Pubblicato da: miclischi | 4 marzo 2010

Cippi Pitschen se ne va

Solo él tiene el derecho de tutearle a la mar

Cippi, per quelli del bimbaio del Bagno Gorgona, era il prototipo del personaggio esotico. Andava a piedi scalzi e ci spengeva le cicche per terra. Non c’era quasi mai, quando c’era portava una ventata di mari lontani e città da cercare sull’atlante di Selezione. Ma soprattutto era un marinaio. Leggendario, solcava i mari di tutto il mondo sulle sue navi svizzere.

Trabajadores del agua

que no se saben marear

La casa del Sor Nìccolo e della signora Yvette sul lungomare di Marina di Pisa accanto al Bagno Gorgona, modesti e riservati, si animava d’estate con l’arrivo dei figlioli. Chi dalla Svizzera, chi da Genova o da altri porti di mare, il Cippi dalle sue navigazioni intorno al mondo.

mirar ahí van, mirar ahí van,

los que en tierra firme no saben andar

Athos Bigongiali, quando scrisse il suo Le ceneri del Che, non aveva ancora incontrato Cippi. Ma scrisse su di lui, sulla sua casa e sulla sua famiglia, su suo padre con l’occhio di vetro, e sulle navi della Marina Svizzera, come se si fossero conosciuti da sempre.

y no hay suficiente vino para comprarle la sed

y busca un verdugo amigo y nadie lo quiere ser

Cippi che prima stava in cantina e poi stava in mansarda; alla fine si è sistemato nel mezzo. Cippi che – sua madre raccontava con orgoglio – aveva un telefono con una grande sfera di plexiglas bianco che si illuminava di rosso quando suonava. Così può rispondere al telefono anche quando ascolta il jazz con i suoi amici.

beben vino y no saben nadar

porque el destino no les quiso enseñar

Cippi fotografo. Scattò le prime foto con la Leica che gli prestò il vicino di casa (Leopoldo Nardi) amico di suo padre. Poi si innamorò della fotografia, un amore che lo accompagnò sempre. Ha fotografato tutto e tutti, in tutti i posti del mondo. Alla fine degli anni ’80 spedì agli amici di mezzomondo delle cartoline di Natale che erano foto sue fatte in India e stampate sull’ingranditore nella cabina della sua nave. Erano foto di fame e miseria, di angoscia e dolore. Alla faccia del Natale finto e consumistico.

masculinos como el viento

gruñidos en temporal

Nelle lunghe giornate di navigazione pensò bene di dedicarsi allo studio e alla ritraduzione critica dei classici cinesi. I Ching, il primo dei suoi lavori, rimane di una pura bellezza insuperata, soprattutto nei poemetti di ispirazione confuciana (ma di fattura completamente cippiana) che accompagnano ogni esagramma.

es orgulloso, es hombre de fe
era pescador antes de nacer

Navigava anche quando non usciva di casa, il Cippi. Fra le sue fotografie, i suoi quadri, i suoi libri, ma soprattutto fra i suoi pensieri. Parlava tutte le lingue del mondo e aveva amici dappertutto. Una enciclopedia vivente. Scovò anche, chissà dove e chissà come, il cantante basco Patxi Andion, e prima o poi salteranno fuori da qualche parte i fogliolini sbiaditi della sua macchina da scrivere elettrica portatile (prima dell’era del computer) con le sue traduzioni dei testi dallo spagnolo.

Que nadie levante un vaso,

que nadie se atreva a hablar,

que está pasando un marino,

que está pasando un borracho

Poi le scritte sui muri. Libri che contengono fotografie che ritraggono scritte sui muri che contengono messaggi. Se si potesse condensare la vita di un uomo in una sola parola, forse per Cippi si potrebbe usare la parola comunicare.

una mañana de marzo

poco antes de clarear

Una mattina di marzo 2010, poco prima dell’alba, e poco dopo aver compiuto 69 anni (qualcuno nel fargli gli auguri non ha potuto esimersi dal commentare: ber numero!) se ne è andato. Ma ci siamo abituati. Il Cippi parte sempre. Va in giro per luoghi lontani e misteriosi, naviga, e naviga e naviga per tutti i mari del mondo. Poi riappare e te lo ritrovi al Barrino. Se ne va, il Cippi, e ci lascia soli, con la sua immagine che si staglia nitida e indelebile

con toda la mar detras.

