Pubblicato da: miclischi | 24 maggio 2011

Caleidoscopio 3: l’orrore di Kurtz intorno a noi

Quando T. S. Eliot preparò la prima stesura dattiloscritta del ciclo The Waste Land (La terra desolata) vi applicò come epigrafe un brano non breve da Heart of Darkness (Cuore di tenebra) di Joseph Conrad. Si tratta della scena che introduce la morte di Kurtz, e le sue macabre ultime parole: The horror! the horror!  Il miglior fabbro cui Eliot dedicò la raccolta poetica, Ezra Pound, e a cui offrì il testo per una revisione critica (oggi pienamente godibile grazie alla riedizione del facsimile del dattiloscritto annotato da Pound stesso) non gradì questo omaggio a Conrad e in una lettera piccosa (I doubt if Conrad is weighty enough to stand the citation) indusse il poeta a lasciar perdere. Ma la storia narrata da Conrad  doveva essere davvero entrata in profondità nell’ispirazione di Eliot se come epigrafe della poesia che cronologicamente segue La terra desolataThe Hollow Men (Gli uomini vuoti), volle citare ancora una volta la tragedia di Kurtz. Stavolta non con le sue proprie parole, ma con il concitato annuncio – da parte di un indigeno – della sua morte: Mistah Kurtz – he dead.

Non c’è forse da stupirsi se il dèmone di Kurtz, dopo aver fascinato il Comandante Marlow, alter ego di Conrad, si è impadronito anche di Eliot. Leggendo i versi di angoscia e di terrore della Terra desolata e degli Uomini vuoti si prova infatti un lieve brivido alla sensazione che fra i due personaggi, quello raccontato da Marlow che è raccontato da Conrad, e il poeta che con sforzo immane e folle imprigiona i suoi sensi nei suoi versi, ci sia una identificazione pazzesca. E’ stato osservato (come ben riassunto qui) che il tarlo conradiano non si è limitato al personaggio di Kurtz, ma che nella sua poesia Eliot ha attinto anche ad immagini (poetiche, per l’appunto) delle ambientazioni di Cuore di tenebra. Quest’altro sito web presenta un commento puntuale al testo di The Hollow Men che si sofferma soprattutto sulle immagini e le atmosfere dantesche e su quelle conradiane.

Cuore di tenebra è un libriccino scarno, poco più di un racconto. Andrebbe letto e riletto con una certa frequenza, questo testo. Per un numero di motivi: prima di tutto è un libro sulla natura umana e sulle trasformazioni operate sulla psiche dagli stimoli esterni. Poi è una riflessione sul colonialismo e sui suoi orrori. Ma è anche un testo sull’emozione della scoperta. Le pagine in cui Marlow racconta le  proprie  sensazioni quando si affaccia con stupore sulle popolazioni africane sono impagabili. E infine l’approccio al mito di Kurtz e finalmente l’incontro con lui: un racconto nel racconto.

Ma c’è anche la lingua. Quelle frasi brevissime e armoniose paiono strutturate quasi come i versi di un lungo poema.

The flood had made,

the wind was nearly calm,

and being bound down the river,

the only thing for it was

to come to and wait

for the turn of the tide.

Tutto il racconto, a occhio circa il 95%, è virgolettato: è Marlow che racconta la sua avventura lungo il fiume Congo. Ma prima che la narrazione cominci, al tramonto sul Tamigi, aspettando la marea per uscire in mare aperto, una manciata di pagine prepara il lettore, lo invita a mettersi comodo e ad ascoltare la storia mentre al tramonto segue l’oscurità. E in tutto il racconto si susseguono e si rincorrono immagini vividissime, intense e quasi fisiche. Un supremo piacere  di lettura.

