Pubblicato da: miclischi | 19 giugno 2011

Ian McEwan: bravo ma…

 

Ian McEwan - foto di Annalena McAfee

Ian McEwan è in virtuoso della lingua. Inventore di parole e maniacalmente attento all’aggettivazione, scrive in un modo che è davvero un piacere perdersi nella lettura dei suoi libri di qualità.

Però il lettore (forse) percepisce una strana sensazione di disagio quando l’autore si avvicina ai grandi temi sociali dei nostri tempi; come fece in Saturday qualche tempo fa (ai tempi delle manifestazioni contro la guerra in Iraq) e poi, più recentemente, con Solar, in cui il tema è quello dei cambiamenti climatici e dell’effetto serra.

Una percentuale molto alta della narrazione McEwaniana non racconta i fatti, bensì i pensieri.  Come se l’attenzione fosse ossessivamente focalizzata sulle riflessioni intime dei protagonisti, e tutto il resto (gli altri personaggi, le loro vicende o, come nei due casi citati, importanti temi sociali) rimanesse fatalmente relegato sullo sfondo, ridotto a mero coacervo di dettagli quasi insignificanti.

Successe così con l’aristocratico chirurgo che operava accompagnato dalle note di Angela Hewitt che suona le Variazioni Goldberg (Saturday)  e succede di nuovo con il Premio Nobel per la Fisica di dubbia moralità, protagonista di Solar.

Ecco il neo nella superba arte narrativa di McEwan: una sorta di snobismo dei suoi protagonisti, che si riflette fatalmente nello snobismo dello scrittore. Alla fine si percepisce che a quei personaggi non importa poi così tanto cosa succede intorno a loro, tanto sono presi dalle proprie vicende intime e private.

E allora? Non sono forse più importanti la qualità della scrittura e la capacità di catturare l’attenzione del lettore per tutta la durata del libro? Sì, certo. Rimane tuttavia il dubbio che questi temi di grande attualità, queste  grandi questioni socio-politiche che esigono in qualche modo che ci si schieri da una parte o dall’altra, l’autore li tratti con un distacco che davvero pare tracimare in un insopportabile snobismo. Per cui non è forse del tutto illegittimo supporre che parlare di movimenti contro la guerra o a favore dell’uso di energie rinnovabili e a basse emissioni di gas climalteranti costituisca  un’operazione del tutto strumentale, un mezzuccio pubblicitario che alla fine lascia non poche perplessità.

Solar narra le vicende di un ex-scienziato che dopo le brillanti intuizioni che gli valsero il premio Nobel in gioventù non si è quasi più occupato di scienza, bensì ha collezionato una mezza dozzina di matrimoni e, soprattutto, un imprecisato numero di avventure e avventurette ossessivamente ricercate e spesso concretizzate con donne sparpagliate in tutto il mondo. Si trova invischiato in torbide questioni adulterine, fattacci di cronaca, sfighe assortite, ma coglie al volo una truffaldina occasione di rifarsi una verginità scientifica e ci si butta a pesce, sfruttando anche l’onda dei movimenti contro il riscaldamento dell’atmosfera. Di lì in avanti è tutto un declino: nel fisico, nella salute, negli affari, nelle vicende di cuore che si fanno sempre più ingestibili; fino all’inevitabile finale tragico.

Si legge davvero con piacere, la prosa McEwaniana, disseminata qua e là di irresistibile umorismo, e costellata di geniali invenzioni linguistiche; peccato per quello snobismo che tutto avviluppa e che inevitabilmente indispettisce il lettore, privandolo di quello che avrebbe potuto essere il piacere assoluto della lettura.

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