Pubblicato da: miclischi | 21 novembre 2010

César Brie e il funerale degli alberi senza ombra

Pontedera, Novembre 2010. Spettacolo di César Brie dal titolo Albero senza ombra.

Quando lo spettacolo finisce e l’autore-attore lentamente esce di scena mentre racconta l’ennesima immagine onirica, il pubblico è come pietrificato. Si sa che lo spettacolo è finito, eppure nessuno, per un tempo che pare infinito, applaude. Applaudire che cosa, chi, perché? Anche quando la tensione si smorza e arrivano finalmente gli applausi, e Brie ritorna in scena e chiede silenzio con il segno del time-out (in altre epoche si chiamava anche “mozione d’ordine”) e poi dice poche parole, e poi lo spettacolo è finito davvero, c’è un altro intervallo di tempo che pare infinito. Nessuno si alza dalla sedia, pare di vivere una scena dell’Angelo sterminatore.

Poi, quasi nessuno parla mentre la piccola folla esce dal teatro. Ognuno a fare i conti con i propri pensieri. Come uscire da un funerale. Ma non dalla celebrazione funebre di una manciata di contadini ammazzati all’altro capo del mondo; no, proprio come se si fosse celebrato il funerale di un parente, di un amico, di una persona vicina la cui scomparsa brucia e affligge.

César Brie racconta una storia che è anche la propria storia. Violenze e ingiustizie amazoniche. Un altro 11 settembre maledetto, quello del 2008. Sconosciuti ammazzati cui dare un nome e cognome, una vita, una famiglia, una voce.

L’autore-attore si confina in un quadrato di foglie morte che lancinantemente, a volte, calpesta a piedi nudi. In un caleidoscopio inarrestabile e straziante è vivo e morto; se stesso, campesino, studente, padre, madre, ballerino, donnaiolo, prete e sicario; nella realtà e nel sogno, nel presente e nel passato.

César Brie non recita: César Brie è uomo e donna, testimone e vittima, uccisore e ucciso. Maneggia i suoi cadaveri con la fredda manualità del medico legale e con lo strazio di una madre che a malapena riconosce il figlio.

“Albero senza ombra” è detta la pianta della castagna boliviana (come quasi umoristicamente sottolinea Brie, da noi si chiama noce brasiliana). Si chiama così perché nella stagione della raccolta non ha foglie e la mancanza di chioma rende il lavoro dei campesinos ancora più duro. Alberi senza ombra. Uomini senza nome. Storie senza testimonianza. Violenze senza giustizia.

Grazie a César Brie, una esperienza di teatro e di vita indimenticabile.

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Responses

  1. Molto bello come l’hai scritto. E interessante che nonostante tu non l’abbia visto insieme a noi e immagino non ne abbiate parlato, abbiamo visto le stesse cose. Anch’io penso sia stato uno spettacolo indimenticabile.
    Peccato che non hai visto la Societas, sarei stata curiosa dei tuoi commenti.

  2. …si.


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