Pubblicato da: miclischi | 7 novembre 2010

Teatro-danza a Pontedera

6 novembre 2010. Al teatro di Pontedera un doppio programma tutto dedicato alla danza, ma con due rappresentazioni molto diverse: la prima della sala grande con il gruppo di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, la seconda in una saletta più raccolta con Lisbeth Gruwez e la sua performance in solo.

 

Dal sito di Pontedera Teatro, foto di Ida Colovan

 

A libera figura è un progetto corale fatto di pochissime, quasi punte parole, un po’ di musica, tantissimo movimento. Sembra quasi non bastare, l’ampio spazio scenico, ai dodici straordinari attori-in-danza (cinque uomini e sette donne) che forsennatamente mettono in scena i fragili equilibri dei rapporti umani. In principio era l’omologazione: tutti comandati alle stesse azioni, alle stesse mosse; poi c’è il tentativo di affermazione individuale. Ma come può l’individuo emergere dalla massa? Come reagirà la massa? Che cosa si deve offrire in cambio per affrancarsi dall’omologazione? E come cambiano le cose quando l’affermazione individuale si fa dispotismo e sete di potere? E la stabilità dove la mettiamo? Come si può aspirare alla stabilità nel flusso cangiante della massa omologata, come si fa a trovare un posticino dove sedersi in pace sulla propria sedia? Tutto viene stravolto quando entra in gioco anche il sesso, e tutte le attitudini umane (collettive e individuali) ne diventano schiave. Anche la propria morte diventa, alla fine, un evento da far accettare agli altri. Lavoro di grande potenza, godibilità, presentato con grande effetto da interpreti estremamente abili (oltre che agili) nel comunicare senza parole.

 

Torso inquietante

 

Tutt’altro registro nella saletta piena di fumo bianco dove gli spettatori vengono accolti nel buio dal fragoroso musicare di una batteria e una chitarra elettrica. Birth of Prey è il lavoro scritto e interpretato da Lisbeth Gruwez. La danzatrice belga era stata notata nei teatri di tutta Europa per la sua performance nel lavoro Quando l’uomo principale è una donna del connazionale Jan Fabre. Per questa nuova produzione ha fatto tutto da sé. Dal buio assordante emerge poco a poco la poderosa schiena della Gruwez. Si vede solo quella, nello sfondo nero e nella veste nera che scopre soltanto, appunto, la schiena. Si contorce e si contrae, assume forme quasi mostruose, questa schiena muscolosissima e flessuosa. Per un bel po’ di vede solo questo. Poi, pur nelle posizioni e nei movimenti pazzeschi che con ginnica maestria la danzatrice mostra al pubbico, ben poco emerge dei suoi intenti, riassunti laconicamente sul sito dello spettacolo: Birth of Prey observes the routines, rituals and body language between predator and prey. Fa piacere assistere a uno spettacolo con due musicisti dal vivo, fa piacere assistere alle acrobazie della bravissima Gruwez, ma certo alla fine si rimane con la sensazione di uno spettacolo tutto sommato non compiuto, non riuscito. Sarà per la prossima volta.

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