Qui c’è la canzone di Patxi Andion.

Una delle foto-cartoline di Cippi stampate a bordo: "Una pruata nella coda di un tifone", 1988.

"Una pruata nella coda di un tifone", 1988.

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Responses

  1. ciao Cippi,
    vai per i tuoi nuovi mari tranquilli, ma quest’estate, seduta sulla terrazza di Michele,lo so che mi aspettero’ lo stesso che tu ci chiami dal marciapiede, e che ti diremo di venirti a bere una birretta con noi. Ciao Cippi, ciao infanzia

  2. Il ricordo di Daniela è qui: http://timesis.wordpress.com/2010/03/04/cippi-per-me/

  3. Quando mi troverò a passar sotto la tua finestra inevitabilmente i miei ricordi focalizzeranno: le varie passeggiate con i miei figli su Marina; la grande festa della mia Laurea (aperta a tutti), festeggiata sulla spiaggia di Marina, dove abbiamo ballato fino alle cinque, con dopo una bella nuotata; i tuoi bei racconti di tanti viaggi, la tua parentela con mio marito e guarda coincidenza la cosa più bella, che mio figlio si chiami: “Claudio” come te!

  4. ciao cippi

  5. voce….sigarette…storie..barrino
    sopracciglia e vino.

  6. Si alzò vento fresco di mare; gli schizzi arrivavano alti quasi fino alle finestre mentre noi aspettavamo, chi da basso e chi altrove, di sapere quel che stava accadendo. Dalle prime ore del pomeriggio non si era sentito più nulla e ancora niente si riusciva a conoscere.

    Di Cippi nessuna novità, nessun rumore, niente di niente; era come se fosse andato via mentre invece si sapeva, dolorosamente si sapeva che era li di sopra, a tirare i dadi ogni momento per sapere se avrebbe vinto ancora, o no.

    Scorrevano tante figure, ognuno vedeva le proprie ruzzolare via con le folate di vento, con le ventate violente o meno brusche, rimbalzare sugli scogli e ricadere in mare, portate via dalla identica filama che da giorni ci stava spogliando tutti dell’affetto di un amico vero, antico, che della vita aveva fatto tempio e bordello, riso e dramma, di volta in volta sempre al suono delle note, eterne e stentatissime risate : come una milleccento ingrippata…

    Passarono i minuti, passarono le ore, e finalmente fu buio

    Successero poche cose

    Uno scrisse su un muro una frase che riassumeva la chiave di lettura della grandissima compagnia di amici che era esistita li intorno : ‘’ci si rivede quando torna Cippi ‘’, e gli parve d’avere fatto il suo; riuscì solo, in realtà, a scavare ancor di più nei recessi dolorosi, e a fare schizzare più fuori ogni cosa che ancora si annidava tra le pieghe della carità che ognuno faceva a se stesso di dimenticare quanto, quante volte, dove e come era stato inginocchiato sul pavimento morbido della mansarda affacciata sul mare a raccontare all’amico di sempre un dolore, una gioia o una follia bevendo vino rosso.

    Ce n’era per tutti, di vino e di tempo, pareva che entrambi non finissero mai, non avessero a finire mai, e allora giù un’altra notte bianca a fotografare, a concionare, a gustare musiche che tendevano i nervi o abbassavano il tono, o semplicemente risvegliavano una sopita poesia che tra le parole di Sartre schizzava fuori come veleno, ma così forte, ma così dolce!

