Pubblicato da: miclischi | 6 giugno 2010

Noi italiani, noi slavi, noi ebrei

Moni Ovadia a Cascina. Nell’ambito della rassegna Metamorfosi, ecco lo spettacolo Senza confini – Ebrei e zingari.

Uno spettacolo incentrato sulla pluralità dei popoli, sulla discriminazione degli zingari anche sessantanni dopo i campi di sterminio, contro i nazionalismi (cancro della nostra epoca), ma soprattutto un omaggio alla musica zingara.

Tanta musica, tantissima. Infatti alla fine lo spettacolo risulta un po’ sbilanciato a danno della parola. Parola saggia e misurata, quella di Moni Ovadia, che non ci si stancherebbe mai di ascoltarla. Anche perché non grida mai: parla. La forza di quel che ha da dire sta in quel che dice, non nel volume della voce.  Anche quando lancia accuse e invettive lo fa con pacatezza. Con convincente pacatezza. Col solito cicìo in testa. Alla fine si rimane con la voglia di sentire ancora la sua voce, i suoi racconti, le sue semplici ma efficaci analisi della realtà.

Meno male che prima dello spettacolo, in un angoletto appartato del giardino del teatro di Cascina, Moni Ovadia ha rilasciato in diretta un intervista a una radio locale. Chi ha avuto la fortuna di assistere a quei pochi minuti di chiaccherata si è goduto la parola di Ovadia ancor più che nello spettacolo propriamente detto. E anche, a distanza ravvicinata, il suo sguardo, schivo e magnetico al tempo stesso.

La musica: fragorosa ed eccessiva, comme il faut. Molto coinvolgente quasi più da vedere che da ascoltare, con il decano Virgil Tanasache e tutti gli altri bravi ed affiatati musicisti. Un posto di rilievo, musicalmente e scenicamente, va al cymbalom, strumento a corde battute dalla grande versatilità e di grande presenza.

Una serata che insegna come si possa parlare di temi controversi di grande attualità come il razzismo, l’immigrazione, la questione mediorientale, la pochezza dei governanti e la grandezza di personaggi sconosciuti… solo con intelligenza. Senza presunzione né sguaiatezza, con grande acume e senso della Storia. Forse tanti frequentatori di talk show televisivi potrebbero prendere lezioni da Moni Ovadia. Forse, dopo tutto, non imparerebbero mai.

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