Pubblicato da: miclischi | 10 gennaio 2010

Melania Mazzucco: ritorno al passato

La poetessa Sylvia Plath ebbe vita breve e difficile. Morì suicida a 31 anni nel 1963 e la maggior parte dei suoi lavori fu pubblicata postuma. Nella raccolta The Colossus c’è la poesia Black Rook In Rainy Weather (Corvo nero in tempo piovoso) che si conclude con questi versi:  I miracoli avvengono, / se vogliamo chiamare miracoli quegli spasmodici / scherzi di radianza. Ricomincia l’attesa, / la lunga attesa dell’angelo, / di quella rara, aleatoria discesa.

Melania G. Mazzucco presenta questi versi alla fine del suo libro – per l’appunto – La lunga attesa dell’angelo. Grande, grandissima autrice di romanzoni storici ad altissimo livello di coinvolgimento del lettore nelle vicende umane e storiche, oltre che nei luoghi, nelle situazioni e anche nelle intime passioni dei suoi personaggi, la Mazzucco aveva fatto un’escursione nella contemporaneità con il suo Giorno Perfetto, da cui fu tratto anche un film decente. Ma finalmente si è rituffata nel passato, con grande gioia dei suoi appassionati lettori che amano sprofondare nei gorghi delle sue atmosfere. Melania Mazzucco ha inventato la macchina del tempo e accompagna i suoi lettori nei suoi vividissimi viaggi nel passato.

Nel romanzo La lunga attesa dell’angelo del 2008 la scrittrice ci tele-trasporta nella Venezia della seconda metà del ‘500. Ai tempi della battaglia di Lepanto e della morte di Tiziano, di Filippo secondo di Spagna e della floridissima oltre che serenissima Repubblica Veneziana. Fu anche il tempo di Jacomo Robusti, detto il Tintoretto. E i quindici capitoli del libro ripercorrono gli ultimi quindici giorni di febbre del Maestro che aspetta la morte, nella lunga attesa dell’Angelo.

Secondo la tecnica che fu cara a Dominique Fernandez nel suo Nella mano dell’Angelo (!) l’autobiografia del protagonista viene “raccontata” con fare colloquiale a una terza persona, non direttamente al lettore. Ma se nel caso del Pasolini di Fernandez il protagonista si rivolgeva a Gennarino, archetipo del giovinetto napoletano, puro folle destinatario dell’eredità del poeta massacrato all’idroscalo, il Tintoretto si rivolge direttamente a Dio per ripercorrere, in un doloroso altalenare fra i deliri febbricitanti del presente e la lucidissima memoria del passato, tutta la sua vita. Ma nel raccontare la sua vita si fa da parte, rinuncia al suo ruolo di protagonista, Jacomo Robusti, per elevare a vero fuoco dell’attenzione la figlia Marietta, lei così amata, vera ragione di vita e di orgoglio, di passione e di dolore.

Autoritratto di Marietta Robusti detta la Tintoretta, Firenze, Uffizi

Entra in scena fin da subito, Marietta, e si sovrappongono durante tutta la narrazione questi sentimenti contrastanti del vecchio genitore: la sensazione precisa della morte che si avvicina, e la presenza viva della figlia perfetta, la sola vera scintilla guizzante di vita nell’esistenza del pittore. Macché gloria, macché magnificenza delle tele dipinte in tutta Venezia, macché maestro finalmente affermato dopo la morte di Tiziano: la gioia vera, nei suoi ultimi giorni, il Tintoretto la rivive nell’amore perfetto che ha condiviso con la figlia; e la tragedia vera non la vive nella propria morte, bensì nella morte prematura di Marietta, vissuta e rivissuta ancora come una tortura infinita.

Non è un libro triste, questo. La bellezza della narrazione e della parola, questi periodi che scorrono via fluidi come cascatelle d’acqua fresca, prevalgono sull’atmosfera di morte che pur pervade tutta la storia. Così come i miasmi della fradicia Venezia e degli spurghi delle fogne che avvelenano la laguna non riescono a turbare le limpide ed odorose immagini dell’amore condiviso con Marietta.

Una ragazzetta che si veste da uomo, che lavora come garzone del pittore, che sfida le convenzioni sociali, che lotta per la propria indipendenza e per l’affermazione delle proprie aspirazioni. Eccolo qui, il vero personaggio mazzucchiano.

Non si può non pensare a Dominique Fernandez, leggendo la Mazzucco; mutatis mutandis, entrambi gli autori hanno la straordinaria capacità di evocare le vicende umane e personali nei contesti storici e geografici più disparati. E come Fernandez ha esplorato l’arte nelle sue più varie espressioni, come elemento intorno al quale scorrono le storie dei suoi personaggi, così ha fatto la Mazzucco. Anche lei ci ha resuscitato nei suoi romanzi atmosfere passate che ruotano intorno all’arte e all’iconografia: inzia Il bacio della Medusa con la fotografia, ripercorre sempre la letteratura, accarezza l’arte figurativa di Baltus e del Tintoretto, esplora le testimonianze giornalistiche e di viaggio di Lei così amata, addirittura il mondo del graffito urbano nel Giorno perfetto…  Verrà forse un giorno in cui il teletrasporto ci porterà in una sala da concerto o nel coro di una chiesa, nella famiglia di un musicista o di un costruttore di strumenti musicali? Come nel Tribunale d’onore di Fernandez, dove si ripercorrono con stile cronistico gli ultimi giorni di vita di Ciaikovski, la prima esecuzione della sesta sinfonia e la condanna a morte del musicista. Gli ammiratori della Mazzucco aspettano pazientemente, non importa se si tratterà di una lunga attesa.

Melania G. Mazzucco, La lunga attesa dell’angelo. Rizzoli, 2008. Pagine 420, Euro 21,50.

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Responses

  1. Salve. Vorrei segnalare, se può interessare, che è online l’intervista che Melania Mazzucco ha rilasciato in esclusiva al nostro blog http://leragazze.wordpress.com


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