Pubblicato da: miclischi | 4 giugno 2010

Kodak Duo 620 Series II – bella e rara

Questa macchina fotografica mezzo formato 620 (4,5 x 6) era prodotta in Germania per il mercato americano. Dopo vari modelli e varianti, il top della gamma (con uno splendido telemetro) fu messo sul mercato nel settembre 1939, il che ne segnò le sfortune. Proprio in quel mese le truppe tedesche invasero la Polonia, e non deve essere stata un’occasione particolarmente propizia – entre autres – per l’esportazione di macchine fotografiche di fabbricazione tedesca negli Stati Uniti. Inoltre, come racconta splendidamente questa pagina del sito web della Kodak, la fabbrica Kodak AG/Nagel-Werk di Stoccarda fu riconvertita per produzioni belliche verso la metà del 1940. Pare siano stati prodotti solo duemila esemplari dell’ultimo modello della Duo 620.

Come sa bene chi si occupa di macchine fotografiche d’epoca, il formato 620 è una dannazione. Non tanto per la pellicola o per il formato (assolutamente gli stessi del film 120 – pellicola larga 6 cm e quindi adatta ai formato 6×6, 4,5 x6, 6×7, 6×9 e tutte le possibili varianti) ma per la dimensione dei “rocchetti” sui quali la pellicola è avvolta. L’asse è più sottile e – soprattutto – le teste del rocchetto sono più piccole rispetto al formato 120. In altre parole, risulta abbastanza complicato usare una macchina fotografica formato 620 con la moderna pellicola formato 120. In certi casi, come per la Kodak Duo, è proprio impossibile, perché la sede dei rulli proprio non è abbastanza grande da accogliere i rocchetti 120. Ci sono varie soluzioni, ma la più comune e alla fine anche la più comoda consiste nello srotolare la pellicola 120 dal suo rocchetto (al buio completo!) per riavvolgerla su un rocchetto 620. Qui c’è una dettagliatissima spiegazione e illustrazione di tutte le fasi dell’operazione, veramente ben fatta. E ce ne è proprio bisogno, di istruzioni dettagliate, perché l’operazione è tuttaltro che semplice.

La Kodak Duo serie II era a quei tempi, quando uscì, una macchina fotografica di alta gamma, sia per la qualità dell’ottica che per gli accorgimenti meccanici (il contapose e il telemetro, per esempio, oltre a una sicura contro le doppie esposizioni) ed era anche discretamente costosa. Scattare oggi un rullino di prova dà molte soddisfazioni, perché ci si accorge subito di avere tra le mani una macchina fotografica di grande stile.

Prima di tutto il telemetro (utilissimo visto anche che la scala delle distanze sull’obiettivo è in piedi e non in metri) e ben calibrato. L’immagine spezzata la si vede non in un mirino separato, come nelle prime Leica o nella nostrana Condor, ma in un quadratino in mezzo al mirino principale. Poi la ragionevole ergonomia dell’apparecchio,  la luminosità dell’obiettivo, il contapose che evita di sbirciare attraverso la finestrella sul dorso (che pure c’è…), e addirittura un sistema per evitare le doppie esposizioni. Quest’ultimo però si può rivelare come un’arma a doppio taglio. A parte l’impossibilità di aventurarsi in esperimenti creativi, il problema è che basta schiacciare il pulsante di scatto a metà (anche senza far partire l’otturatore) perché la foto risulti “fatta”, e quindi bisogna riavolgere il rullino prima di poter scattare di nuovo. Peccato. Anche perché i nikonisti (e non solo) che sono abituati per abitudine eterna a schiacciare a metà il pulsante per verificare l’esposizione, qui rimarranno scornati. Una volta deciso di scattare una foto bisogna decisamente premere il pulsante: sùbito e a fondo. Un atro problemino (ma ci si fa presto  l’abitudine):  prima di ripiegare il soffietto nel corpo macchina bisogna avere l’accortezza di riposizionare la ghiera della messa a fuoco in posizione “infinito”, altrimenti lo sportellino non si chiude. Prova e riprova, questo può risultare in danni alla meccanica o all’otturatore, quindi sarà bene ricordarselo sempre.

La prova: il piacere che che si prova maneggiando questa macchina è veramente entusiasmante. Si fa presto anche l’abitudine all’inquadratura verticale (ma non ci vuole niente a ruotare la macchina e mirare per una foto orizzontale) e ai comandi (incluso il caricamento dell’otturatore prima di ogni scatto). La resa  è risultata un soddisfacente, anche se con toni un po’ flou nei campi più luminosi. Ci vorrà una bella ripulita dell’obiettivo.

Per la cronaca 1: Le foto qui riprodotte sono state scattate con pellicola Fomapan 100 e sviluppate con fomadol 1+50. La scansione è stata fatta con un Epson Perfaction 1240U.

Per la cronaca 2: La pagina di camerapedia dedicata alla Kodak Duo passa in rassegna tutti i vari modelli, mentre quella di Pacific Rim presenta numerose informazioni e tantissime immagini.

Per la cronaca 3: Grazie a Angelo di Noceto!

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