Pubblicato da: miclischi | 9 ottobre 2010

Comet III: una piacevole sorpresa

Il nome Comet è molto comune fra le macchine fotografiche. Camerapedia ci insegna che ci sono svariate marche e modelli che portano questo nome, soprattutto a cavallo fra gli anni ’40 e ’50 del Novecento. La cometa è una fonte di luce che arriva, permane e se ne va. Forse a chi nominò quegli apparechi fotografici piacque l’idea di paragonare al passaggio di una cometa il processo fotografico, o meglio la sensibilizzazione della pellicola con la luce attraverso l’obiettivo della macchina fotografica.

Antonio Bencini, lasciata la Fiamma di Firenze, cominciò a produrre macchine fotografiche per conto suo negli anni ’30. Dopo vari modelli di box-camera e a pellicola 120 (come la Koroll), la prima Comet vide la luce nel 1948. La Comet è stata una delle macchine fotografiche che contribuì in Italia alla diffusione della fotografia popolare. Attraverso vari modelli, tutti per pellicola formato 127, si arriva alla Comet III del 1953. Ne fu prodotto un modello a fuoco fisso e uno con la ghiera della messa a fuoco. Particolarità di questo apparecchio è l’intento del progettista di farlo assomigliare – chissà perché – più a una cinepresa che a una macchina fotografica.

E’ stretta e alta, infatti, questa macchinetta, e bisogna farci un po’ di pratica per abituarsi ad impugnarla ed a scattare sul pippolone in alto a destra. Tempo fisso di 1/50 (+ B)  e diaframma fisso (non indicato) che dovrebbe essere grosso modo un f. 11. Sul retro ci sono due oblò semitrasparenti rossi per il controllo dello scorrimento della pellicola e del posizionamento corretto dei fotogrammi. Gli oblò sono due perché viene adottato il cosiddetto “mezzo formato” (2,5×4), e quindi si possono scattare ben 16 foto con un rullino 127.  Più che altro, però, bisogna fare attenzione a tenere ben ferma la macchina durante lo scatto perché la corsa del suddetto pippolone è abbastanza lunga e c’è il rischio di mosso. Ci si fa presto l’abitudine, a questa macchina strana che si sviluppa in verticale ma che fa foto orizzontali, con la pellicola che, nonostante la forma dell’apparecchio, prende tutta la larghezza (stretta) della macchina invece che allargarsi nel lato più ampio. Insomma, un bel divertimento ed anche una piacevole novità nel maneggiare un apparecchio così diverso dagli altri della stessa epoca.

 

Al paduletto

 

E i risultati? Molto soddisfacenti (complice anche – in alcune delle foto qui riprodotte –  un filtro arancio Leitz tenuto in bilico davanti all’obiettivo per esaltare dei bei nuvoloni autunnali sul litorale pisano). Pellicola Efke 100 e sviluppo Tetenal Ultrafin Liquid 1+20 (un’accoppiata stabile e vincente) hanno fornito davvero dei buoni negativi (scansionati con Epson Perfection 1240U).

Per la cronaca 1: La pagina dedicata alle Bencini Comet su Camerapedia si trova qui.

Per la cronaca 2: Alcuni cenni sulla storia delle ditte fotografiche italiane (come la Fiamma e la Bencini) degli anni ’30 si trovano qui.

Per la cronaca 3: Alcune foto del primo rullino scattato con la Comet III si trovano su questo album web.

 

Lungomare di Marina di Pisa

 

 

Per provare la Bencini Comet III si fotografa la prova della Exacta che fotografa la prova della Bencini Comet III

 

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