Pubblicato da: miclischi | 4 dicembre 2010

Requiem otrantino a cinque voci

Cinque voci raccontano in prima persona, ciascuna a suo modo e dalla propria esclusiva prospettiva, lo stesso fatto: la presa di Otranto da parte dei Turchi nel 1480 e il successivo massacro degli otrantini. Le ossa. Quelle ossa e quei teschi, riposti ordinatamente negli armadi a muro nella cattedrale di Otranto, incantano e terrorizzano i turisti ancora oggi nel XXI secolo. Maria Corti, nel suo L’ora di tutti del 1962, ci fa rivivere le vite di alcuni di quei morti, ridà voce a chi fu testimone e attore di quelle giornate tremende.

Un pescatore, un ufficiale spagnolo, una popolana (la donna più bella di Otranto) – tutti periti durante l’attacco –  uno dei martiri decollati, un nobile napoletano che partecipò, l’anno successivo, alla cacciata dei turchi.

Ma, segnatamente per le prime tre voci, la Corti non si accontenta dei fatti; scava piuttosto negli antefatti. Ne vien fuori un ritratto di varia umanità, un palpitare di emozioni diverse, ma anche una sorta di trattatello socio-antropologico sulle classi sociali, sulla visione della vita, del lavoro e del potere, ma anche – come si direbbe oggi – sulle questioni di genere. Tra l’altro, non manca di sottolineare la Corti, per gli otrantini stranieri erano i turchi invasori, ma stranieri erano anche i governanti spagnoli!

Figura centrale, nella disposizione dei capitoli ma anche nelle vicende dei personaggi, Idrusa. Donna del popolo, ma non come tutte le altre: donna che ardisce pensare, osare, non accontentarsi. Era una donna diversa da tutte le altre Idrusa, non si poteva resisterle; mi viene alla mente l’idea che volesse appropriarsi di tutto, appropriarsi del dolore e della felicità del mondo. Così parla di lei Colangelo il pescatore, mentre lei stessa comincia così la sua narrazione: Andavo sì scalza, come tutte le mogli dei pescatori, ma a differenza delle altre annodavo con cura i capelli e li fermavo con cordelle di seta colorata, perché non mi lasciava mai la volontà di essere bella.

Nella cattedrale di Otranto

E’ sobria, solenne eppure semplice, la prosa della Corti. Non distoglie mai il lettore dal senso di tragedia che si prepara riga dopo riga; eppure rimane lieve e scorrevole. Invita alla compostezza, come se davvero il lettore partecipasse a una veglia funebre o ascoltasse la commemorazione  degli otrantini uccisi (questa storia la si immagina raccontata indifferentemente nella cattedrale di Otranto o attorno al focolare in una casa di pescatori).

Un libro da leggere, risfogliare, ripensare.

Maria Corti: L’ora di tutti. Con un saggio di Oreste Macrì. Edizione Tascabili Bompiani 1991. Pp. XXVIII + 342,  Euro 10,50.

Per la cronaca: dal libro della Corti è stato tratto lo spettacolo Ottocento (dal numero dei martiri otrantini).

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