Pubblicato da: miclischi | 13 giugno 2011

Il potere duraturo dell’ironia

Stella Gibbons

Succede spesso, con i romanzi inglesi: si rischia di non capire fino in fondo se l’autore ci sia o ci faccia. L’ironia dello stereotipo britannico c’è davvero, oppure manca del tutto e ciò che sembra ironico a noi europei del sud è invece assolutamente serio per i lettori d’oltremanica? Se ne ragionava tempo fa qui a proposito di un romanzo di E. M. Forster; ma potente e irresistibile il tema si ripropone con Cold Comfort Farm di Stella Gibbons.

Un’oscura edizione da parte di un’altrettanto oscura casa editrice statunitense (BN Publishing) alimenta il dubbio ma sancisce con forza il potere straordinario della narrazione ironica. Infatti in questo libretto non è indicata da nessuna parte la data della prima edizione, per cui si potrebbe anche supporre che sia un romanzo contemporaneo, scritto con quel tanto di ampollosità necessaria all’ambientazione e alla caratterizzazione dello stile civilised britannico… Insomma, poi si scopre – sulla ricchissimissima pagina di wikipedia dedicata a questo romanzo, che fu pubblicato nel 1932!

La storia: una signorina-bene della borghesia londinese rimane improvvisamente orfana a vent’anni; bene educata ma priva di ogni abilità, le rimane solo una magra eredità, e quindi deve trovare una soluzione per sostenersi. Quindi decide di rivolgersi ai parenti per chiedere aiuto e finisce per essere ospitata in una fattoria in mezzo al nulla, da cugini scorbutici e rozzi, comandati a bacchetta dalla matrona che tutto sa ma mai appare fuori dalla sua stanza. La signorina indebolita decide di insegnare a tutti le buone maniere, ma anche di favorire l’emancipazione personale di questi personaggi campagnoli che non hanno mai avuto il coraggio di coltivare le proprie aspirazioni.

Una favola molto piacevole (non manca neanche il lieto fine), ma soprattutto un formidabile saggio di ironia; talmente potente che come si è visto regge benissimo al tempo. Quando Flora (la protagonista) si trova per l’ennesima volta coinvolta in qualche assurdità familiare dei suoi cugini, la narratrice osserva: she felt as though she were at some awful modern play that goes on for hours and hours.Tutta la narrazione è infiorettata di frecciatine qua e là, e ce n’è per tutti: dai maniaci religiosi, alle abitudini sessuali dei bei tenebrosi di campagna, alle rigide regole delle relazioni sociali, ai rapporti uomo-donna, alle smanie degli scrittori, al matrimonio, etc. etc. Una lettura che scorre via agilissima e divertente. Al tempo stesso, un monumento alla lingua e, soprattutto, all’ironia.

Per la cronaca 1: l’autrice scrisse anche altri romanzi ambientati a Cold Comfort Farm, come ben descritto nell’apposita sezione sulla pagina di Wikipedia.

Per la cronaca 2: Dal romanzo sono state tratte serie televisive e anche due film: uno del 1968 e uno del 1995.

Il cast del 1995

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