ancorare senza preoccuparsi di osservare la direzione del vento? Come si fa a ipotizzare che quello sia un dato irrilevante? Barche fino a 10 metri e motori fino a 40 cavalli, si sa, non richiedono neanche una patente. Ma è stupefacente osservare come ci sia un quasi totale disinteresse a “sapere come si fa” prima di farlo. Ci sono fior di libri e manuali (non più solo l’Imperato!) e, come diceva Mauro Mancini, l’inverno è fatto apposta per leggere, studiare, imparare, preparandosi alle agognate ferie nautiche. Macché: una perdita di tempo. Come se per andare sott’acqua o a scalar montagne bastasse comprarsi le attrezzature e via, andare, senza prepararsi alimentando la propria conoscenza e la propria cultura tecnica. Come se per andare in barca bastasse comprarsela e andare. Senza sapere, senza lasciarsi avvolgere e affascinare dalla lieve mole delle nozioni necessarie per imparare quel che serve per diventare davvero, un giorno, gente di mare.

Un disegno di Mauro Mancini

Passons. C’è tanta bella gente in mare, per fortuna. E c’è la gioia di star confinati in pochi metri quadri con il proprio equipaggio a godere del tempo, dei luoghi, delle tante piccole avventure e disavventure che come sempre costellano una vacanza nautica. Poi viene il momento di indolcire le cime, riporre le ferramenta nella loro scatoletta unta di lubrificante, pulire il motore, smontare il verricello della deriva che se no si incricca di nuovo, sciacquare e riporre le vele, svuotare gavoni e sentine… Il lungo letargo della barca in secco ricomincia. E già si pensa alla prossima crociera, alle prossime avventure, ai tanti accorgimenti che si potrebbero adottare sulla barca. Aveva proprio ragione il Mancini: chi ama il mare, la barca, la vela, non smette mai di navigare.

Per la cronaca 1: Dott. F. ed E. Imperato: Arte Navale – Volume Primo: Attrezzatura e Manovra. Editore Ulrico Hoepli Milano, XIV edizione, 1957.

Per la cronaca 2: Le gallerie fotografiche della crociera della Blues Boat del 2011 sono tre: quella delle foto digitali, quella delle foto argentiche scattate con una vetusta Nikonos III  quella delle fotosub.

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Responses

  1. ah sempre belle le crociere della blues boat

  2. si, ma il prossimo anno o la prossima crociera voglio essere ammesso a partecipare…almeno alle selezioni!
    sulla tua barca ho stabilito il mio record di libri letti in una settimana! vorrei batterlo, prima o poi..


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