Pubblicato da: miclischi | 22 aprile 2010

Meloria amara

Torre e Faro della Meloria

E’ stata istituita l’Area Marina Protetta delle Secche della Meloria. La retorica non manca. Si rievoca smodatamente la battaglia della Meloria del 1284, fatale alle fortune della Repubblica Pisana. Ci sono sui giornali e sulle pagine web gli inni “cheap” alla protezione dell’ambiente marino (“la prateria di posidonia può prosperare in pace“), ma anche i dubbi di chi candidamente si domanda: “a che serve?”. In Italia i Parchi Nazionali e le Aree Marine Protette nascono come funghi un po’ dappertutto, salvo poi accorgersi che non hanno risorse o personale adeguato per il funzionamento, o che la loro istituzione non ha tenuto conto del contesto sociale e culturale del territorio. Un po’ come se bastasse fregiarsi con un numero adeguato di ettari di parco o riserva per poter sancire che l’Italia è un paese di naturalisti e che la cultura della conservazione ambientale è ampia e diffusa. Come se si potesse misurare l’anelito culturale di un popolo sulla base del numero di libri o di giornali che vengono stampati.

Insomma la Meloria. Due scogli (la torre e il faro) di fronte al porto di Livorno al margine sud di una estesa zona di bassi fondali (le “Secche della Meloria”,appunto) che si estendono verso nord fin quasi di fronte a Marina di Pisa, dove a segnalare il limite delle secche c’è un faro dipinto di bianco (lo “Ship”). Ecco, cuore della riserva (la zona proprio inaccessibile per regolamento) è quella attorno ai due scogli di fronte a Livorno.

Se qualcuno è passato da quelle parti in una calma giornata d’estate (magari su un traghetto per la Corsica o la Sardegna) avrà notato uno sciame scuro sul mare. Avvicinandosi si rivela qualcosa che ha dell’incredibile: una vera e propria miriade di natanti di ogni tipo: pochi o punti yacht da riccastri, ma tanti o tantissimi i gommoni, i gozzi, le barche inverosimilmente piccole delle famigliole livornesi, i canotti, le derive della scuola di vela e le lance, insomma, la nautica popolare. Quando si va al Salone Nautico di Genova si può pensare che la Nautica sia fatta di velieri d’altura con cuochi e cameriere e da megayacht con l’elicottero a bordo. Lì le barche di chi il mare lo tocca da vicino quasi non ci sono. Chi vuole capire davvero cos’è la nautica deve andare in Meloria una domenica d’estate. E’ lì che si coltiva e si tramanda la cultura della navigazione, della nautica, del mare. E’ lì che i babbi e i nonni insegnano alle nuove generazioni ad amare il mare e a rispettarlo; a remare, a salpare un’ancora, a fare un nodo parlato,  drizzare una vela e a recuperare un parabordo perso in mare. E’ li che si impara che il mare può anche far paura, quando un maestralino si trasforma in maestralone, o quando lo scirocco gira a libeccio. E’ lì che nasce e si sviluppano l’amore per il mare, e quindi la cultura del rispetto per l’ambiente e della conservazione della natura. Ma c’è qualcuno che immagina che questa cultura la si incoraggi meglio chiudendo la Meloria. Congratulazioni vivissime!

Il faro dello "Ship"

Che fine hanno fatti i processi partecipativi e le consultazioni con i “portatori d’interesse” con cui così spesso i sciacquano la bocca i nostri politici? Si torna all’approccio “top-down” così, come se nulla fosse? E perché? Davvero con finalità di conservazione, davvero perché la posidonia possa prosperare tranquilla? Non sarà che forse il deperimento della posidonia fu causato in primis dallo sversamento dei fanghi di dragaggio del porto di Livorno negli anni ’60 o ’70? (” il fondale sembrava la superficie lunare”, ricordano i subacquei di quei tempi).  E non potrebbe darsi che i danni causati dalle ancore dei gozzetti livornesi siano da considerarsi trascurabili a confronto di quelli causati dalla posa e l’interramento dei tubi per il rigassificatore?

Ma che importa? Vietare è più facile che regolamentare. Colpire gli svaghi dei marinai livornesi e pisani è di sicuro più facile che andare a sindacare sugli enormi interessi che ruotano intorno all’operazione rigassificatore. Con buona pace dei veri intenti di salvaguardia e conservazione dell’ambiente.

Per finire, la solita assurda e ingiustificata discriminazione dei confronti dei pescatori subacquei. Se vincesse la logica (ma quando mai?) sarebbe evidente a tutti che il prelievo ittico operato da un atleta che si immerge in apnea è irrilevante, se confrontato con quello di un cannista, o di un pescatore al bolentino o coi tramagli. Senza contare l’impossibilità oggettiva di catturare  pesci piccoli e piccolissimi. Un altro colpo a una categoria, quella dei pescasub, che coltiva giorno dopo giorno, tuffo tuffo, respiro dopo respiro, la conoscenza e il rispetto del mare.

Davvero, congratulazioni vivissime!

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Responses

  1. Bello l’articolo.
    E sono d’accordo, su ogni parola, e anche sul tono scocciato, che non se ne può più di queste stronzate.

  2. Bellisimo articolo.
    Volevo solo far presente.
    Sempre nelle zone di Livorno dove hanno fatto AMP della Meloria ci sono pescherecci che strascicano reti a pochi metri dalla costa alla vista di tutti, e, tutti lo sanno, ma nessuno dice niente.
    A Marina di pisa e al Gombo le reti sono praticamenti attacate alla scogliera (Frangiflutti), è pericoloso anche fare il bagno. (Anche lì nessuno vede niente)
    Però se la fauna marina diminuisce la colpa è del pescatore in apnea o del pescatore con la canna.
    O forse è dell’inquinamento del Porto, Scolmatore, Arno, Raffineria Agip e dello sfruttamento da parte dei pescherecci.
    VERGOGNA!!!


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