Pubblicato da: miclischi | 20 gennaio 2011

Un tributo alla non-canzone per eccellenza

Ci sono libri che trattano in dettaglio di musicisti e interpreti, analisi musicologiche di sinfonie e opere, oppure volumi che ripercorrono passo passo le sessioni di registrazione di album storici come Kind of Blue o I love supreme.  C’è anche un libro (un libriccino) interamente dedicato a un solo brano. Una canzone sola. O meglio, una non-canzone, tanto fin dall’inizio apparve come un’anomalia che non aveva quase niente a che fare con le abitudini dell’intrattenimento. Billie Holiday iniziò a cantare Strange Fruit nel 1939. Un lento, non orecchiabile, poco musicale inno contro il razzismo che parla crudamente ed esplicitamente dei linciaggi cui “normalmente” erano soggetti i neri negli stati del sud.

David Margolick, già editorialista del New York Times, ha dedicato il suo libro Billie Holiday eseguirà…  Strange Fruit a ripercorrere le origini della canzone, dall’autore e compositore Abel Meerpol (che all’inizio usava lo pseudonimo di Lewis Allan) alle tantissime false leggende e mistificazioni (alcune anche contenute nell’autobiografia della Holiday) e poi le innumerevoli performance nei locali di New York, in giro negli Stati Uniti e in Europa, le incisioni…

Il libro è anche riccamente infarcito di testimonianze dirette di chi ha assistito dal vivo alla performance di Billie Holiday che canta questa canzone, e questo è forse l’aspetto più ricco e toccante del libro, in quanto fa percepire come quel testo, quell’interprete, quel contesto speciale nei club e nei caffè, ma anche nelle sale da concerto, abbia costituito – per chi c’era – un’esperienza umana potentissima.

Aveva gli occhi serrati. Noi eravamo paralizzati, mentre ci coinvolgeva in una sorta di contatto fisico con ogni parola e ogni singolo gesto di Strange Fruit. Restammo seduti, sbalorditi, senza osare guardarci.

E quando dalle sue labbra uscirono le ultime parole, non ci fu una sola anima nel pubblico, bianca o nera che fosse, a non sentirsi strangolata. Seguì un momento di silenzio opprimente, poi si udì un rumore frusciante che non avevo mai sentito prima. Era il suono di duemila persone che sospiravano.

Stavamo tutti seduti, storditi, immobilizzati dall’intensità delle nostre emozioni. Provammo la sensazione d’aver visto la sofferenza di una persona troppo in profondità, più di quanto avremmo avuto il diritto di vedere…

Per la cronaca 1: fra gli innumerevoli interpreti che si sono cimentati con Strange Fruit, citati nel libro di Margolick e poi elencati nella ricca appendice, non c’è Rossana Casale, che ha inciso il brano nel 2000.

Per la cronaca 2: in occasione degli Incontri della fotografia di Arles, 2009, fu presentata anche la mostra fotografica Without Sanctuary, una rassegna agghiacciante e riccamente documentata sui linciaggi e sulla loro spettacolarizzazione, tanto da farne cartoline illustrate.

David Margolick: Billie Holiday eseguirà… Strange Fruit. Traduzione di Michela Benuzzi e Claudio Mapelli. Edizioni Arcana, 2000 (collana arcanamusica). 176 pagine, 14 Euro.

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Responses

  1. per la cronaca 3 (ma nei commenti): io, la più stonata della terra insieme a A.C. l’ho studiata e cantata durante un laboratorio di teatro, uno dei più belli a cui abbia mai partecipato…e lavoravamo sull’Angelo sterminatore di Bunuel. E usata così era una non-canzone. Ora capisco. Ecco, volevo dirlo.


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