Brando/Kurtz con il regista Coppola

La rilettura del testo Conradiano forse più nota e diffusa è quella fatta da Francis Ford Coppola nel suo straordinario film Apocalypse Now del 1979. Transfer spazio-temporale dal Congo coloniale all’imperialismo USA in Indocina; anche qui un fiume da percorrere alla ricerca di Kurtz, ma non solo. Un film tormentato (per farlo ci sono voluti tre anni), che è partito quando ancora mancavano parti di sceneggiatura e non era ancora finita la girandola della selezione degli attori principali. Alla fine i due personaggi (Marlow/Willard e Kurtz), interpretati da Martin Sheen e Marlon Brando, si incontrano dopo un lunghissimo percorso iniziatico (incontro reso nel film, come spiega Eleanor Coppola nel suo Diario, anche con impreviste ma potentissime improvvisazioni degli attori). E in quell’incontro ricompare T. S. Eliot. Brando/Kurtz recita The Hollow Men in un’atmosfera di tensione drammatica pazzesca. Ma i versi finali, quelli definitivi e irrisolvibili (contraltare dei versi di Jim Morrrison che accompagna l’inizio e la fine del film con la sua The End), sono messi in bocca al giullare di corte, l’allucinato fotoreporter interpretato da Dennis Hopper:

This is the way the world ends

Not with a bang but a whimper.

Una foto di Javier Reverte lungo il Congo

L’avventura umana ancor prima che letteraria di Joseph Conrad lungo il fiume Congo ha ammaliato generazioni di lettori, di scrittori, di viaggiatori. Javier Reverte, giornalista, scrittore e fotografo spagnolo, intraprende il suo viaggio in Africa australe (raccontato con grande umanità nel libro Vagabundo en Africa del 2004) con lo scopo preciso di arrivare infine alla tanto sognata navigazione fluviale sul fiume Congo sulle orme di Conrad. ¿Puede un río tener un alma? Los científicos dirían con rotundidad que no. Los escritores, y Conrad en especial, han dicho con umildad que talvez sí. Reverte naviga lungo il fiume africano con le parole di Conrad in mente, rammenta anche di come André Gide rilesse per la quarta volta Cuore di tenebra mentre risaliva il fiume alla ricerca, alla ricerca… Nel libro fotografico di Reverte El ojo sentimental una sostanziosa sezione è dedicata al viaggio lungo il Congo. Ogni immagine è accompagnata da un breve testo e in queste fotografie fatte di ambienti ma soprattutto di persone traspaiono la bellezza, la potenza e l’orrore conradiani.

L’annuncio della morte di Kurtz

La trascrizione letterale di una vasta parte della narrazione di Conrad, adattata da David Zane Mairowitz, la si ritrova nel romanzo grafico disegnato da Catherine Anyango. Il loro Heart of Darkness del 2010 punta tutto sulle atmosfere, sapientemente miscelando le immagini africane con le immagini del quieto Tamigi notturno durante la narrazione di Marlow. Un racconto di grande potenza in cui le tavole, mestamente monocrome in tinta seppia, sembrano ribadire pagina dopo pagina le parole chiave del racconto: darkness e horror.

 Sul viaggio conradiano in Congo e sul racconto che ne scaturì si sofferma con puntigliosità, naturalmente, il critico polacco (dal 1975 professore alla Kenyatta University di Nairobi) Henryk Zins nel suo libro, pubblicato a Nairobi nel 1982 e oggi di difficile reperibilità, Joseph Conrad and Africa.  E’ un vero peccato che il libro di Zins sia quasi introvabile, perché è ricco e articolato. Si segnalano, fra gli altri, il capitolo sull’incontro di Conrad con Roger Casement, quello sulla condanna del colonialismo e la ricchissima bibliografia. Nel capitolo specificamente dedicato al viaggio lungo il fiume Congo, Zins si sofferma soprattutto sul parallelo fra Conrad e Marlow (quanto il racconto del comandante è il racconto dell’autore stesso e quanto è invenzione letteraria?), quindi fra il romanzo e il diario africano di Conrad, il tutto condito con numerosissimi riferimenti alle lettere che Conrad inviava (e riceveva) incessabilmente ad amici e parenti. Sono precisamente ricostruiti da Zins anche i (certi ed incerti) riferimenti a persone reali che sono poi state trasfigurate in personaggi del racconto. Naturalmente l’attribuzione più complessa e tortuosa è quella del personaggio Kurtz.

