Pubblicato da: miclischi | 5 dicembre 2010

Lucca Digital Photo Fest 2010

Tra le atmosfere arlesiane e quelle lucchesi non c’è poi così tanta differenza, se non fosse per la stagione: estiva e sudaticcia la visita di Arles (les rencontres de la photographie), freddolosa e umidissima quella invernale a Lucca  (digital photo fest). Chiese dismesse e straordinariamente trasformate in spazi espositivi, capannoni industriali solo parzialmente riadattati e quindi fatiscenti, palazzi monumentali. C’è anche un notevole scarto quantitativo, in termini di numero di esposizioni e di artisti, ma insomma tutto sommato il paragone regge e il pellegrinaggio fotografico lucchese risulta sempre piacevole.

Una quindicina di esposizioni sparse per tutta la città. Retrospettive argentiche (è ormai una tradizione, in barba al “digital” che campeggia nella denominazione della rassegna) ma anche elaborazioni modernissime in digitale. Questa volta, anche senza grandissimissimi nomi, non c’è nessuna esposizione clamorosamente deludente. Tutte sono stimolanti e ben allestite.

Si segnala la riedizione dell’allestimento Il dono di Giorgia Fiorio (già presentato ad Arles nel 2009), qui in una nuova veste, diversamente godibile. Fra gli altri numerosi allestimenti, per non privare della sorpresa eventuali visitatori tardivi (fino al 12 dicembre), se ne citeranno solo due, fra i più incisivi e memorabili.

  • La sequenza fotografica di Andrea Di Martino con musiche di Gianmarco Caselli e montaggio di Stefano Terigi, dal titolo La messa è finita. La rinascita delle chiese sconsacrate in Italia. Una lenta inesorabile carrellata sui destini di chiese assurte a tutt’altri (ma proprio tutt’altri) ruoli dopo la sconsacrazione. Uno studio presentato con gusto e intelligenza.
  • Gli scatti (quasi tutti autoscatti) inquietanti di Francesca Woodman, intime riflessioni in cui il mezzo fotografico esprime una creatività precoce, drammaticamente spezzata dall’altrettanto precoce suicidio. Un inesauribile desiderio di indagine su di sé, sulle proprie paure e aspirazioni, sulle trasformazioni dall’adolescenza all’età adulta. Una traccia di grande intensità lasciata da questa ragazza che ha lavorato a cavallo fra gli Stati Uniti e l’Italia.

Per la cronaca: un’altra galleria di Francesca Woodman si trova qui, mentre la pagina di Wikipedia a lei dedicata è qui.

Atmosfere spettrali alla ex manifattura tabacchi

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Responses

  1. assolutamente interessante. P.S. linko il mio modestissimo Blog che ha tanto da fare per poter arrivare alla validità di questo:http://robertovitarelli.wordpress.com/
    A presto.

  2. Mannaggia. Io a quello delle chiese sconsacrate dopo poco mi sono rotta, cambiavano troppo lentamente le foto ed evidentemente non riuscivo ad apprezzare la musica. Peccato perché il soggetto in realtà non mi dispiaceva, ma già ero rimasta indietro per vedermi tutto quel collage di film (anche se la qualità della proiezione era pessima – e non credo fosse voluto dall’artista, o sì?)
    Comunque anche a me è piaciuta in generale, anche se devo finire di vederla.


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