Pubblicato da: miclischi | 11 luglio 2011

Arles 2011: il trionfo della foto-tessera

Amélie

Les Rencontres 2011: anche quest’anno una visita all’importante appuntamento arlesiano, ormai alla 42esima edizione, non poteva mancare.  E infatti se ne parlerà qui a breve. Per intanto, un piccolo spunto su uno dei fuochi d’attrazione e di attenzione di questi incontri 2011.

Arles 2011: la febbre della fototessera

Si sa che Arles ama il vintage: infatti ogni anno non mancano retrospettive di fotografi “antichi” dal sapore rétro. Poi ci sono gli annessi e i connessi: l’anno scorso c’era il tiro a segno fotografico, quello delle fiere, quello che se si coglie il bersaglio scatta la fotografia (deve avere avuto tantissimo successo, se lo hanno installato anche quest’anno). Questa volta è stato il turno del photomaton, detto anche photoautomat, insomma la macchinetta delle fototessera di una volta: quella che faceva le strisce con quattro foto in bianco e nero (più recentemente a colori)  per la patente o la carta d’identità. Insomma quell’oggetto straordinario, meraviglia della tecnica fotografica, così esaltato ed elevato al rango di co-protagonista nel film di Amélie.

L’angolino nel quale era sistemata la macchinetta in uno dei padiglioni degli Atélier delle ferrovie era frequentatissimo, con capannelli di gente a tutte le ore, ed anche un frequente viavai di tenici con le taniche degli acidi per far fronte al superlavoro delle vetuste apparecchiature. Il sistema era settato per scattare quattro pose diverse (una volta si diceva che per i documenti dovevano essere tutte uguali) e il prezzo era più che onesto: 2 euro. Persone singole,coppie, gruppi di amici: la sfida è stata raccolta dal grande pubblico:la gioia madeleiniana di poter di nuovo maneggiare la strisciolina di carta umidiccia e maleodorante, ritrovare l’antico gesto dello scuotere fra le dita le foto in attesa che si asciughino…

La strisciolina umida

Si sa che c’è un grande ritorno della fotografia a pellicola (e fra il pubblico non mancavano, fra le innumerevoli digitali, anche delle pregevoli reflex argentiche e anche parecchie – buon per loro – Leica); ma si può supporre che questo grande successo della fototessera sia stato in qualche modo inatteso.

C’è poi il volto della fototessera ultramoderno e proiettato globalmente dall’artista francese J. R. Un paio di padiglioni più in là, sbilencamente montata su una pedana e precariamente appesa al cavo di una gru, un’altra cabina per le foto. Ma non si tratta proprio di fototessera! Previo appuntamento con la paziente signora che gestisce le folle smaniose, si può posare nella cabina; viene scattata una foto che poco dopo viene sputata (in formato enorme: 100×150 più o meno) da un plotter… che si trova numerosi metri al di sopra. Come giustamente osservato da un bambino: et maintenant la photo va tomber du ciel? Che fare di questa mega-foto-tessera? Come negli altri progetti di J. R., le foto sono fatte per essere sparpagliate nel mondo: portare messaggi, diffondere idee, l’idea di quello che, a buon diritto, è definito global art project. E anche nel caso di questo Inside Out Project le foto sono fatte per viaggiare, diffondersi, essere reinterpretate ai quattro ancoli del globo. Ma sempre di fototessera si tratta! E questo grande ritorno al ritratto matter-of-fact è una delle innumerevoli facce della fotografia che a Arles, si sa, vengono prese, amplificate, stravolte, riproposte, magnificate, esaltate, compartecipate.

Una delle mega-fototessere per il progetto di J. R.

Per la cronaca 1:  per i maniaci del digitale ad ogni costo, c’è anche la possibilità di farsi delle simil-fototessera alla vecchia maniera senza schiodarsi dalla propria postazione: in questo sito (in inglese e francese) si può “virtualmente” entrare dietro la tendina della cabina, autorizzare l’accesso alla propria webcam e farsi scattare quattro foto. Naturalmente poco dopo la strisciolina con le quattro foto cade nell’apposito cestello e si sente il rumore del phon. Poi si può scegliere se le foto le si vogliono a colori o in bianco e nero, in striscia lunga oppure nel quadratino con le foto a due a due e infine, naturalmente, salvare il tutto sul computer, stampare, condividere per email, etc.

Per la cronaca 2: C’è un blog britannico interamente dedicato alle macchinette per fototessera. Naturalmente si chiama photoautomat.

Per la cronaca 3: dal suddetto blog si accede a una gran mole di informazioni e documenti, fra cui questo curioso articolo del Telegraph sulla storia del “photoboot”.

Quello qui sotto è un mini-video della photo qui tombe du ciel:

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Responses

  1. Great article. Love it and thanks for the mention.

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