Pubblicato da: miclischi | 4 luglio 2010

Il biliardo risolvi-delitti

Nelle ultime righe dell’ultimo capitolo (in realtà una postilla) del suo ultimo libro (Il re dei giochi) Marco Malvaldi manda un messaggio ai suoi lettori: con l’arrivo dell’erede, “di scrivere non se ne parla per un po’”. E chi ci crede? Il terzo capitolo della saga barristica contiene alcuni elementi che lasciano intravvedere articolati prosiegui. Prima di tutto si affaccia in questo romanzo una sproporzione fra i fatti e le situazioni “private” dei personaggi e quelli strettissimamente legati al “delitto”. Inoltre si presentano alcuni inizi che esigono ulteriori sviluppi: la nuova casa di Massimo, le nozze di Tiziana,  la conseguente esigenza di rimpiazzare la bella pupporona con un’altra assistente al banco del bar…

Non ce la dà a bere, il Malvaldi. Figliolo o non figliolo, di sicuro qualche altra storia sta già bollendo nel pentolone della sua fantasia e della sua – per così dire – penna. Il Barrista troverà finalmente – complice la nuova casa (“un gioiellino”) – una fidanzata? Il matrimonio di Tiziana reggerà? La ragazza Ukraina che era stata indicata come una sua possibile sostituta sarà alla fine selezionata? E come funzionerà? E come sarà accolta dagli omìni vernacolari che accompagnano come un coro greco tutte le narrazioni malvaldiane?

Wayne Thiebaud – esponente per così dire minore di un ramo cadetto della pop art – amava raffigurare oggetti comuni fra cui spiccano tipici oggeti da bar: lecca-lecca, coni gelato, mente, bibite, pasticcini e, notably, macchinette distributrici di caramelle (o cingomme) sferiche, di quelle, appunto, con il sovrastante globo sferico di vetro. Ne uscivano a quei tempi dei globuli appiccicosi (specie d’estate) dai colori certamente tossici che rivelavano dopo qualche ciucciatina che sotto c’era solo una sostanza zuccherina assolutamente bianca. Un oggetto cult e un oggetto vintage da bar. Comprensibilissima quindi la scelta dell’editore Sellerio, che ha inserito la sua opera Candy ball machine del 1977 nella copertina del terzo Malvaldi.

Una scelta molto oculata e che usa un rimando indiretto (oggetto da bar) proprio come fa il titolo, riferendosi all’innominato biliardo, oggetto non da bar ma da vero bar con omìni, che in questo romanzo ha ruolo di vero comprimario. Non solo perché è diventato il principale polo d’attrazione per la cricca degli anziani malvaldiani, ma perché è proprio concentrandosi in un tete-a-tete con il “re de giochi” che il barrista Massimo trova il bandolo della matassa e – come al solito – risolve il caso.

Si discosta spesso e volentieri, il Malvaldi, dalla narrazione gialla. E  fa uso appropriato di alcune divagazioni sulla religione e sul proselitismo, sul diritto alla vita e all’eutanasia, sui giochini di potere e gli intrallazzi legati alle carriere dei politici dei diversi schieramenti, sulle saporitissime cronache dei giornali locali,  eccetera eccetera. Meno presente che nelle altre storie, il Commissario non manca tuttavia di fare la sua parte con la consueta incisività, mentre la maneggevolezza del gergo degli anzianissimi bar-dipendenti raggiunge il massimo in questo terzo libro della serie. Il vernacolo è usato a proposito e correttamente, e le caratterizzazioni fanno ormai dei quattro omìni dei personaggi familiari a tutti gli effetti.

In attesa dei prossimi episodi della saga del bar-Lume, godiamoci questa ode al biliardo, e magari andiamoci a risfogliare anche i primi due romanzi, che è sempre un piacere.

Marco Malvaldi – Il re dei giochi. Sellerio Editore, 2010. 208 pagine, 13 euro.

Per la cronaca 1: L’universo-biliardo è quasi infinito. Qui ci sono un sacco di informazioni, anche sui giochi e relativi regolamenti.

Per la cronaca 2: Dei primi due romanzi del Malvaldi si era parlato qui, tempo addietro.



Responses

  1. bella recensione che condivido appieno. Ampelio forever!


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