Pubblicato da: miclischi | 28 giugno 2010

Viviani al Lanfranchi

Una bicicletta vivianiana a Marina di Pisa

Giuseppe Viviani (nessuno è perfetto) amava molto i cani. Infatti la sua opera grafica comprende innumerevoli raffigurazioni di cani: singoli o in gruppo, in nero o a colori, in ambientazione domestica o in paesaggi costieri, sempre con quegli occhioni tristi da campagna contro gli abbandoni in autostrada. Viviani amava anche molto – soprattutto – Marina di Pisa. E i paesaggi marinesi costituiscono una sezione molto cospicua del suo lavoro, godibilissimo in questo sfaccettare le visioni, le cose, le persone e i contesti marinesi.

Giuseppe Viviani è in mostra a Palazzo Lanfranchi a Pisa fino alla fine di ottobre 2010. Titolo della mostra (infatti): Segni con l’odore del mare.

Sviluppata su due piani, l’esposizione è ricchissima di opere che abbracciano tutta la vita creativa dell’artista: dalle prime opere fitte fitte di dettagli, fino alla progressiva rarefazione dei paesaggi marini surreali. I curatori hanno anche avuto la bella idea di installare nelle sale della mostra anche alcuni “omaggi” agli oggetti vivianiani: una vecchia bicicletta, la fetta di coòmero con le foglie di fico, la macchina da scrivere sulla seggiola…

Ci sono anche tante fotografie (oddìo, non tantissime, ma tante sì). Viviani in ponte di mezzo, Viviani a Boccadarno, Viviani da giovane e da meno giovane. Ma soprattutto Viviani in primo piano, occhi perforanti, sempre con un filino di autocompiacimento. Curiosissima l’immagine del Viviani nello scafandro da palombaro (ma col basco in testa!).

La spiaggina del Bagno Gorgona

Le opere: per chi ha avuto negli occhi le immagini vivianiane fin da piccolo (e questo è il caso di tantissimi pisani) la visita all’esposizione del Lanfranchi è soprattutto un affacciarsi sul “non visto” e sul “diversamente visto”. Opere del primo periodo, opere familiari eppure mai notate prima, soggetti inusitati. Ma anche le diverse risultanze di tante incisioni: i colori che appaiono diversi a seconda di dove e come i quadri sono stati conservati, appesi al muro, esposti o meno alla luce. E poi le inevitabili diversità nelle tirature delle incisioni: prove, prove con commenti, dediche più o meno estese, dettagli che risaltano di più o di meno.

Ed ecco allora che i cani arancioni diventano cani gialli, e che Bocca di Serchio diventa un baluginare dal tratto leggerissimo, quasi attraverso in velo di nebbia, col gabbiano che compare solo come enigmatica silhouette vuota nel cielo.

Una mostra molto godibile, accompagnata da un catalogo ricco di immagini e di scritti: testimonianze dirette su Viviani uomo e Viviani artista. C’è però un eminente oggetto Vivianiano (e marinese) che i curatori non hanno potuto installare nelle belle sale del Lanfranchi: il Vespasiano. Testimonianza paesaggistica e igienico-sociale che sarebbe stato bello riveder proposta “dal vivo”. Dopotutto, gli artisti di oggi forse non si dedicherebbero con tanta attenzione a raffigurare un Sebach.

Il vespasiano di Piazza Sardegna a Marina di Pisa negli anni '80. Fra gli altri, gli artisti Walter Mazzi e Joachim Seinfeld.

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