Pubblicato da: miclischi | 8 agosto 2010

Ansel Adams, una fotografia lunga una vita

Nel 1984, all’età di 82 anni, moriva Ansel Adams, celebratissimo fotografo paesaggista statunitense, ma non solo. Fu anche pianista classico, montanaro, pioniere dei movimenti per la conservaizone dell’ambiente, filosofo dell’estetica fotografica (con posizioni tanto radicali da fargli passare brutti momenti ai tempi del Maccartismo). Leggendo la sua autobiografia sembra che la sua vita sia stata molto più lunga, tante sono le persone che ha incontrato (colleghi fotografi, artisti, celebrità, presidenti americani…), le evuluzioni della fotografia a cui ha partecipato in prima persona, la ricchezza di storie, incontri e situazioni che racconta. Di sicuro non stava con le mani in mano, Ansel Adams, e infatti produsse, oltre a innumerevoli fotografie, soprattutto di paesaggi montagnosi dell’Ovest Statunitense, ma anche delle aride atmosfere care a Georgia O’Keeffee (la quale, dopo tutto, era a che la moglie di Alfred Stieglitz…) anche parecchi testi teorici e scientifico-pratici sulla fotografia, sui metodi per il calcolo dell’esposizione, sul trattamento delle pellicole, etc.

La sua vita Ansel Adams la raccontò, nei suoi ultimi anni, alla sua collaboratrice Mary Stree Alinder, durante le passeggiatine che lo stato di salute gli imponevano ogni giorno. Ma al grande fotografo piaceva senza dubbio raccontare, e la sua memoria vividissima fa rivivere ricordi fin dall’infanzia (quando sbattendo in un muro durante un terremoto californiano gli si storse il naso – uno dei suoi segni distintivi anche da anzianissimo), passando per la rigida disciplina dell’apprendimento del pianoforte, fino all’approdo alla montagna e alla fotografia.

E’ emozionante leggere dei ricordi precisissimi della prima macchina fotografica (una Kodak Box Brownie), dei primi scatti, dello sviluppo del primo rullo. Le escursioni in montagna con attrezzature fotografiche pesanti e ingombranti, con fragili lastre di vetro ed eroici cavalletti: lì si sviluppò l’idea della foto accuratamente pensata prima di scattare. E poi l’avviarsi verso un approccio alla fotografia che si fa sempre più personale e caraterizzante.

… the miracle of the image is a triumph of imagination.  (…) Photography is an investigation of both the outer and the inner worlds. (…) Only when the photographer grows into perception and creative impulse does the term make define a condition of empathy between the external and the internal events. Stieglitz told me “When I make a photograph, I make love”.

Tutta la vita di Adams sembra essere stata consacrata alla ricerca del senso della fotografia e dell’arte. Sono molto coinvolgenti  i suoi resoconti degli incontri con importanti artisti dei suoi (lunghi) tempi. It is a moving experience simply to witness O’Keeffee’s excitement with life. Anche perché Adams aveva l’onestà di ammirare le qualità di un artista anche quando non ne condivideva le idee o l’approccio (Dorothea Lange, per esempio, con la quale intrattenne a lungo rapporti professionali e intense corispondenze epistolari).

Assolutamente singolare fu il sodalizio con Edward Weston, il suo amico alter-ego, col quale scambiava lettere fitte di dettagli tecnici da chiarire, con il quale (e con la di lui moglie Charis Wilson) andava in viaggio a fotografare, ma anche con il quale non riuscì mai a identificarsi, come spiega molto elegantemente e auto-ironicamente, con la consapevolezza  delle proprie radici puritane: I was always a bit astonished (and perhaps a bit envious) at Edward’s achievements with the female of the species.

E poi l’impegno politico in difesa dei Parchi Nazionali e delle misure di conservazione dell’ambiente in generale. I rapporti con i presidenti degli Stati Uniti: riserva parole gentili per Johnson (almeno fino all’escalation della guerra in Vietnam), Carter e Ford. Tuona senza peli sulla lingua contro Reagan: affermazioni dell’anziano artista che sorprendono per la veemenza radicale: My experience with Ronald Reagan was negative from the start. As I write, he is in the fourth year of his firts and, hopefully, last term of office in the White House. This character has been a persistent source of concern for millions of Americans since he was elected governor of California. (…) I believe he did chiefly what he was advised or ordered to do by the wealthy ruling factions to which he was beholden. (…) He has little or no interest in the environment or its protection.

L’autobiografia di Ansel Adams è un viaggio attraverso la storia della fotografia. Ma non solo: è anche una riflessione su quel che rimane dei tempi dei pionieri, e su quel che rimarrà. Come in una sorta di testamento (materiale e non solo spirituale) Adams lascia precise istruzioni sul come devono essere trattati i suoi negativi, per quali scopi, e a beneficio di chi. Una lettura appassionante attraverso epoche e stati d’animo, tecniche in continua evoluzione (fantastici i resoconti delle collaborazioni tecniche con la Polaroid e la Hasselblad) personaggi della storia e dell’arte del ventesimo secolo.

Per la cronaca 1: sono disponibili nel catalogo IBS sia la versione originale americana che la traduzione italiana. Salta agli occhi la differenza di prezzo…

Per la cronaca 2: Adams e Weston furono fra i fondatori del Gruppo f:64. Qui c’è uno slide-show celebrativo dei fotografi fondatori e delle loro immagini.

Per la cronaca 3: dei viaggi di Weston e della Charis cui partecipò anche Ansel Adams se era parlato già qui tempo fa.

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Responses

  1. azz… ora ho capito perchè te lo sei letto in lingua originale. Costano i traduttori alla zanichelli!

  2. […] (sede espositiva della Fondazione Fotografia) e la mostra, dedicata al fotografo statunitense Ansel Adams si chiama La natura è il mio regno. Adams è noto infatti soprattutto come fotografo naturalista […]

  3. Ansel Adams, An autobiography – io sto leggendo ora il libro edizione americana! Una storia unica e vissuta in ogni suo attimo. Il libro è davvero appassionante, e leggerlo senza traduzione in lingua italiana lo rende ancora più unico! Consiglio a tutti gli appassionati di fotografia, e non solo, questa lettura, che poi è una grande avventura!!
    Consiglio anche il libro “TINA” di Pino Cacucci. La storia di una grande fotografa rivoluzionaria italiana – fortemente legata ad Edward Wetson (richiamato in questo articolo)!

  4. This blog post, “Ansel Adams, una fotografia lunga una vita
    Enez Vaz” was in fact fantastic. I’m impressing out
    a copy to present to my good friends. Regards,Meredith


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