Pubblicato da: miclischi | 2 aprile 2011

Se una mattina di primavera un viaggiatore…

Sciopero!

… si imbatte in uno sciopero nazionale delle ferrovie e deve tornare a casa da uno degli angolini più remoti d’Italia (una specie di Kazungula de noantri), si trova davanti una scelta con due opzioni quasi opposte: incazzarsi come una jena, oppure godersela.

Potendo scegliere la seconda opzione, si accumulano un notevole numero di bonus in una giornata che invece pareva fosse iniziata nel peggiore dei modi.

Il punto di partenza: Tarvisio

Bonus n. 1: le linee di pullman del Fiuli si chiamano SAF. Nel tragitto Tarvisio-Tolmezzo l’autista con una barbetta da Alpino conosce i paesi, le frazioni, le contrade e loro abitanti. Saluta tutti quelli che incontra per strada e, quando i ragazzi salgono per andare a scuola, ci scambia saluti familiari, come fossero tutti parenti stretti (magari lo sono?). Si cambia a Tolmezzo per montare sul Pullman verso Udine. L’autista del primo pullman si incarica di trasferire la valigia sul secondo pullman mentre il viaggiatore va a fare il biglietto. Poi si parte. A Tolmezzo c’è, in mezzo a una rotonda, un aereo da caccia. Ma non tranquillamente seduto come quello di Lucca, no, proiettato verso l’alto come un razzo spaziale. Bene, a quella rotonda l’autista senza esitazione sbaglia strada, continua per un bel pezzo, un paio di chilometri, e poi impreca; trova uno spazio adeguato e si impegna in una perigliosa inversione a U. Poi ritorna verso la rotonda a velocità pazzesca, sfrecciando nelle stradine di campagna lungo il Tagliamento, e finalmente imbocca la direzione giusta. Curioso che nessuno dei passeggeri (certamente più edotti sugli itinerari locali di quanto non fosse il viaggiatore) non si siano scomposti neanche un po’. Né quando si sono accorti che stava sbagliando strada, né durante l’ardimentosa manovra di inversione di marcia. Forse sono tutti rispettosissimi del dettame Non parlare al conducente?

Udine, la loggia in Piazza della Libertà

Bonus n. 2: Non ci sono linee automobilistiche in partenza da Udine verso Venezia e l’incaricato del servizio assistenza viaggiatori della stazione FS rivela che forse il prossimo treno partirà dopo due ore. Che ci fa uno per due ore a Udine? Il Viaggatore si informa presso un’amica furlana e si gode infine una passeggiatina verso il centro e una sosta confortante al Caffé Contarena, di fianco a Piazza della Libertà (la quale, come indica un tabellone turistico, una volta si chiamava Piazza del Vin!). Al Caffè ci sono numerosi tavolini con poltroncine di velluto, e la popolazione è variegata e piacevole: gente che passa rapida per un caffè di inizio mattina, l’anziano signore che senza esitazione si dedica a un aperitivo con salatini nonostante l’ora presta, signore che ciacolano a piacimento, stranieri in visita d’affari… Il tutto in un ampio salone decorato con bizzarri mosaici di ispirazione bacchica e vitivinicola. Sulla piazza, poi, si affacciano una varietà di elementi architettonici fra i quali si segnalano una splendida loggia coperta, fontane, statue (quando usavano ancora le foglie di fico per coprire i misteriosi attributi degli omoni muscolosi) e, sullo sfondo, un castello con una torretta che sa di sommergibile, strano, lassù in alto… Per di più all’interno della loggia si può leggere il testo di una lapide che ricorda i mesi tremendi della resistenza, definita … una lotta che sa di leggenda.

Udine, foglie di fico

Bonus n. 3: A Mestre la sosta dura tre quarti d’ora, spesi quasi tutti in coda per cambiare la prenotazione (anzi, a ricomprare il biglietto). Una mezzoretta di osservazione della varia umanità di questo luogo a un passo da Venezia, in cui lo straniero in quanto turista e lo straniero in quanto immigrato si confondono. Abbondano gli apparentemente indiani e i chiaramente estremo-orientali. Ma spiccano soprattutto gli americani in sandali e maglietta, come fosse già estate.

Bonus n. 4. Da Firenze a Pisa… nisba. Ma davanti alla stazione di SMN c’è la Lazzi (e dietro la Sita). Il viaggiatore si dirige senza esitazione – per nessun plausibile motivo – verso la Lazzi (parentesi: siccome con il passare dei decenni “Sita” è divenuto sinonimo di autobus extraurbano, legittimamente si sente dire – e si dice – “prendere la Sita del Lazzi”, in un curioso superamento semantico della concorrenza fra le due ditte di autotrasporti). La Lazzi per Pisa, nisba. C’è la Lazzi per Lucca con due diverse configurazioni: la direttissima e la lentissima. La prima è presa d’assalto da orde di pendolari e viaggiatori stremati dalla giornata scioperistica. La lentissima si lascia abbordare più tranquillamente, e i 105 minuti di strada scorrono via fra entrate in autostrada, uscite dall’autostrada, percorsi in viuzze sperse fra le campagne, entrate in autostrada, uscite dall’autostrada e via di seguito. L’arrivo a Lucca, nella piazzetta su cui si affaccia la ex manifattura tabacchi (quella delle mostre del Lucca Photo Fest) è un trionfo. Ma a Lucca, alla fine, il viaggiatore si fa venire a prendere.

Bonus n. 5: il lungo viaggio ha permesso al viaggiatore di diluviarsi tutto (yes, dall’inizio alla fine) l’ultimo gustosissimo libro dell’accoppiata Guccini-Macchiavelli (Malastagione) del quale naturalmente si leggerà a breve su queste pagine. E siccome ci rimaneva tempo e chilometri, anche l’ultimo numero di Julia fresco fresco (Aprile 2011).

Tutto sommato, alla fine, solo 5 ore in più del previsto. Ma non è stata una brutta giornata. Poteva andare peggio. Poteva piovere.

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Responses

  1. Beh! In sole 5 ore in più devo dire che hai chiappato un bel po’ di mondo e… di furlanità. Sicuramente la gente trovava scortese dire all’autista che aveva sbagliato strada e poi molti avranno anche immaginato che la cosa era fatta apposta, per chissà quale ragione che non si conosceva ma dovevasicuramenteesseregiustaepoichisonoioperdirequalcosa….
    🙂
    Mandi!

  2. dè, ma te che ci sei andato a fà a Tarvisio?

  3. Visita a progetto sloveno di là dal confine (https://picasaweb.google.com/mic.lischi/EstremoNordestESlovenia#)

  4. potevi tentare l’autostop!
    bella gitarella, bel racconto


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