Pubblicato da: miclischi | 29 settembre 2010

Giorgio Meletti e la verità necessaria

Il libro The scramble for Africa di Thomas Pakenham racconta, con magistrale stile giornalistico, come nell’Ottocento i potenti d’Europa si spartirono le varie regioni dell’Africa e soprattutto i loro popoli. Pakenham spiega in modo davvero efficace come i destini di vastissime popolazioni all’altro capo del mondo fossero di fatto decisi in un ridottissimo numero di corti europee.

Il primo capitolo del libro inizia illustrando il metodo architettato da re Leopoldo del Belgio per farsi arrivare ogni mattina The Times da Londra  in tempo per colazione. Questo esigeva rocambolesche coincidenze di treni e traghetti, e uomini incaricati epressamente di far passare di mano in mano il contenitore sigillato con il prezioso giornale, per farlo finalmente  arrivare  in tempo sulla tavola imbandita per il primo regale pasto della giornata. Leggeva ogni mattina quel giornale, il sovrano del Belgio, perché lì trovava le notizie che lo interessavano sugli sviluppi dell’esplorazione e quindi della conquista coloniale in Africa, notizie sulla base delle quali avrebbe studiato le sue prossime mosse per allargarsi anche lui nel continente nero.

Fa quasi sorridere, oggi, il pensiero che strategie di espansione coloniale e di relazioni diplomatiche con gli altri paesi europei fossero  basate su dispacci pubblicati sui giornali (che non era poi così semplice procurarsi) a loro volta basati su informazioni ricevute con qualche settimana o mese di ritardo, spedite con mezzi incerti sulle navi di Sua Maestà – burrasche, nemici e pirati permettendo.

Può a prima vista far sorridere, forse, anche il sottotitolo del libro di Giorgio Meletti in uscita il primo ottobre prossimo: parla di capitalismo coloniale riferendosi alle imprese industriali della famiglia Moratti in Sardegna. La Sardegna una colonia? E i Moratti, novelli re-leopoldi, capitalisti colonizzatori?

Il libro-inchiesta di Meletti parte da un fatto preciso: la tragedia verificatasi nel maggio del 2009 nella raffineria Saras di Sarroch, vicino a Cagliari: tre operai morti. Non si è accontentato, il Meletti, delle solite frasi di circostanza che quasi sempre fanno eco alle morti sul lavoro. Ha voluto saperne di più; spinto da inesauribile sete di verità è andato a parlare con i parenti, i colleghi, le fidanzate,  gli amici… Ha ricostruito un quadro che, pur nell’incalzante filo narrativo della vicenda raccontata quasi “minuto per minuto”, trasmette soprattutto il senso della tragedia. Ma l’indagine non si è limitata ai luoghi e alle persone del disastro. Meletti ha ricostruito, anche qui quasi minuto per minuto, quel che stava succedendo – prima, durante, e dopo la tragedia – nel “Belgio” de noantri: a Milano, a Roma, alla Confindustria, nel circolo dei banchieri; che cosa stavano facendo e che cosa stavano dicendo gli imprenditori, i ministri, i parlamentari, i sindacalisti, perfino il Papa!

Ne emerge un quadro agghiacciante di intrecci, relazioni di causa ed effetto, rapporti di potere, alleanze e rivalità, il tutto apparentemente lontano, lontanissimo, all’altro capo del mondo rispetto alla raffineria di Sarroch, eppure così legato, così indissolubilmente legato ai destini di quelle tre vite disperatamente finite in una cisterna piena di azoto. E allora non  genera più perplessità, la parola colonialismo. Anzi, sembra quanto mai appropriata.

Giorgio Meletti

Un libro che avvinghia e lacera. Per la sua dimensione umana, ma anche per la fredda daterminazione con cui l’autore persegue la verità necessaria. E’ questa un’indagine che va a scavare in profondità anche là dove il lettore medio di quotidiani di solito non si avventura, in quelle pagine economiche che tanti saltano in blocco, fitte di numeri scritti piccoli piccoli, di sigle per intenditori, di concetti astrusi, di oscure dichiarazioni rilasciate da Amministratori Delegati, Presidenti, Direttori… Ma Meletti legge quelle pagine come se leggesse un libro avvincente, e da lì estrae quelle verità che connesse con tanti altri fatti, vicende, personaggi, notizie, cause ed effetti, insomma con tante altre verità, producono un quadro in cui “tutto torna”. O meglio, dove non torna niente, dove le ingiustizie e le protervie dei potenti diventano chiare e trasparenti, dove comincia a diventare potentemente ricco di significato il concetto di capitalismo coloniale.

Tre operai che muoiono in raffineria a Sarroch. Risulta dall’indagine che ciò fu causato dal mancato rispetto, da parte dell’azienda, di un cospicuo numero di norme di sicurezza (tra le tante: anche dopo, parecchio dopo il fatto, ancora non si sapeva che nella cisterna fatale ci fosse azoto invece che aria). Il mancato rispetto delle norme di sicurezza nasce dall’esigenza di accorciare i tempi di manutenzione dell’impianto, e quindi ridurre le perdite e salvaguardare i profitti. I profitti della famiglia Moratti. Gran parte dei quali, dicesi, vanno a tappare i buchi dell’Inter. Questioni di industria, quindi, ma anche questioni di gioco del pallone, calciomercato, giocatori e allenatori dell’Inter, salotti e controsalotti del nord industriale: pare proprio un intreccio degno delle corti europee ai tempi (lontani) del colonialismo…

Un libro a doppio taglio. Si legge tutto d’un fiato perché è avvincente, scritto con un ritmo che non lascia tregua; ma poi lascia spossati, perché alla fine della lettura cominciano a trasudare la pesantezza e la tragedia dei fatti e, più che altro, del contorno dei fatti. Soprattutto, però, un libro di grande qualità.

Giorgio Meletti: Nel paese dei Moratti – Sarroch Italia – Una storia ordinaria di capitalismo coloniale. Edizioni Chiare Lettere, 2010.  256 Pagine, 14,60 Euro. In uscita all’inizio di ottobre 2010.

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