Pubblicato da: miclischi | 23 agosto 2011

Chernobyl: piovve sul bagnato

La centrale di Chernobyl

Chi è in grado di ricordare, ricorda. Quel giorno della primavera del 1986, il giorno della tragedia di Chernobyl, è rimasto impresso nella memoria, proprio come succederà 15 anni dopo con l’attacco alle torri gemelle a Manhattan. Chi è in grado di ricordare, ricorda; dove si trovava, cosa stava facendo, le prime reazioni, i primi commenti (come quello del tale comunistissimo filo-sovietico che sentenziò: “ma non poteva succedere negli USA?”).

Chernobyl, villaggetto ucraino altrimenti sconosciuto, è diventato notissimo a causa del disastro nucleare. Ma Francesco M. Cataluccio, che quel giorno si trovava a Varsavia, e quindi di radiazioni se ne prese un bel po’, racconta oggi tutta la storia di quei luoghi disgraziati, snocciolando con meticolosità tutte le tragedie che di epoca in epoca hanno martoriato quella terra e quelle genti. La tragedia nucleare assume allora l’ironico significato di ciliegina su una torta fatta di eventi luttuosi e tremendi, violenti e sconvolgenti.

25 anni dopo

Quella sfortunata regione fu a lungo terreno di guerra fra la Russia e la Polonia che se la contendevano.  Occupazioni alternate, eccidi, violenze, razzie. Ma fu anche terra di importanti comunità ebraiche, di volta in volta vittime di persecuzioni dall’una e dall’altra parte, o da chi si arrogava il diritto di poter decidere dei loro destini. Fino alle carestie ai tempi delle riforme agrarie staliniane. Il racconto di Cataluccio, narrato con la puntigliosità del ricercatore, è infarcitissimo con innumerevoli ribedoli iconografici, storici, sociali, religiosi, letterari, musicali. E compaiono all’improvviso con grande naturalezza ora una graphic novel di Igort, ora Una notte sul Monte Calvo di Mussorgski.

Una storia di grande impatto, raccontata benissimo nonostante gli innumerevoli incisi.  La visita dei luoghi del disastro – 25 anni dopo la tragedia – fa da sfondo alle ricostruzioni storiche dell’autore. E la tristezza che avvolge la vicenda (e che contagia inevitabilmente il lettore) si fa ancora più amara nella prospettiva di una Chernobyl trasformata in dysneyland per turisti morbosi. Un libro bello e tremendo, una lettura da raccomandare a chi c’era e si ricorda, ma anche a tutti quanti non c’erano ma hanno curiosità di conoscere, curiosità magari riaccesa dai recenti disastri nucleari in Giappone.

Per la cronaca 1: Francesco M. Cataluccio: Chernobyl. Sellerio Editore, 2011. 168 paggine, 12 Euro.

Per la cronaca 2: racconta l’autore che il nome “Chernobyl” è anche quello di una delle erbe prinicpali con cui si prepara l’Assenzio (Artemisia absinthum); in alcune lingue slave, tuttavia, i due componenti della parola significano  “nero” e “bianco”, come ben evidenziato su questa pellicola fabbricata nella Repubblica Ceca.

Per la cronaca 3: In questo video l’autore racconta l’inizio del libro:

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