Pubblicato da: miclischi | 17 novembre 2010

L’affresco beethoveniano di Martin Helmchen

Concerto al Regio Conservatorio di Bruxelles il 16 Novembre 2010. Un programma ad ampio spettro del pianista berlinese Martin Helmchen. La sala dei concerti del conservatorio è antica e solenne, dominata sullo sfondo dal maestoso organo e ornata ultra-tradizionalmente con i bassorilievi raffiguranti Haendel e Bach. Il personale del conservatorio, omìni e donnine, paiono aver vissuto lì tutte le loro vite dalla notte dei tempi, tanto sono vetusti. Meno male per le giovinette a vendere i biglietti, una fresca brezza di gioventù.

Freschissima e giovanissima la ventata che porta in sala Martin Helmchen fin dal suo ingresso, quando inizia il balletto dei panchetti (ne verranno cambiati tre nell’arco del concerto).

Si comincia con Bach e la sua partita numero 1. Si alza qualche sopracciglio, in sala, per un’esecuzione impeccabile tecnicamente ma… beethoveniana. Ma si sa, la tentazione di sdilinquirsi in una interpretazione romantica della musica barocca di Bach a volte è troppo forte. Forse un’anticipazione di quello che era annunciato come il pezzo forte della serata, appunto una sonata di Beethoven. Applausi e primo cambio di panchetto. E ‘ la volta dei sei piccoli pezzi per pianoforte di Schoenberg,esili lampi che passano e vanno (non prima di aver smisuratamente alzato lo sgabello). Sapientemente arrivano poi i sei movimenti delle romanze senza parole di Mendelssohn, un romantico con il vizio del barocco.

Il manoscritto della sonata Hammerklavier

Intervallo. Entra in scena il terzo sgabello. E subito dopo essersi seduto, il pianista parte senza esitazione con i prorompenti accordi iniziali della sonata N. 29 in si bemolle maggiore Hammerklavier di Beethoven. E’ fin da subito molto convincente, questo interprete, nel percorrere le stanze di questa difficilissima sonata. Convincente, ma anche rispettoso e riverente, tanto che in certi punti pare esitare, fermarsi a riflettere, proporre degli a capo e delle cadenze che non risultano assolutamente come stravaganti deviazioni dalla retta via, bensì come intenti di approfondimento e di analisi. Il terzo movimento, Adagio sostenuto, ben esemplifica questo approccio, che si fa addiritura spirituale e incorporeo. Ma è l’ultimo poliedrico Largo- Allegro risoluto che porta alla massima espressione l’interpretazione Helmcheniana. Grazie a lui,ci si allontana dall’ortodossa precisione matematica delle incisioni di Wilhelm Kempff ascoltate sul giradischi Garrard fin dalla prima infanzia, e si scopre come le linee melodiche essenziali, i forti e i piani, i bruschi cambi di registro, possano essere sviluppati ed espansi. E’come se questo interprete avesse preso come spunto le linee esili di un disegno a china e le avesse esaltate e colorate fino a dipingere un affresco di dimensioni gigantesche, quasi acciecante.

Gli eroi son tutti giovani e belli, diceva Guccini. Certo questo interprete ha compiuto un’impresa eroica, e per di più, è non ancora trentenne, e bello.

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Responses

  1. Voi del classico, anche se siete scienziati siete sempre anche un pò poeti


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