Pubblicato da: miclischi | 3 aprile 2010

Girasoli titubanti

Siamo in un ambiente pre-appenninico che richiama un po’ le vicende sociali e poliziesche gucciniane. La storia ruota attorno a un delitto nella ristretta cerchia di amici di paese, cui è venuta da poco ad aggiungersi la narratrice in prima persona. Relazioni familiari, relazioni umane, evocazione di storie passate e presenza pesante di storie presenti. E’ Girasoli, il piacevole romanzo d’esordio di Mariquita Zamperla.

C’è un carattere che forse accomuna molti scrittori esordienti, quelli che fanno circolare dattiloscritti o file elettronici fra gli amici, e che poi riescono a pubblicare: la smania descrittiva. Come se non fossero sicuri di spiegarsi bene, profondono eccessi di aggettivi qualificativi nello scrupolo di puntualizzare. Senza lasciare molto spazio di manovra al lettore, producono dettagli che spesso si avvicinano – per livello scientifico di definizione –  alla descrizione delle procedure di montaggio di un mobiletto dell’Ikea.

Sembra non sia sfuggito a questa trappola – almeno in alcune sue parti – neanche il romanzo Girasoli. Se si conducesse sul suo libro l’antica pratica dell’analisi strutturale, risulterebbe ridotto ai minimi termini l’elemento dialogico, si situerebbe in posizione mediana quello narrativo, e stravincerebbe per sproporzione quello descrittivo.

C’è un contrasto vistoso, poi, nel romanzo della Zamperla. Infatti a controbilanciare queste dettagliate descrizioni di luoghi, ambienti e persone, la caratterizzazione dei personaggi pare appena abbozzata. Anche la vicenda “gialla”, nel suo svolgersi, è quasi solo accennata. Ed è un peccato, perché il plot della storia e le forti notazioni caratteriali dei personaggi principali avrebbero permesso di realizzare un impasto molto più appetitoso.

Insomma,  i girasoli non decollano, sembra quasi che l’autrice abbia proprio tanto da dire, talmente tanto che non ci riesce appieno. Verrebbe voglia di dire: “ecco, ora un bel respiro profondo, concentriamoci sul Commissario e facciamone un bel personaggio pieno”. E così con altri personaggi, altre situazioni della storia. Con meno aggettivi e più sostanza; più ebbrezza creativa e meno àncore descrittive.

Il vero mistero del giallo, comunque, lo si trova nell’ultima frase del libro, che qui non sarà citata per non rovinare la suspence: si aprono nuovi orizzonti ai significati instrinseci e etimologici della parola entrambe. Leggere per credere. Ecco il vero enigma del libro, ecco la frase che, anche dopo aver finito la lettura, rimane in mente a rigirarsi alla ricerca di una soluzione al mistero, una soluzione che non c’è.

Nell’attesa che il prossimo libro della Zamperla sia propriamente un romanzo e non solo una pubblicazione (come recita la quarta di copertina), un’ultima parola di incoraggiamento: c’è ancora tanto da scoprire e valorizzare, in questa vena narrativa, e una virata decisa verso una prosa più essenziale potrebbe produrre risultati sorprendenti.

Mariquita Zamperla: Girasoli. Edizioni Albatros Il Filo, Roma 2010. 88 pagine, 12,50 Euro.


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