Si schiera decisamente per l’identificazione di Kurtz con Klein, invece, Luigi Guarnieri, autore del romanzone storico (o meglio, storico-geografico) Tenebre sul Congo, pubblicato nel 2001. Klein era effettivamente un agente della Compagnia Belga lungo l’alto corso del Congo, e la similarità dei nomi (Klein = piccolo, Kurtz = corto) era stata notata da più di un commentatore, come riportato da Zins. Guarnieri, poi, si spinge parecchio oltre, rendendo Klein un alias di Isaak Eduard Schnitzer, alias Emin Pascià alla ricerca di riscatto personale dopo la tragedia Mahdista, la fine del Sudan meridionale e la sfortunata missione di “salvataggio” da parte di Henry Morton Stanley. Il grande arazzo africano di Guarnieri reinventa connessioni fra il Congo, il Sudan di Gordon, la base strategica di Zanzibar, lo schiavismo, le esplorazioni, le guerre e i conflitti tribali, gli interessi coloniali delle teste coronate europee… e, a far da sfondo al tutto, la vicenda umana e letteraria di Joseph Conrad. Comunque c’entra e come con Heart of Darkness, secondo quanto riportato da Zins, la spedizione di Stanley per il recupero di Emin Pascià: c’entra nella sua grandiosità, c’entra nel tema della ricerca (risalendo il fiume Congo) di una persona mitica; c’entra soprattutto, pare, la figura del Maggiore Barttelot, che faceva parte del seguito di Stanley e che si segnalò per i suoi atteggiamenti brutali e selvaggi.

Gira, e gira, e continua a girare, questo caleidoscopio che ruota intorno a Conrad, il Congo , Kurtz… Tali e tante sono le suggestioni che ha saputo suscitare la storia raccontata dal capitano Marlow sul ponte della Nellie placidamente ancorata sul Tamigi, che di sicuro i frammenti colorati non smetteranno mai di girare fra gli specchi del tubo magico. E l’orrore di Kurtz, l’orrore nascosto nel cuore più profondo della tenebra, tornerà di quando in quando a riproporsi nelle storie più varie, nei contesti più inaspettati, usando media vecchi e nuovi per tornare ancora e ancora a stupirci e a farci sussultare.

Pound ritratto da Lisetta Carmi

Per la cronaca 1: Alle parole “definitive” di Eliot, Pound rispose nel suo Canto LXXIV (with a bang, not with a whimper), nei primi versi della raccolta Pisan cantos.

Per la cronaca2: Oltre a tenere un diario durante la lavorazione di Apocalypse now, Eleanor Coppola fece numerore riprese, che furono poi successivamente montate nel documentario Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse

Per la cronaca 3: Esistono varie versioni di audiolibri con la lettura del racconto di Conrad. Per la versione inglese si segnala questa, ascoltabile e scaricabile gratuitamente. Quella italiana, invece, pare si trovi solo a pagamento (qui c’è la pagina ibs dell’audiolibro)

Per la cronaca 4: Fra le foto più conosciute ed efficaci di Ezra Pound ci sono quelle scattate in Liguria da Lisetta Carmi. Questa fotografa si racconta, e racconta anche l’incontro con Pound, nel film di Daniele Segre dal titolo Lisetta Carmi, un’anima in cammino.

Per la cronaca 5:  Sfortunatamente nell’Epistolario di Conrad pubblicato da Bompiani nel 1966 è riportata una sola delle lettere del viaggio africano, scritta al cugino dalla Sierra Leone il 22 maggio 1890, durante il viaggio di andata verso la foce del Congo. Ciò non toglie che la lettura della corrispondenza conradiana sia illumminante.

Per la cronaca 6: Nei due caleidoscopi precedenti si ragionava di La morte e la fanciulla e della Fotografia secondo Geoff Dyer.

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Responses

  1. boia deh
    è lunghissimo
    lo leggo più tardi

  2. io me lo stampo e me lo porto in viaggio…ho 11 ore di volo. Basteranno. Poi commenterò tra circa un mese però.

  3. Ottimo post, Michele, pieno di suggestioni note e, finora, ignote. Linkerò questo post nella pagina qui sotto che raccoglie le mie lezioni su Cuore di tenebra. Col tuo permesso naturlich.
    http://www.polovalboite.it/materiali/Conrad/cuore.htm

  4. ma allora sai!
    tocca rileggere cuore di tenebra, visto che una lettura pare sia totalmente insignificante.

  5. […] lidi lontani. E’ sul ponte della Nelly che viene raccontata l’intera vicenda di Cuore di tenebra di  Joseph Conrad. Dal Tamigi al Congo in un caso, dalla Gironda al fiume Niger, […]

  6. […] Joseph Conrad e l’orrore di Kurtz […]


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