Pubblicato da: miclischi | 1 novembre 2010

Eric Satie, uno smemorato patafisico

Erik Satie (nato Eric-Alfred-Leslie Satie) è amatissimo, alla moda, triste e felice, adatto a tutte le occasioni. La sua musica la si ritrova in qualsiasi contesto, semplice eppure intensa, che uno quasi quasi va a comprarsi lo spartito delle Gymnonpédies che vedrai tanto difficile non sarà.

E’ uscita quest’anno in Francia una raccolta di suoi scritti, corredata da una cronologia della sua vita e da succosissime note del curatore (Raoul Coquerau). Il libro si intitola Mémoires d’un amnésique (ricordi di uno smemorato) ed è stato pubblicato nella collana Petite bibliothèque d’ombres dalle Edizioni Ombres.

Una volta superato lo shock della lettura di quarta di copertina (ma come, morto a 29 anni? ma non lo si vede sempre raffigurato con la lunga barba da persona matura per non dire anziana?) e una volta scoperto che c’era un errore nell’indicazione nella data di nascita (1896 invece di 1866 – morì quindi a 59 anni, ma le immagini in circolazione lo facevano supporre più vecchio) ci si dedica alla lettura. Un divertimento – in parte – per l’arguzia, l’irrefrenabile bisogno di dissacrare, deridere, deridersi, strafare. Ma anche un po’ di velata tristezza per quest’uomo che viveva pubblicamente da gran signore mentre conduceva un’esistenza al limite della miseria, un personaggio per il quale, si desume dai suoi scritti, l’apparenza era molto più importante della sostanza.

Oltre al breve scritto che dà il titolo alla raccolta, ci sono due estratti dai Quaderni di un mammifero e poi, soprattutto, frammenti, aforismi, solenni dichiarazioni d’intenti (manifesti musicali), immaginazioni, allucinazioni. Il tutto con un tono di estrema solennità. Interessanti le pagine sull’amicizia e poi rivalità con Debussy. Si fa invece un po’ fatica a districarsi con gli innumerevoli riferimenti a personaggi meno noti del panorama artistico e musicale dei suoi tempi (e qui vengono in aiuto le efficaissime note); ma la godibilità della lettura deriva principalmente in una specie di tonalità patafisica della scrittura.

 

Alfred Jarry à bicyclette devant le Phalanstère à Corbeil

 

Alfred Jarry era suo contemporaneo, e non a caso il curatore indica l’atmosfera Jarryana degli scritti di Satie.

Un proposito per queste fredde e piovose giornate buie che fanno patire ancor di più il ritorno all’ora solare: risfogliare le pagine del Dottor Faustroll ascoltando il Socrate di Erik Satie: un oratorio di grande intensità  scritto nel 1918 sui testi dei Dialoghi di Platone.

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