    Le foto, i dischi, le poesie, le cose scritte sul muro, gli appunti attaccati al frigo, i disegni impastati sulla finestra e fotografati, la calce bianca dei muri graffita, le sculture di Bisso, i suoi quadri, il tavolo di Casigliani, i libri comprati sul lungo Senna, le foto di Dalì, le istantanee del carnevale di Rio di un anno lontano, le scritte sui muri, i delfini, le ruggini gli ori e i bronzi di un cantiere, un nudo di donna che ‘’pare Kiki de Montparnasse ma vive a Livorno’’, le pietanze inventate li per li erano tutto insieme il suo modo di illudere gli amici della eternità leggera della vita, della immanenza del desiderio, della povertà della ragione e della intensità della follia, del sentimento e dell’amicizia.

    Di quella in verità poca glie ne mancò, tantissima ne offrì, e a parte qualche damino il resto se ne dissetò copiosamente.

    Ma il vivere, così come viveva malgrado tutto e come una offesa alla ragione finiva una sera, come un tramonto d’estate ai tropici : si spense la luce, e fu notte.

    Quella notte i vecchi, ma proprio i più vecchi di Marina, giurarono d’avere visto Ferrer e Cirulì che richiamati da un rumore di spruzzi si avvicinarono a casa di Cippi dove, più addolciti che meravigliati ( gente di mare, niente la stupisce ) osservarono il salto di un delfino, nella mezza luce della luna, tra la risacca lungo la scogliera in Via Crosio.

    Poi, quello, fatta una capriola nell’acqua si allontanò in una scia luminescente.

    Torna a volte, per trovare gli amici e riunirli ancora tutti.

  7. Ciao Cippi…

  8. Cippi lo conoscevo appena,sfiorato e apprezzato nelle mie tante visite a marina,passava sul marciapiede del lungomare e un alone sembrava lo seguisse, come la nuvoletta di schroeder di schulz.
    Ora,leggendo di lui, mi accorgo di averlo conosciuto negli atteggiamenti di michele,che evidentemente tanto di lui ha dentro.
    Buon viaggio

  9. Ciao Cippi,
    mi ricordo del tuo letto ad acqua… era cosi pesante che avevi dovuto rinforzare il solaio della mansarda… c’ho anche dormito… si fa per dire perchè mi è venuto il mal di mare…mi ricordo anche dei tuoi agli sottaceto… che ne mangiavi così tanti che poi ti tagliavano le gambe….
    un giorno mi racconterai di questo nuovo viaggio…

  10. Cippi..lo vedi?Scrivo anch’io su internet! E tu sapevi,tu sai,come io mi pongo davanti a questo mondo quando si tratta di parlare di sentimenti,emozioni..Ma voglio farlo per te e sarà l’unica volta.Leggo di persone che ti hanno conosciuto per un attimo e di altre per la vita,ed ognuno di loro mi ha fatto del bene e del male,era come se ciascuno di loro mi portasse via un pezzettino di te,ma poi ho rivissuto i nostri 10anni di vita insieme e ho capito di sbagliare,e ti voglio ricordare ora e sempre con questa poesia…Dov’era l’ombra,or sè la quercia spande morta,nè più coi turbini tenzona.La gente dice:or vedo era pur grande!
    Pendono qua e là dalla corona i nidietti della primavera.La gente dice:or vedo,era pur buona!
    Ognuno loda,ognuno taglia,ognuno col suo grande fascio va.Nell’aria un pianto.. d’una capinera che cerca il nido che non troverà.(G.Pascoli)

  11. bello bello bello quello hai scritto

  12. Bel post, michele, forse il più bello che ho letto nel tuo pur splendido blog. Un ricordo all’altezza del personaggio, ne sarà contento

  13. “On the Road”, my old friend,
    always on the road….
    See you on Bleecker Street
    sometime soon…..

    Mauro

  14. Si alza ancora il vento, ogni sera; non affoghiamo più nel dolore del primo giorno ma ci fa ancora male continuare a parlar di te. Sentiamo ancora attorno quanta umanità hai gettato nel vento e per tutti, con la generosità dell’animo tuo adolescente

    amico perduto….

    ”non ti accorgi mai di avere un amico
    ma quando lo perdi
    quando scompare
    finisce con lui il senso di certe cose”.

