Pubblicato da: miclischi | 14 maggio 2010

Vienna 42 anni dopo

Del viaggio sessantottino rimangono: la Pensione Quisisana, il Kunstistorisches Museum, il parco di Schömbrunn, il Ring e naturalmente la ruota del Prater.

La Vienna del 2010, un girovagare di qualche ora fra un treno e l’altro, sembra un fermento di attività (ricorda la Berlino degli anni ’90), costruzioni, ristrutturazioni, iniziative, cultura, musica, tanta gente in giro. Sarà la fortunata giornata piena di sole, ma la quantità di gente che si riversa nelle strade e nei parchi fa pensare a un finesettimana di vacanza estiva invece che a un giovedì d’aprile.

Per le strade tanta gente, tantissimi turisti. Ma anche tanti indigeni che si godono la temperatura mite e invadono i parchi per riposare, leggere, studiare, prendere il sole.

La mercificazione della musica ce la si ritrova a tutti gli angoli. Mozart è diventato un marchio che ben si adatta a tutte le esigenze, dai cioccolatini, al marchandising di ogni sorta.

Poi i musei. L’opportunità di passare una giornata scarsa a Vienna impone scelte dolorose. La consultazione della guida Lonely Planet non lascia scampo: se si vuole vedere un po’ di città e magari anche uno dei suoi straordinari musei è necessario pianificare per bene.

Questa volta è stato il turno del Leopold Museum. Ora, questo è uno dei tanti musei dell’omonimo quartiere (Museum Quartier), una specie di cittadella delle arti che, per l’appunto, è proprio al di là della strada dai due giganti gemelli: il museo di storia naturale e il Kunstistorisches. Roba che un po’ di qua e un po’ di là dalla strada ci si possono passare giorni e giorni.

Al Leopold Museum c’è la più grande collezione di opere di Egon Schiele, e già quella basterebbe a giustificare una visita in quegli ambienti enormi e ben illuminati, con finestroni che si affacciano sui tetti e sul piazzalone del Museum Quartier.

Nel piazzalone si accumulano frotte di persone giovani e meno giovani, austriache e d’altri paesi, a fare due chiacchiere, sorseggiarsi una birra (nel boccalone plastico vuoto a rendere) o a sentire i musici che a sprazzi si esibiscono dal loggiato.

Poi la metropolitana, che corre un po’ sopra e un po’ sottoterra. C’è una rete molto ben sviluppata e si arriva dappertutto.

E così, come spesso succede di passare solo qualche ora una città da scoprire, rimane la voglia di tornare.

Per la cronaca 1: La Pensione Quisisana esiste ancora! Qui c’è il sito web.

Per la cronaca 2: Una galleria di immagini viennesi si trova qui.

Orgia di pittogrammi per i posti riservati sulla metropolitana

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Responses

  1. Io non c’ero mai stata a Vienna e mi è capitato di andarci a fine ottobre. Ci sono stata anche vari giorni. I musei sono veramente notevoli e c’è davvero tantissima roba da vedere. Il quartiere del museo è bellino. In realtà è tutto bellino, e ben organizzato, però non so, la città mi ha lasciato un po’ così, forse un po’ troppo fredda e distaccata

  2. io invece ci sono da parecchi anni. Però (o per questo?) continuo ad avere l’impressione che ne ha ricavata “Sburk” (evidentemente in un tempo assai più ristretto).
    Che dire, i primi tempi, arrivando in aereo dall’Italia, mi sembrava di sprofondare nell’ovatta, o di essere sotto una campana di vetro sotto vuoto.
    Il Museumsquartier: prima erano le stalle imperiali, dei primi del ‘700. Praticamente demolite (e in parte ricostruite in cemento armato, per sembrare quello che erano una volta) negli anni ’90. La soprintendenza qui a Vienna ha un concetto di tutela del patrimonio architettonico un po’ diverso da quello a cui siamo abituati in Italia. Tanto che l’UNESCO ha più volte minacciato di cancellare il centro di Vienna dalle sue liste (non so se poi lo abbiano fatto).
    Per Michele, un’altra volta che viene qui, che si faccia vivo!


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