Pubblicato da: miclischi | 27 febbraio 2011

Fernandez racconta Pisa nel 1951

Uscito nel Gennaio 2011

Pise, 1951. Un libro di Dominique Fernandez uscito all’inizio del 2011 (a distanza di sessant’anni dai fatti raccontati); reca in copertina la foto di una ragazzo che porta in Vespa una ragazza (seduta opportunamente di fianco, come si faceva a quei tempi). Bizzarro, tuttavia, che la Vespa della foto sia targata Milano; ma bizzarro soprattutto che sia proprio una Vespa, visto che nel racconto viene dedicata proprio una piccola sezione al dilemma della scelta dello scooter che uno dei personaggi intende acquistare (la scelta cadrà poi sulla Lambretta).

La copertina e le sue incongruenze costituiscono, si scoprirà poi, una piccola anticipazione alle tante piccole e grandi incongruenze contenute nel libro, cosa tanto più stupefacente quanto più si sa che Dominique Fernandez è un conoscitore di lunghissima data della storia, della cultura e della lingua d’Italia.

Ciononostante, questo libro del 2011 che ripercorre – nella memoria di un ventenne del 1951 – quei mesi passati da due studenti parigini alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è molto gustoso proprio nel suo aspetto della visione dell’ambiente universitario da parte di sue studenti “fuori sede”, anzi per di più stranieri, un bel po’ prima che fosse inventato il programma Erasmus.

Ci sono descrizioni d’ambiente cittadino, universitario e sociale, ci sono i lungarni e c’è il Campo Darby, ci sono i potentati dei baroni universitari e le miserie del nobili decaduti… Ci sono anche, ben espresse, le antipatie campanilistiche dei pisani contro Firenze e Livorno (Livourne, malgré le port, me déçut. A part la bouillabesse locale, dite cacciucco, le lieu n’offre aucun intérêt.)

Rosso Fiorentino - Deposizione - Volterra

I due personaggi principali (gli studenti francesi) provengono uno dalla classe lavoratrice e l’altro dalla borghesia colta e progressista; tutto il libro sembra infatti essere giocato sugli opposti: ragione e passione; ricchezza e miseria; comunisti e reazionari; professori e studenti; italiani e francesi. Ma il contrasto principale che fa da perno a tutta la narrazione è quello fra l’amore etero- e quello omosessuale. C’è l’episodio degli studenti espulsi dalla Scuola Normale perché colti in flagranza di omo-sesso; ma c’è anche, soprattutto, la presenza latente del non-detto, del segreto, dell’equivoco e del mistero, dell’inspiegabile impossibilità per Octave di concedersi all’amata Ivanka. Non viene mai detto, casomai solo sfiorato, ma questa impossibilità pare alla fine essere dovuta alle evidenti, ancorché inconfessabili, diverse inclinazioni del giovane francese di buona famiglia.

Non è il Fernandez dei grandi romanzi storici su Pasolini o Ciaikovski, questo degli studenti pisani; questo libro resta comunque una piacevolissima prova del grande raccontatore. Si ritrovano la sua brillantezza e il suo entusiasmo da virtuoso dell’analisi emozionale soprattutto in un ambito a lui particolarmente caro: l’arte figurativa. La visita dei giovani non-amanti a Volterra, la sosta incantata di fronte alla Deposizione del Rosso Fiorentino, fanno rivivere le straordinarie descrizioni iconografiche de L’Amour.

In attesa che arrivi la traduzione italiana, l’edizione originale francese si trova qui.

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