    Non ho sofferto in modo così violento per tantissimi anni, credo dalla morte di mio padre. E pensare che pur nati diversi e vissuti diversamente ci regalavamo sfottendoci momenti delle nostre reciproche diversità cercando di non perdere, l’uno dall’altro, la goccia di fantasia più pura e sconcertante che, dai e dai, alle 2, le 3 o le 4 del mattino saltava fuori, sempre, bastava aspettare l’ora, che il gioco ci portasse a parlare, con l’uso incosciente di follia, di ogni follia percepibile attorno. Con l’intensità di quei momenti ci siamo spesi la gran parte della vita, i quanti non so sulla moquette blu in mezzo alle cose di Renato, ai tuoi dischi ed alle fotografie.

    Una volta o l’altra, da qualche parte, ci incontreremo; chi vede l’altro per primo faccia cenno per un bicchiere e son certo che qualcuno da canzonare si trova, da qualche altra parte, tra le parole del racconto del viaggio.

    Pensavo ieri, amico mio, che hai regalato a mia figlia il nome che tu avevi scelto per la tua che non hai avuto; grazie anche di questo, e viaggia in pace.

    Ti abbraccio, per me e per tutti gli altri che ti tengono stretto in una piega del ricordo, in un gesto ripetuto: è’ il momento di smetter di soffrire per consentirti ( così mi insegnano taluni ) di staccarti e riposare.

    … tre volte, e poi addio …

    Saf

  15. Eccoci qui Cippi, è passato un mese esatto dalla tua partenza, l’ultima, e mi girano ancora un pò le palle…..credo tu capisca il concetto.
    Non è giusto che tu non ci sei più; non ci vedevamo tanto spesso ma quando vedevo la tua chiamata sul cellulare la cosa mi rendeva felice perchè sapevo che qualunque fosse il motivo ci saremmo incontrati e avremmo fatto una bella chiaccherata; qualunque fosse l’argomento farlo con te era sempre un piacere.
    Vedo che qui sono state scritte cose bellissime su di te, veramente, e questo offre la misura di quello che tu sei stato e, mi fa piacere crederlo, sei ancora, dovunque tu sia.
    Conservo ancora, in un barattolo che tengo sul mobile di cucina, una dozzina dei tuoi famosi agli sott’aceto che mi hai dato prima di Natale ma, credimi, non voglio mangiarli; voglio tenerli come ricordo, semplicemente.
    Comunque ho già chiesto ad Eleonora che vorrei qualcosa di tuo da tenermi che non sia così deperibile come gli agli….
    Resta il fatto che per me, ma certamente per tutti coloro che hanno passato anche solo cinque minuti con te, sarà impossibile dimenticarti.
    Ci vediamo Cippi, stai sicuro che da qualche parte ci rivedremo; magari, come diresti certamente tu, senza furia eh……..

  16. raccogliendo il desiderio di tanti amici ho decido di organizzare una cena amarcord del cippi in un ristorante di livorno di gabriele lorenzi (pianista della formula 3 ) il 6 maggio…..
    chi vuole puo confermare la sua partecipazione sulla mia pagina di face book o su quella di cippi.
    la stanza non è grandissima….
    ciao
    maurizio

  17. a tutti

    non trovo più il sito di cippi

    notizie in merito ??

    saf

  18. Caro Cippy, che dire…..ho saputo solo oggi….quanto hai fatto sognare…con la tua cantina piena di oggetti rari, di musica mai sentita, degli anedotti della tua famiglia svizzera, degli amici….erano gli anni 60….eravamo tutti giovani e belli, ma tu eri già andato per il mondo e già stavi scalzo e con la macchina fotografica…..grazie della tua amicizia
    Michela Radogna

  19. il delfino è tornato
    gli amici si vedranno a breve

    solito posto

    Saf

  20. […] Nei dolorosi giorni della scomparsa di Cippi Pitschen – son già passati oltre quattro anni – si pensò “naturalmente” a una canzone di marinai per accompagnare poche parole di commiato (qui). […]

  21. Ciao Cippi


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