Pubblicato da: miclischi | 27 dicembre 2010

Giorgio Marchetti dieci anni dopo

Giorgio Marchetti sulla sua terrazza a Roma, 1996

Difficile fare qualche ricerca su Giorgio Marchetti, fotografo, giornalista e navigatore prematuramente scomparso dieci anni fa. Difficile perché se ne è andato quando appena cominciavano a diffondersi gli archivi digitali e internettizzati su fatti, immagini e persone; ma soprattutto per l’omonimia con un altro illustre, si fa per dire, lucchese, più noto come il nome d’arte di Ettore Borzacchini. Infatti una ricerca in rete porterà inequivocabilmente alle amenità vernacolari del Borzacchini, e solo con fatica si approda all’unico riferimento disponibile per Giorgio Marchetti fotografo: il suo libro Obiettivo Mare (sottotitolo: Guida alla lettura fotografica dei mari del mondo), pubblicato da Mondadori nel 1998.

Giorgio Marchetti era un fotografo sui generis. Prima di tutto non fotografo professionista (nel senso che di lavoro faceva altro), ma neanche “amatore”. Giorgio Marchetti dedicava alla fotografia un approccio più filosofico e tecnico che non meramente commerciale. Ne costituisce viva testimonianza il citato libro sulle fotografie di mare, o meglio dei mari di tutto il mondo, che non a caso si apre con una presentazione di Predrag Matvejevic e nel corso del quale Marchetti si sofferma più volte sul suo intimo approccio alla fotografia. Peccato che il libro sia ormai – così pare – fuori catalogo.
Ma ci sono anche altri due scritti fondamentali, certamente più difficili da reperire. Uno è un articolo pubblicato sulla rivista Fotografare negli anni ’80, a firma di Vladimiro Settimelli, sulla fotografia di Giorgio Marchetti; l’altro è un estratto dalla rivista ACCIAIO (N. 5-6) del 1982. In quest’ultimo articolo, dal titolo Come vedere e interpretare le foto – Introduzione a un criterio quantitativo nelle valutazioni estetiche, Marchetti si avventurava, in epoca pre-computer, nel tema della classificazione delle immagini fotografiche con criteri oggettivi. Una griglia a doppia entrata permetteva di collocare ogni immagine fotografica in una o più caselle: un sistema indispensabile per districarsi in uno sterminato archivio fotografico, ma anche per reperire con urgenza una foto richiesta da una rivista. Fa quasi tenerezza, oggi, vedere quella tabella scritta a mano in cui sono riportate in verticale le categorie del tempo (età, ora del giorno, stagione, stati d’animo) e in orizzontale “le cose”: ambienti naturali e urbani, attività lavorative, educative o ricreative, etc.

Giorgio Marchetti al lavoro sul motore del suo “Gioy”, Reggio Calabria, 1981

Un uomo di grande comunicativa, toscanaccio irriverente, navigatore, appassionato del sapore unico che hanno solo le barche di legno; amante a oltranza delle crociere a vela nelle isole greche, snobbava quanti si affannavano modestamente a navigare lungocosta. Sosteneva che l’unica vera navigazione è quella di isola in isola. Per questo la Grecia per lui era l’ideale nautico. Isole e vento. Aveva pubblicato anche, a puntate, un portolano fotografico sulla Grecia, sulla rivista Forza sette.

Un fotografo sempre alla ricerca, il Marchetti, tanto che negli anni accumulò un archivio sterminato, per lo più di diapositive. Aveva anche inventato una specie di antenato dello scanner: un marchingegno con un tubo al neon da applicare su una fotocopiatrice: in quel modo si potevano ottenere delle copie (un po’ approssimative ma leggibili) del “plasticoni” nei quali si archiviavano le diapositive.
Chissà che ne è stato, di quell’archivio. Chissà se esiste ancora, se c’è forse modo di valorizzarlo, farlo uscire dagli antichi scaffali per far conoscere gli scatti di Giorgio Marchetti al mondo. Chi lo sa? Questa è una domanda: chi lo sa? Se qualcuno lo sa si faccia avanti, facciamo rivivere questo straordinario personaggio che ha lasciato in tanti dei suoi compagni di strada o di crociera degli insegnamenti e dei ricordi indelebili, riportiamo alla luce, a beneficio di tutti, i suoi scatti di qualità.
Forse, così facendo, sentiremmo meno la sua mancanza.
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Responses

  1. […] Original post: Giorgio Marchetti dieci anni dopo « Enez Vaz […]

  2. che fine ha fatto il gioy?

  3. ho conosciuto giorgio navigando in due da bodrum a roma. il nostro viaggio e’ poi continuato in un’amicizia fatta di comuni interessi e stimolanti dibattiti interrotti prematuramente. Possibile che le foto e la memoria siano scomparsi nel nulla? a me e mia moglie rimane ha lasciato una copia del suo libro e molti ricordi.
    pierluigi

  4. abbiamo conosciuto, amato e stimato Giorgio per mare e per terra, di lui resta un ricordo struggente ed al tempo stesso costruttivo, non sappiamo più niente del suo ricchissimo archivio, ci restano la copia del suo libro ed alcune foto personali. Del glorioso gioy, sappiamo che alcuni anni fa, era in liguria un po’ abbandonato. Siamo contenti di questa iniziativa,”miclischi”, un modo per non far dimenticare del tutto un carissimo amico ed una bella persona.
    Lucia

  5. sul gioy ci sono stato nell’estate 83? 84? non ricordo bene. ricordo bene giorgio, che aiutai in interminabili sistemazioni del gioy. fu giorgio a spiegarmi la nobiltà delle barche in legno e le loro linee, in viaggio da fiumicino alle isole ioniche sino a kalamata. in quale porto della liguria si trova ora il gioy? mi rispondete per favore? grazie.
    saluti
    angelo

  6. […] Per la cronaca 4: Dell’omonimo, altrettanto lucchese, Giorgio Marchetti giornalista e navigatore, si era ragionato tempo addietro qui. […]


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