Pubblicato da: miclischi | 24 agosto 2011

Ma lo scatto fa click o clack?

Il prorompente obiettivo con il nome bene in evidenza

La Agfa Clack sembra optare decisamente per la seconda ipotesi. Del resto, su alcuni dizionari inglesi online si trova che i due termini sono di fatto sinonimi; più che altro, parrebbe, onomatopeici.

Una macchinetta di plastica prodotta dalla Agfa di Monaco negli anni ’50 del ‘900, con pochissime regolazioni e concepita soprattutto per essere semplice all’uso. Il sito di Alfred contiene una estesissima e dettagliatissima descrizione dei perché e percome di questo apparecchietto, per cui si rimanda a quel sito per i dettagli. Basti specificare che si tratta di una macchinetta per pellicola 120 in formato 6×9 (e quindi si possono scattare 8 foto con un rullino). La caratteristica forse più peculiare è che il tempo di otturazione viene liberamente interpretato dai vari commentatori come (da 1/15 a 1/60), mentre il manuale  di questo apparecchio indica chiaramente che si tratta di 1/35.  I due diaframmi di lavoro per foto non ravvicinate (oltre i tre metri) sono 11 e 16, mentre nella posizione da 1 a 3 metri il diaframma è solo 11.

La finestrella del contapose (con paraluce)

Alcuni dei siti web che trattano di questo apparecchio indicano che probabilmente l’intento della Agfa era quello di fornire al pubblico fotografico sempre più vasto un apparecchietto semplice e non troppo pretenzioso da destinare soprattutto alla realizzazione di stampe a contatto 6×9 (pratica tutt’altro che rara, visto che gli album fotografici familiari degli anni 30, 40 e 50 pullulano di stampe anche 4,5×6 e anche più piccole). Al consiglio di realizzare stampe a contatto si associa quello di usare pellicole a bassa sensibilità. Leggendo fra le righe si può intuire che la qualità dell’ottica non sia delle migliori, e che il grande formato in questo caso serva proprio a compensare le carenze ottiche.

Le tre combinazioni apertura / distanza

 

Alla prova pratica, effettivamente, gli scatti mostrano un po’ di blurring generalizzato (che di sicuro piacerà tanto ai lomografi), forse complice la pellicola da 100 ASA (una Foma). Ma i risultati non sono poi così distanti da quelli forniti da tante macchinette anteguerra. Certo, però, che da un 6×9 ci si poteva aspettare qualcosa in più. Rimane il piacere di maneggiare questa macchinetta tozza dal dorso curvilineo e soprattutto dotata (in questo caso) di una strepitosa custodia in similpelle rossastra…

Uno splendore

Per la cronaca 1: oltre ai siti citati, si trovano ulteriori informazioni, foto e descrizioni su camerapedia, Matt’s classic cameras, TW Oliver Photography.

Per la cronaca 2: Gli scatti qui sotto riprodotti sono stati realizzati con pellicola Foma 100 sviluppata con Fomadon R09 in soluzione 1+50; lo scanner è un Epspon Perfection 1240U con software Vuescan.

Al mercato di Marina

Al mercato di Marina

Il venditore della Clack dietro il banchino di tuberi del suo vicino (Mercatino di Marina)

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Responses

  1. 1) Se il tempo di scatto fosse di 1/15 mi sa che tutte le foto dei principianti cui questa macchinetta era destinata sarebbero venute mosse. Già 1/35…
    2) Bella la seconda foto del mercato di Marina, sembra piuttosto fatta in un suk arabo, o a Bombay
    3) La mia Zenza (sniff!) faceva senz’altro “Clack” e anche di molto forte. Mi ricordo quella volta che con Giovanni svegliammo un vecchietto che dormiva in sala d’aspetto alla stazione solo col rumore dello scatto


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