Pubblicato da: miclischi | 7 giugno 2011

Geoff Dyer: stereotipi surreali e fotografia

si trova su Amazon.com

Il romanzo The search, pubblicato in italiano col titolo In cerca, è un’accozzaglia di temi classici delle vicende dei P. I. statunitensi, mescolata con scenari urbani surreali da day after e con un pizzico di esoteria. C’è poi ossessivamente il tema del viaggio, c’è quello della ricerca… Insomma sembra specie un campionario di esercizi di stile romanzesco. Il tutto, in fondo, non è che abbia poi molto senso. Geoff Dyer ci aveva abituato a ben altro, con il suo libro di racconti sul Jazz e quello sulla fotografia. In questo romanzetto curiosamente edito e impaginato c’è ben poco della perizia narrativa e dell’intuizione Dyeriana.

Però. Ci sono alcuni spunti interessanti e,  se ci si fa strada fra le fittissime frasche dell’inverosimile, si trova forse un sentiero che si fa strada seguendo un filo conduttore comune: la fotografia. Già a pagina 7 compare il primo accenno: Abbiamo bisogno delle foto per dimostrare agli altri, e probabilmente a noi stessi, che esistiamo. Poi la vicenda inizia proprio con il protagonista che deve mettersi alla ricerca di un tizio del quale, però, non esistono fotografie. Poi viene l’incontro con la macchinetta delle foto-tessera: … la relativa privacy concessa al riparo della tendina permetteva di fare tutto quel che si voleva; l’obiettivo, indifferente, registrava ogni cosa. Poi il ritrovamento di una vecchia foto… La osservò perplesso per diversi minuti prima di capire che il lungo tempo di esposizione doveva aver svuotato la scena di tutti gli oggetti in movimento: persone, tram, cavalli.

La copertina dell'edizione italiana. Autore e titolo si trovano in quarta di copertina

Passando di scena in scena, lungo la trama ad altissimo livello di improbabilità, si giunge al punto in cui il protagonista arriva in una città in cui il tempo si è fermato, in cui le cose e persone sono immobilizzate, congelate. Le lunghe descrizioni rimandano inequivocabilmente al tempo fermato dall’otturatore quell’attimo necessario per impressionare la pellicola. Si continua nello sviluppo della storia ed ecco comparire il gran finale: il grande progetto del regista che vuole montare una grande opera collettiva fatta dai contributi fotografici e filmici di tutte le persone che sono passate in città un tal giorno. L’autore/protagonista sguazza finalmente nel suo campo, uno dei più cari. E per decretare le sue convizioni sottolinea: La macchina fotografica era un occhio divino cui non sfuggiva nulla.

Finale scontatino anzichenò, ma la storia alla fine si lascia leggere; e questo filo conduttore della fotografia, una volta agganciato, diventa una piacevole chiave di lettura. Peccato che li libro – pare – non sia poi così tanto facile da trovare. La versione originale la si trova apparentemente solo su Amazon US, mentre quella italiana, pubblicata a suo tempo (nel 1996) dalla Instar Libri di Torino, pare sia reperibile solo su qualche bancarella o settore Remainders.

Ma anche questo, in fondo, ha una sua logica: chi volesse leggere il libro dovrebbe necessariamente mettersi in cerca di In cerca.

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